TEST SULLA DEPRESSIONE POST-PARTUM

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La Scala di Edimburgo aiuta la paziente ad orientarsi nel valutare la possibile presenza di sintomi depressivi post-partum, sebbene non sostituisca in nessun modo l’anamnesi medica di uno specialista. Non serve a fare diagnosi, si limita a individuare un rischio.

 

Nelle ultime due settimane:

1. Sono stata in grado di ridere e vedere il lato divertente delle cose

Come al solito 0

Non proprio come al solito 1

Quasi mai 2

Per niente 3

 

2. Mi sono posta in modo positivo verso gli eventi

Come al solito 0

Un pò meno del solito 1

Assolutamente meno del solito 2

No, per niente 3

 

3. Mi sono sentita colpevole senza motivo quando le cose non andavano bene

Raramente o mai 0

Qualche Volta 1

Spesso 2

Quasi sempre 3

 

4. Sono diventata ansiosa o preoccupata senza un buon motivo

Raramente o mai 0

Qualche Volta 1

Spesso 2

Quasi sempre 3

 

5. Mi sono sentita spaventata o nel panico senza un buon motivo

Spesso 3

Qualche volta 2

Non molto 1

Mai 0

 

6. Mi sono sentita sopraffatta dalle cose che accadevano

Sì, il più delle volte non sono in grado di affrontarle 3

Sì, talvolta non le affronto bene come al solito 2

No, il più delle volte le ho affrontate piuttosto bene 1

No, le ho affrontate bene come sempre 0

 

7. Sono così infelice che ho delle difficoltà a dormire

Sì, la maggior parte delle volte 3

Sì, qualche volta 2

Talvolta 1

No, non mi sembra 0

 

8. Mi sono sentita triste o avvilita

Sì, la maggior parte delle volte 3

Sì, frequentemente 2

Talvolta 1

Mai 0

 

9. Sono così infelice che ho pianto

Sì, la maggior parte delle volte 3

Sì, frequentemente 2

Occasionalmente 1

Mai 0

 

10. Il pensiero di farmi del male mi è venuto in mente

Abbastanza spesso 3

Qualche Volta 2

Quasi mai 1

Mai 0

 

Se il punteggio ottenuto è superiore a 12 il rischio di depressione post-partum non deve essere trascurato.                  E’ opportuno consultare uno specialista.

TEST REPERITO SUL WEB

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

DISTURBI DELLA PERSONALITA’

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Disturbi di personalità

E’ uno dei 15 Gruppi di disturbi psichiatrici riconosciuti dal DSM IV. Il disturbo di personalità rappresenta un modello di esperienza interiore e di comportamento che devia marcatamente rispetto alle aspettative della cultura dell’individuo, è pervasivo e inflessibile, esordisce nell’adolescenza o nella prima età adulta, è stabile nel tempo, e determina disagio o menomazione. I disturbi di personalità a loro volta si suddividono in:

disturbo paranoide di personalità è un quadro caratterizzato da sfiducia e sospettosità, per cui le motivazioni degli altri vengono interpretate come malevole.

disturbo schizoide di personalità è un quadro caratterizzato da distacco dalle relazioni sociali e da una gamma ristretta di espressività emotiva.

disturbo schizotipico di personalità è un quadro caratterizzato da disagio acuto nelle relazioni strette, distorsioni cognitive o percettive, ed eccentricità nel comportamento.

disturbo antisociale di personalità è un quadro caratterizzato da inosservanza e violazione dei diritti degli altri.

disturbo borderline di personalità è un quadro caratterizzato da instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e degli affetti, e da marcata impulsività.

disturbo istrionico di personalità è un quadro caratterizzato da emotività eccessiva e da ricerca di attenzione.

disturbo narcisistico di personalità è un quadro caratterizzato da grandiosità, necessità di ammirazione, e mancanza di empatia.
disturbo evitante di personalità è un quadro caratterizzato da inibizione, sentimenti di inadeguatezza, e ipersensibilità ai giudizi negativi.

disturbo dipendente di personalità è un quadro caratterizzato da comportamento sottomesso e adesivo legato ad un eccessivo bisogno di essere accuditi.

disturbo ossessivo-compulsivo di personalità è un quadro caratterizzato da preoccupazione per l’ordine, perfezionismo ed esigenze di controllo.

Per definizione, un disturbo di personalità è un modo costante di pensare, sentire, e comportarsi relativamente stabile nel tempo.

* American Psychiatric Association (2000). DSM-IV-TR Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders , Fourth Edition, Text Revision. Edizione Italiana: Masson, Milano.

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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TERAPIE PER LA DEPRESSIONE

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La terapia della depressione varia a seconda della gravità degli episodi depressivi. Nei casi più lievi può bastare la sola psicoterapia. Man mano che gli episodi depressivi aumentano e si aggravano diventa necessaria anche l’assunzione di farmaci. Se sono presenti idee di suicidio è necessario rivolgersi subito ad un professionista del settore. Accenneremo in questa pagina alla psicoterapia della depressione ed alle diverse metodologie psicoterapeutiche.

Psicoterapia della depressione

La psicoterapia è un trattamento utile ed efficace nel trattamento della depressione sia da sola che in associazione a terapie farmacologiche. La psicoterapia può essere utile quando:

  • Il soggetto ha risposto positivamente ad una precedente psicoterapia
  • E’ disponibile un terapeuta esperto ed addestrato
  • Ci sono controindicazioni mediche all’assunzione di farmaci
  • Il soggetto preferisce un trattamento psicoterapeutico ai farmaci e la sua depressione non è grave e non presenta sintomi psicotici.

