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  I DISTURBI PSICOSOMATICI

SINTESI DELL'ARTICOLO "SUBCONSCIO E DISTURBI PSICOSOMATICI" APPARSO SUL NUMERO DI DICEMBRE DELLA RIVISTA 'LINEA DONNA'


I disturbi psicosomatici possono essere considerate come delle malattie con una parziale o totale eziogenesi di tipo psicologico che comporta danni a livello organico