Nella maggior parte dei casi le psicoterapie indicate per la depressione hanno come bersaglio i sintomi depressivi (terapie cognitive o comportamentali) o problemi interpersonali o psicosociali correlati alla depressione (terapia interpersonale), hanno efficacia pratica simile fra loro ed oltre il 50% dei soggetti trattati con la psicoterapia da sola stanno meglio.Tutte le psicoterapie di dimostrata efficacia sono: limitate nel tempo, focalizzate sui problemi attuali, hanno come obiettivo iniziale e principale la risoluzione dei sintomi piuttosto che un cambiamento della personalità.

Psicoterapia comportamentale.

La terapia comportamentale pone attenzione in particolare sul miglioramento delle abilità sociali e di quelle di comunicazione e sulla diminuzione delle esperienze di vita negative o spiacevoli. Un programma di terapia comportamentale prevede tecniche per cambiare i comportamenti e monitorare le attività quotidiane. Questi tipi di programma prevedono un aumento progressivo della difficoltà delle attività che il paziente deve compiere ed aiuta ad identificare soluzioni comportamentali alternative a modelli di comportamento controproducenti. In generale studi scientifici ben eseguiti e adeguatamente controllati hanno dimostrato l’efficacia della terapia comportamentale nel trattamento della depressione. Tuttavia spesso la terapia comportamentale non riceve l’attenzione che merita e alcuni clinici non riconoscono l’efficacia dei trattamenti basati sull’utilizzo esclusivo di tecniche comportamentali.

È stato dimostrato che depressioni poco gravi rispondono in modo positivo ad alcune tecniche di tipo comportamentale quali:

Pianificazione e registrazione di attività piacevoli.

Le persone depresse spesso si trovano a perdere interesse per l’ambiente che li circonda e per le diverse attività. In seguito a ciò interrompono tali attività e si ritirano a livello sociale. Questo comporta un duplice effetto: la persona non può più godere degli effetti antidepressivi legati al fatto di compiere delle attività e si priva altresì della possibilità di trarne godimento e di provare piacere. Inoltre, una persona socialmente isolata viene lasciata a se stessa a pensare alla propria infelicità, rinforzando in questo modo il proprio punto di vista riguardo alla situazione in cui si trova. L’elenco degli eventi piacevoli comprende una serie di attività: si tratta di elaborare una scheda giornaliera in base ad attività che precedentemente piacevano al soggetto e nel fare un programma per praticarle. Alcuni ricercatori hanno provato che questo esercizio svolto regolarmente è efficace per la risoluzione di una depressione leggera.L’attività fa sentire meglio e distrae dai problemi e pensieri negativi, l’attività è di stimolo a fare di più e più l’individuo fa più si sente meglio, inoltre l’attività migliora la capacità a pensare con chiarezza..Nonostante questi vantaggi risulta spesso molto difficile ai soggetti depressi aumentare i livelli di attività a causa dei loro pensieri pessimistici e negativi; essi possono pensare “non mi piacerà”, “è troppo difficile” ecc.Il coinvolgimento dei familiari può essere utile per superare queste difficoltà aiutando a pianificare le attività, ricordando il programma e dando incoraggiamento nonché partecipando alle attività stesse.

Problem solving strutturato

Gli individui depressi spesso fanno più fatica a concentrarsi e perciò anche la soluzione di piccoli problemi di vita può rivelarsi molto difficile. Spesso la depressione e la sensazione di essere senza speranza sono così gravi e persistenti che gli individui possono convincersi che non vi sia soluzione ai loro problemi, I soggetti che hanno questi vissuti sono fortemente a rischio di suicidio. Alcuni ricercatori hanno proposto un modello che correla lo stress ai comportamenti suicidari; questo modello suggerisce che gli individui incapaci di pensare in modo flessibile e di ricercare in modo efficace la soluzione dei problemi quando vanno incontro ad alti livelli di stress, sono incapaci di affrontare i problemi e facilmente si sentono senza speranza e pensano al suicidio come soluzione.

Lo scopo del Problem Solving consiste perciò nel fornire all’individuo un metodo sistematico ed efficace per affrontare e risolvere i problemi di vita quotidiana.

L’uso di questa tecnica non è riservato agli episodi di stress e depressione ma può essere utilizzato nella vita quotidiana aiutando a prevenire difficoltà e stress che potrebbero favorire nuovi episodi psicopatologici.

Numerose ricerche hanno dimostrato che il Problem Solving Strutturato è un trattamento efficace nei depressi e negli individui a rischio di suicidio. L’incremento dell’abilità nel risolvere i problemi ha dimostrato di ridurre la depressione, le sensazioni di solitudine e di disperazione e di aumentare la percezione di autocontrollo; tutti questi fattori sono correlati al rischio di suicidio e perciò cambiamenti positivi di questi aspetti possono ridurre il rischio di suicidio.

Il metodo “a sei-tappe ” del problem solving strutturato.

Il processo del problem solving prevede le seguenti fasi:

Identificazione del problema
Dare una chiara definizione del problema o dell’obiettivo che si vuole raggiungere è un passo di fondamentale importanza nel problem solving. La definizione del problema o dell’obiettivo aiuta a focalizzare il pensiero sul risultato concreto che si desidera ottenere ed a ridurre la possibilità di andare fuori strada. Inoltre definire in modo chiaro il problema o l’ obiettivo renderà più facile riconoscere quando esso sarà stato raggiunto o risolto.In questa tappa del problem solving vengono proposte alcune regole che aiuteranno a definire problemi e obiettivi:

Considerare soltanto un problema alla volta. Se durante una sessione di problem solving emergono altri problemi essi dovranno essere affrontati in una sessione successiva.

Evitare di cercare di risolvere il problema a livello di questo stadio iniziale: ciò ti potrebbe portare fuori strada.

Applicare i principi di pianificazione dell’obiettivo.

Generazione di soluzioni mediante brainstorming

Il brainstorming è un metodo mediante il quale gli individui propongono una svariata serie di soluzioni alternative al problema. Piuttosto che provare a pensare alla soluzione migliore o ideale l’individuo può elencare qualsiasi idea gli passi per la mente, incluse quelle che gli sembrano poco utili o addirittura assurde. Occorre incoraggiare i soggetti ad usare la propria immaginazione. Anche se una soluzione all’inizio può sembrare ridicola, l’idea può aiutare a trovare soluzioni migliori di quelle che appaiono più ovvie. In questa fase del problem solving le soluzioni non vengono discusse, ma vengono solo elencate.

Valutare le soluzioni.

Questa fase prevede una breve discussione dei vantaggi e degli svantaggi di ciascuna soluzione. Non è necessario scrivere ogni singolo punto, ma semplicemente scorrere velocemente la lista delle soluzioni prendendo nota dei punti di forza e di debolezza di ciascuna. Nessuna soluzione sarà perfetta poiché ogni buona idea avrà anche alcuni difetti, per esempio richiederà tempo o denaro o capacità che gli individui non hanno in quel momento. Inoltre anche le peggiori idee presenteranno comunque alcuni vantaggi. Per esempio possono essere facili da applicare, ma non risolvere realmente il problema nel lungo periodo.

Scegliere la soluzione ottimale

Lo scopo di questa fase consiste nello scegliere la soluzione o combinazione di soluzioni che risolveranno il problema o raggiungeranno l’obiettivo. Nella maggior parte dei casi è utile che l’individuo scelga una soluzione che possa essere facilmente messa in pratica anche se questa soluzione potrebbe non essere la soluzione ideale. È importante che gli individui possano iniziare a migliorare. Sebbene il problema possa non essere risolto immediatamente la soluzione può comunque aver fatto ottenere un risultato positivo e quello che si è imparato da questo primo tentativo può essere utile per la seconda occasione. Questo approccio è preferibile rispetto a scegliere una soluzione destinata a fallire perché chiaramente troppo ambiziosa.

Preparare un piano.

Preparare un dettagliato piano d’azione aumenta di molto la possibilità che il problema venga risolto. Anche se la soluzione prescelta è eccellente, essa non sarà di alcuna utilità se non viene messa in pratica. La più comune ragione di fallimento è la mancanza di un piano di azione. È perciò necessario che gli individui spendano un po’ di tempo per questa fase di pianificazione. È utile che il piano di esecuzione abbia risposto ad alcune domande di base:

  • L’individuo ha tutte le risorse necessarie (per esempio tempo, denaro, abilità) o può fare ricorso ad un aiuto esterno?
  • L’individuo ha ottenuto l’accordo a collaborare delle altre persone a cui è rivolto il piano?
  • Tutti quelli che sono coinvolti nel problem solving sanno esattamente che cosa devono fare e quando farlo?
  • Sono state prese in considerazione tutte le possibili difficoltà?
  • È stato previsto che cosa fare per affrontare le difficoltà previste?
  • Ci si è esercitati sulle parti più difficili del piano (per esempio fare le telefonate o preparare un discorso)?

Sono state riviste tutte le fasi del piano? Se il piano coinvolge molte persone è utile nominare un coordinatore che verifichi i progressi e le difficoltà e ricordi agli altri le cose che devono fare.

Questa parte del piano prevede che ciascuno abbia dato prima il suo accordo su cosa dovrà fare e sappia che gli verrà ricordato.

Verifica del piano.

Il problem solving è un processo continuo poiché spesso i problemi non vengono risolti né gli obiettivi raggiunti al primo tentativo. Non tutte le possibili difficoltà ed ostacoli possono venire previste e così verifiche periodiche sono necessarie per affrontare difficoltà inattese. Potrebbe essere necessario cambiare alcune cose da fare o altre dovranno essere aggiunte. È anche importante lodare tutti gli sforzi che sono stati fatti, ricompensare tutti coloro che sono stati coinvolti nel lavoro che è stato fatto facilita il fatto che il processo venga attuato e che i problemi vengano risolti in futuro.

Quando la cose non vanno come è stato previsto è utile:

  • Chiedersi che cosa è andato storto
  • Chiedersi che cosa è andato bene
  • Chiedersi quali strategie alternative potrebbero essere usate

Incoraggiare gli individui a riconoscere e ad esprimere il loro disappunto, ma non permettere che il disappunto si trasformi in una catastrofe

Le difficoltà sono generalmente dovute ad una inadeguata strategia di pianificazione piuttosto che a incapacità delle persone. Ciascuno fa il meglio che può fare.

Considerare ogni tentativo un successo parziale piuttosto che un fallimento

Considerare un successo parziale come un esercizio pratico e un’utile esperienza di apprendimento

Incoraggiare l’individuo a provare ancora il più presto possibile.

Psicoeducazione

Fornire informazioni sulle malattie mentali ai pazienti ed ai loro familiari è una caratteristica fondamentale di tutti i buoni programmi che si propongono di trattare in modo efficace un disturbo mentale .

Se i soggetti non conoscono il disturbo di cui soffrono ed i trattamenti per curarlo faranno molta fatica a seguire qualsiasi programma di trattamento e ad affrontare con successo il loro disturbo. L’educazione fornisce le conoscenze di base che aumentano le capacità dell’individuo di controllare il suo disturbo; questo aiuta a ridurre i sentimenti di disperazione e aumenta il senso di benessere.

In particolare sono importanti le seguenti informazioni:

  • La depressione è una malattia, non un segno di debolezza o di difetto del carattere.
  • Informazioni sulle cause e la prognosi del disturbo.
  • La guarigione è la regola e non l’eccezione.
  • Ci sono molti tipi di trattamento efficaci.
  • L’obiettivo del trattamento è stare bene.

I tassi di ricaduta sono abbastanza alti: il 50% dei soggetti che hanno avuto un episodio di depressione avranno un nuovo episodio, il 70% di chi ha avuto 2 episodi avrà un nuovo episodio e il 90% di chi ha avuto 3 episodi ne avrà un altro.

Il paziente ed i familiari devono essere addestrati a riconoscere i segni precoci di una eventuale ricaduta che possono comprendere: cambiamenti del sonno, diminuita concentrazione, perdita di energia, irritabilità, riduzione degli abituali interessi, calo dell’umore.

Fornire informazioni sui diversi tipi di trattamento disponibili (farmaci, psicoterapia, ECT) e le loro caratteristiche (effetti collaterali, costi, durata)

Una scheda contenente informazioni utili migliora la l’utilizzo corretto e regolare dei farmaci, essa deve contenere le seguenti istruzioni:

  • Prendi i farmaci tutti i giorni
  • Non sospendere le terapie senza avvertire il medico
  • Gli effetti collaterali sono in genere sopportabili e indicano che il farmaco sta facendo effetto, chiama il medico se sono esagerati
  • Ricorda che normalmente sono necessarie 2-3 settimane prima di sentirsi meglio.
  • Non sospendere i farmaci quando inizi a sentirti bene o la depressione potrà tornare.

Insegnamento di tecniche di rilassamento

Molti individui depressi hanno anche problemi significativi di ansia; in questi casi è utile insegnare loro metodi non farmacologici per ridurre l’ansia.

Un metodo molto efficace se se utilizzato in modo adeguato e regolare è il rilassamento muscolare progressivo.

5.Addestramento all’assertività e miglioramento delle abilità di comunicazione

Abbiamo visto che ai soggetti depressi giova aumentare le attività gratificanti, spesso tali attività prevedono di interagire con altre persone. I soggetti depressi spesso si sentono a disagio nelle situazioni sociali e sono particolarmente sensibili alle critiche, inoltre fanno fatica ad esprimere i loro sentimenti; tenersi dentro i sentimenti negativi rende più difficile affrontare le situazioni stressanti e conflittuali.

Una comunicazione chiara ed assertiva è perciò importante nelle relazioni interpersonali.

Insegnare abilità che migliorano le capacità di comunicazione e di interagire con gli altri in modo adeguato, non conflittuale e assertivo da alle persone un maggiore senso di controllo sulla propria vita e questo è particolarmente di aiuto a chi soffre di depressione.

Terapia cognitivo-comportamentale

Come viene utilizzata la terapia cognitivo-comportamentale e quanto è efficace?

Il trattamento psicologico più ampiamente studiato per la depressione è la terapia cognitivo-comportamentale, spesso denominata semplicemente terapia cognitiva. In pratica la terapia cognitivo-comportamentale prevede generalmente tra le 15 e le 20 sedute nell’arco di 12-16 settimane.

Le persone depresse hanno tipicamente una visione negativa di se stessi, del mondo e del futuro.

Lo scopo della terapia cognitiva consiste nell’identificare e prendere consapevolezza di questi tipi di pensiero dannoso per rimpiazzarli con pensieri più realistici, razionali e utili.

Nel corso della terapia il paziente viene incoraggiato a fare attenzione ai suoi comportamenti e ai pensieri e emozioni ad essi associati. L’idea è di aiutare i pazienti a capire la connessione tra questi pensieri ed emozioni e i loro comportamenti. I pazienti e i terapeuti esaminano le convinzioni sottostanti i pensieri positivi e negativi e l’obiettivo è quello di modificare i pensieri negativi che portano alla depressione. Il cuore della terapia consiste nel mantenere i pensieri positivi e combattere quelli negativi, ed allo stesso modo i comportamenti, che caratterizzano la depressione. Vengono inoltre utilizzati nei programmi di terapia cognitiva le tecniche comportamentali sopra descritte.

In generale la terapia cognitivo-comportamentale è un trattamento efficace per la depressione come confermato da molti studi condotti in ogni parte del mondo.

Ad ogni modo nei pazienti con depressione più grave il miglior trattamento rimane la terapia farmacologica in combinazione con la terapia cognitivo-comportamentale.

La cosa più importante da ricordare circa la terapia cognitivo comportamentale è che l’efficacia pratica dipende da quanto è preparato il terapeuta. La terapia cognitiva è molto di più del “potere del pensiero positivo” (come molti diffusi libri di psicologia potrebbero indurvi a credere). Ogni terapeuta che utilizza questa tecnica deve quindi essere addestrato in modo adeguato a questa tecnica prima di utilizzarla.

Terapia interpersonale

Come è utilizzata la terapia interpersonale nel trattamento della depressione e quanto è efficace?

La psicoterapia interpersonale è basata sull’assunto che le relazioni interpersonali del paziente giocano un ruolo significativo sia nell’esordio sia nel mantenimento della depressione. Pertanto il cuore della terapia consiste nell’identificazione e miglioramento delle difficoltà nel funzionamento interpersonale combattendo l’isolamento sociale, affrontando problemi irrisolti, prendendo in considerazione conflitti interpersonali, aree problematiche (per esempio il lutti non risolti).

Alcuni ampi studi hanno dimostrato l’efficacia della terapia interpersonale nel trattamento della depressione e che la terapia interpersonale, da sola o associata agli antidepressivi, è una strategia di successo nel trattamento della depressione.

In generale la psicoterapia interpersonale prevede incontri settimanali per 12-16 settimane.

Anche questo tipo di terapia richiede terapeuti specificamente addestrati; è più diffusa nei Paesi anglosassoni e molto meno in Italia.


Quale trattamento?

La scelta di un trattamento dipende da molti fattori, tra i quali: la gravità della depressione, la disponibilità dei trattamenti, le convinzioni e la disponibilità del paziente circa l’uso di farmaci o di terapie alternative.

Indicativamente si potrebbe suggerire:

Per la depressione lieve potrebbe essere sufficiente pianificare e attuare attività piacevoli ed effettuare problem solving strutturati.

Per la depressione moderata: terapia farmacologica o psicoterapia (cognitivo-comportamentale o interpersonale) o entrambe.

Per la depressione grave: terapia farmacologica come prima cosa, cui può essere associata successivamente la psicoterapia soprattutto per ridurre il rischio di ricadute.

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

RIFLESSIONI SULLA DEPRESSIONE

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«La depressione si configura come un singolare stato d’animo che costringe la persona in una condizione di prigionia emotiva e di allontanamento dal mondo. La “prigione” è data dall’individuo stesso, dal suo mondo interno che lo inghiottisce ogni giorno di più, dalle tenebre dentro le quali precipita accompagnato solo dalla spiacevole sensazione di non poter più fare ritorno. Non c’è nulla, ma proprio nulla, nella realtà esterna che possa sollecitare l’interesse del depresso, men che mai accendere un barlume di progettualità. Quando sentiamo parlare della cosiddetta “mancanza di interessi” che caratterizzerebbe le persone depresse, non facciamo altro che confrontarci con un banalissimo luogo comune, un buffo eufemismo che riesce a spostare l’attenzione solo sulla punta dell’iceberg. La depressione distrugge gli interessi della persona, li sgretola fino al punto di farli diventare finissima sabbia. E per quanti sforzi l’individuo compia, per quanto impegno possa metterci, per quanto aiuto possa ricevere, i suoi granitici interessi e le sue solide attività sono ora solo sabbia che sfugge tra le sue dita. Uno stato depressivo non lascia spazio alla forza d’animo, alle motivazioni, alla capacità di progettare. In questa cupa sensazione di disperato abbandono l’unico “desiderio” che è possibile avvertire è che l’incubo finisca il prima possibile. E per un buffo scherzo del destino è il depresso stesso a procrastinare sempre più il risveglio dall’incubo: dormendo quasi tutto il giorno — oppure aspettando con ansia di poterlo fare — la persona depressa si arrende supina alla letargia della sua vita. Eppure, sebbene possa sembrare paradossale, soprattutto quando sopraggiunge una depressione profonda è il caso di dire “non tutti i mali vengono per nuocere”. Lo stato di grave prostrazione e l’abbattimento che si vengono così a creare, infatti, costringono gioco-forza l’individuo a confrontarsi con gli aspetti più oscuri, segreti e imprevedibili della sua personalità. Sprofondando fino negli abissi dell’anima, prima o poi giunge il momento in cui “si tocca il fondo”. Gli elementi che permettono di comprendere di aver “toccato il fondo” variano da persona a persona, ma in genere è la consapevolezza di aver calpestato se stessi, di essersi lasciati risucchiare da una condizione di degrado personale e psicologico, a far si che il depresso si senta percorso da un brivido raggelante. E questo un breve ma preziosissimo momento, in cui una flebile luce rischiara per qualche istante il buio in cui si è immersi. Sono attimi da prendere al volo, in cui si deve decidere rapidamente se distendersi su quel fondale attendendo la morte dell’anima o, viceversa, se trasformare quello stesso fondale in una piattaforma di lancio da cui ripartire ed emergere. Soltanto chi avrà vissuto sulla propria pelle l’avventura spaventosa e affascinante di un viaggio nei sotterranei della propria anima potrà capire questo discorso, tutti gli altri dovranno accontentarsi di assistere increduli alle evoluzioni della psiche altrui. Un aspetto veramente interessante della depressione è dato dallo sfacciato contrasto tra la sterilità di giorni trascorsi come creature prigioniere della propria vita, e la grande fertilità del momento in cui si decide di ricominciare a vivere. In quel momento, infatti, l’individuo porta sulle proprie spalle un pesante carico: si tratta di tutte le esperienze psicologiche e delle riflessioni generate dalla depressione stessa. Che non sono una zavorra, ma un prezioso bagaglio che l’individuo potrà decidere di mettere a frutto. Da una depressione non si emerge mai come si era prima di sprofondarvi, la depressione è soprattutto metamorfosi e, spesso, arricchimento interiore. La sofferenza dell’anima e la depressione, che di essa costituisce uno dei più “illustri” rappresentanti, divengono spesso scintille da cui divampa un vero incendio creativo, o la volontà di occuparsi di rinnovati interessi.»

A. Carotenuto, Il Fondamento della Personalità, Studi Bompiani, Milano 2000

Dott. Roberto Cavaliere

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DEPRESSIONE POST-PARTUM

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È molto frequente che una neo mamma si senta triste e depressa dopo la nascita del suo bambino. Infatti, molte donne manifestano dopo il parto crisi di pianto, cambiamenti di umore, irritabilità, stanchezza e sensazione di inadeguatezza nei confronti della nuova situazione. Questa leggera forma di depressione, tuttavia, passa generalmente in breve tempo e senza che si renda necessario un intervento medico e seguendo alcuni dei semplici consigli riportati nel riquadro accanto.

Per una percentuale almeno pari al 10% delle donne che hanno appena avuto un bambino, invece, viene formulata una diagnosi di vera e propria depressione post-partum .
In queste pazienti la sensazione di tristezza che compare dopo il parto, invece di diminuire nel tempo, si acuisce. I sintomi che accompagnano questa condizione possono essere:

  • perdita o aumento eccessivo di appetito
  • difficoltà a prendere sonno oppure a rimanere sveglie
  • stanchezza e disinteresse per le attività quotidiane
  • incapacità di prendere decisioni
  • difficoltà di concentrazione e di memoria
  • assoluta indifferenza o preoccupazioni ingiustificate nei confronti del neonato.

Possono, inoltre, comparire forti cefalee, palpitazioni ed attacchi di panico. In alcuni rari casi, si può verificare che la depressione sia accompagnata da psicosi . In queste situazioni, in aggiunta ai sintomi legati allo stato depressivo, la donna comincia a soffrire di allucinazioni e di fissazioni, perdendo gradualmente il contatto con la realtà.

L’insorgenza della depressione post-partum è dovuta ad un insieme di cause che non sono ancora state chiarite del tutto. Sicuramente la comparsa della sintomatologia è correlata sia all’intensa esperienza fisica ed emotiva vissuta con il parto sia ai cambiamenti ormonali che avvengono nella donna dopo la nascita di un bambino.

Esistono, però, dei fattori di rischio che rendono un soggetto più sensibile alla depressione post-partum:

  • avere già sofferto di depressione prima della gravidanza
  • avere sofferto di depressione post-partum dopo una precedente gravidanza
  • avere familiari che hanno sofferto di depressione e, soprattutto, di depressione post-partum.

Nel caso in cui in una neo mamma compaiano alcuni dei sintomi caratteristici legati a questo disturbo è opportuno rivolgersi con tempestività al medico il quale valuterà la situazione e se necessario prescriverà alla paziente la terapia ritenuta più idonea. Il trattamento varia in relazione alla gravità dei sintomi ed alle condizioni fisiche della donna; consiste generalmente nella somministrazione di farmaci antidepressivi abbinata talvolta a sedute di psicoterapia. La condizione di depressione post-partum, opportunamente trattata, può essere risolta completamente in tempi brevi.

Dott. Roberto Cavaliere

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DISTURBI DELL’UMORE E DISTURBI DEPRESSIVI

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La sezione dei Disturbi dell’Umore comprende, secondo il DSM-IV-TR*, i disturbi che hanno come caratteristica predominante un’alterazione dell’umore.

     Gli episodi di alterazione dell’umore sono l’ Episodio Depressivo Maggiore , l’ Episodio Maniacale , l’ Episodio Mistoe l’ Episodio Ipomaniacale ).

     I Disturbi dell’Umore sono suddivisi in Disturbi Depressivi , Disturbi Bipolari ed in due disturbi basati sull’eziologia – Disturbo dell’Umore Dovuto ad una Condizione Medica Generale e Disturbo dell’Umore Indotto da Sostanze .

  • I Disturbi Depressivi ( Disturbo Depressivo Maggiore , Disturbo Distimico e Disturbo dell’Umore Non Altrimenti Specificato) si distinguono dai Disturbi Bipolari per l’assenza di Episodi Maniacali , Misti o Ipomaniacali in anamnesi.
  • I Disturbi Bipolari ( Disturbo Bipolare I , Disturbo Bipolare II , Disturbo Ciclotimico e Disturbo Bipolare Non Altrimenti Specificato) implicano la presenza (o l’anamnesi) di Episodi Maniacali , Misti o Ipomaniacali , solitamente accompagnati dalla presenza (o anamnesi) di Episodi Depressivi Maggiori .
  • Il Disturbo Depressivo Maggiore è caratterizzato da uno o più Episodi Depressivi Maggiori .
  • Il Disturbo Distimico è caratterizzato dalla presenza per almeno due anni di umore depresso quasi ogni giorno, accompagnato da altri sintomi depressivi che non soddisfano i criteri per un Episodio Depressivo Maggiore .
  • Il Disturbo Depressivo Non Altrimenti Specificato viene incluso per codificare i disturbi con manifestazioni depressive che non soddisfano i criteri per Episodio Depressivo Maggiore , Disturbo Distimico , Disturbo dell’Adattamento con Umore Depresso o misto ad Ansia (o sintomi depressivi sui quali siano disponibili informazioni inadeguate o contraddittorie).
  • Il Disturbo Bipolare I è caratterizzato da uno o più Episodi Maniacali o Misti , solitamente accompagnati da Episodi Depressivi Maggiori .
  • Il Disturbo Bipolare II è caratterizzato da uno o più Episodi Depressivi Maggiori accompagnati da almeno un Episodio Ipomaniacale .
  • Il Disturbo Ciclotimico è caratterizzato dalla presenza, per almeno due anni, di numerosi periodi con sintomi maniacali che non soddisfano i criteri per l’ Episodio Maniacale e di numerosi periodi con sintomi depressivi che non soddisfano i criteri per l’ Episodio Depressivo Maggiore .
  • Il Disturbo Bipolare Non Altrimenti Specificato viene incluso per codificare i disturbi con manifestazioni bipolari che non soddisfano i criteri per alcuno specifico Disturbo Bipolare definito in questa sezione (o i sintomi bipolari sui quali siano disponibili informazioni inadeguate o contraddittorie).
  • Il Disturbo dell’Umore Dovuto ad una Condizione Medica Generale è caratterizzato da una notevole e persistente alterazione dell’umore ritenuta una diretta conseguenza fisiologica di una condizione medica generale.
  • Il Disturbo dell’Umore Indotto da Sostanze è caratterizzato da una notevole e persistente alterazione dell’umore ritenuta una diretta conseguenza fisiologica di una droga, di abuso di un farmaco, di un altro trattamento somatico per la depressione o dell’esposizione ad una tossina.
  • Il Disturbo dell’Umore Non Altrimenti Specificato viene incluso per codificare quei disturbi con sintomi dell’umore che non soddisfano i criteri per alcun Disturbo dell’Umore specifico, e per i quali non sia possibile distinguere tra Disturbo Depressivo Non Altrimenti Specificato e Disturbo Bipolare Non Altrimenti Specificato (per es., agitazione acuta).

 

     La specificità diagnostica viene aumentata grazie ad alcune delle specificazioni che descrivono l’episodio di alterazione dell’umore attuale (o più recente):

  • Con Manifestazioni Psicotiche
  • Con Manifestazioni Catatoniche
  • Con Manifestazioni Melancoliche
  • Con Manifestazioni Atipiche
  • Con Esordio nel Post-partum (cioè nelle 4 settimane dopo un parto).

 

     Altre specificazioni descrivono il decorso degli episodi di alterazione dell’umore ricorrenti:

  • Ad Andamento Stagionale
  • A Cicli Rapidi

* American Psychiatric Association (2000). DSM-IV-TR Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders , Fourth Edition, Text Revision. Edizione Italiana: Masson, Milano.

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

DEPRESSIONE

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La depressione è uno dei disturbi mentali più diffusi nella popolazione in generale (più nelle donne che negli uomini, rapporto di 2 a 1) presente in tutte le età, inclusi adolescenti e bambini, ed è uno dei disturbi mentali a maggior rischio di suicidio. Essa è un’insieme di sintomi cognitivi, comportamentali, affettivi e somatici che nella loro totalità “interferiscono” in maniera negativa nella vita quotidiana di una persona. Infatti le persone depresse si sentono tristi, abbattute, incapaci di svolgere le normali attività quotidiane e nell’impossibilità di ricevere aiuto. Inoltre il depresso tende a sentirsi apatico, ad avere un’insufficiente motivazione e a non provare piacere per niente, compreso quelle cose o attività che un tempo gli sembravano piacevoli. La depressione è sovente accompagnata da sintomi quali alterazioni del sonno o inappetenza.

Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-IV) prevede la categoria di “disturbi depressivi” della quale fanno parte il disturbo depressivo maggiore, il disturbo distimico, ed il disturbo dell’umore non altrimenti specificato (quest’ultimo serve a codificare quei disturbi con manifestazioni depressive che non rientrono nelle altre due categorie specifiche previste dal DSM-IV).

EPISODIO DEPRESSIVO MAGGIORE

per la valutazione dell’episodio depressivo maggiore il clinico dovrà tenere presente che tutti i criteri (sia di inclusione che di esclusione) contrassegnati dalle lettere da A ad E devono essere contemporaneamente presenti.

A) Cinque (o più) dei seguenti sintomi sono stati contemporaneamente presenti durante un periodo di 2 settimane e rappresentano un cambiamento rispetto al precedente livello di funzionamento; almeno uno dei sintomi è costituito da 1) umore depresso o 2) perdita di interesse o piacere.

Nota Non includere sintomi chiaramente dovuti ad una condizione medica generale, o deliri o allucinazioni incongrui all’umore.

  1. umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno, come riportato dal soggetto (per es., si sente triste o vuoto) o come osservato dagli altri (per es., appare lamentoso). Nota Nei bambini e negli adolescenti l’umore può essere irritabile
  2. marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno (come riportato dal soggetto o come osservato dagli altri)
  3. significativa perdita di peso, senza essere a dieta, o aumento di peso (per es., un cambiamento superiore al 5% del peso corporeo in un mese), oppure diminuzione o aumento dell’appetito quasi ogni giorno. Nota Nei bambini, considerare l’incapacità di raggiungere i normali livelli ponderali
  4. insonnia o ipersonnia quasi ogni giorno
  5. agitazione o rallentamento psicomotorio quasi ogni giorno (osservabile dagli altri, non semplicemente sentimenti soggettivi di essere irrequieto o rallentato)
  6. faticabilità o mancanza di energia quasi ogni giorno
  7. sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccessivi o inappropriati (che possono essere deliranti), quasi ogni giorno (non semplicemente autoaccusa o sentimenti di colpa per essere ammalato)
  8. ridotta capacità di pensare o di concentrarsi, o indecisione, quasi ogni giorno (come impressione soggettiva o osservata dagli altri)
  9. pensieri ricorrenti di morte (non solo paura di morire), ricorrente ideazione suicidaria senza un piano specifico, o un tentativo di suicidio, o l’ideazione di un piano specifico per commettere suicidio.

B) I sintomi non soddisfano i criteri per un Episodio Misto.

C) I sintomi causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento sociale, lavorativo, o di altre aree importanti.

D) I sintomi non sono dovuti agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (per es., una droga di abuso, un medicamento) o di una condizione medica generale (per es., ipotiroidismo).

E) I sintomi non sono meglio giustificati da Lutto, cioè, dopo la perdita di una persona amata, i sintomi persistono per più di 2 mesi, o sono caratterizzati da una compromissione funzionale marcata, autosvalutazione patologica, ideazione suicidaria, sintomi psicotici o rallentamento psicomotorio.

Bisogna stare attenti a non confondere disturbi depressivi con altri disturbi che possono presentare aspetti simili come ad esempio i disturbi bipolari dove sono presenti anche episodi maniacali o disturbi dell’umore dovuti al altre patologie mediche.Le cause della depressione sono diverse e si raggruppano in due filoni, uno biologico e l’altro psicologico. Tralasciamo quello biologico, che non è di competenza del sito, e soffermiamoci sulle cause psicologiche. Varie sono le teorie al riguardo. Una delle teorie psicologiche più significative è quella che correla la depressione agli eventi di vita stressanti (anche se la relazione non è elevata statisticamente). Recentemente la teoria in tal senso ha dato importanza anche ai cosiddetti mediatori, ossia a quelle variabili (quali la personalità e la capacità di affrontare eventi stressanti) che sono capaci di modulare la risposta personale alle vicissittudini della propria vita. Infatti, solo ipotizzando mediatori di questo tipo si può spiegare perchè alcune persone rispondono allo stress con la depressione ed altre no. In tal senso fondamentale è anche il significato che attribuiamo agli eventi negativi. Infatti un determinato evento stressante può assumere significati diversi a seconda della persona che lo vive.

Gli interventi psicologici sulla depressione, sono i più svariati e per questo rimando alla pagina apposita ed a quella sulle psicoterapie.

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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DA DOVE NASCE LA DEPRESSIONE

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Sono circa 350 milioni le persone affette da depressione in tutto il mondo, stando ai dati dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità. Per quanto essa possa sorgere da eventi traumatici nel corso di una vita, appare ora sempre più chiaro che in molti casi a causarla siano squilibri chimici, anomalie cerebrali o delle connessioni neuronali.

Ora sappiamo quale sia l’origine fisica della “malattia dell’anima” per eccellenza. Pubblicato sulla rivista specializzata Brain, uno studio frutto della collaborazione tra l’università britannica di Warwick e quella cinese di Fudan svela quali aree del cervello siano colpite da questo grave disturbo. Per fare ciò il gruppo internazionale di ricercatori ha sottoposto 909 cinesi a scansioni del cervello con risonanza magnetica ad alta precisione. Di questi, 488 soggetti erano quelli non depressi utilizzati come riferimento, mentre 421 erano quelli affetti dalla sindrome. Il confronto tra i due gruppi ha rivelato che nell’encefalo dei soggetti malati le connessioni tra la corteccia orbitofrontale laterale e quella mediale risultavano alterate.

La corteccia orbitofrontale laterale è la sede della non-ricompensa. Le connessioni tra di essa e le aree relative alla percezione di sé (il precuneo), al linguaggio (il giro angolare) e alle informazioni visive (la corteccia visiva temporale) apparivano rafforzate: ciò spiegherebbe perché i soggetti coinvolti provino un senso di perdita, delusione e scarsa autostima. A riprova di ciò, nei pazienti che assumevano farmaci antidepressivi i suddetti collegamenti si indebolivano.

Allo stesso tempo, è emersa anche una ridotta connettività tra la zona della ricompensa nella corteccia orbitofrontale mediale e i sistemi della memoria (giro paraippocampale e lobo temporale mediale), il che potrebbe spiegare perché i malati abbiano difficoltà nel ricordare esperienze positive. Al contrario, le connessioni dei circuiti riguardanti la non-ricompensa non si erano alterate: ecco perché i ricordi negativi riemergono senza problemi. Tutte scoperte che potrebbero preannunciare una svolta nel trattamento della depressione, andando alla radice della patologia.

“Più di una persona su dieci nel corso di una vita soffrono di depressione, una malattia che è così comune nella società moderna che possiamo persino trovare resti di Prozac nell’acqua di rubinetto a Londra”, spiega il professor Jianfeng Feng in un comunicato ufficiale. “La nostra ricerca, con la combinazione di grandi dati raccolti in tutto il mondo e i nostri nuovi metodi, ci permette di localizzare le radici della depressione e ciò dovrebbe aprire nuove strade per migliori trattamenti terapeutici in un prossimo futuro per questa orribile malattia”.

Dottor Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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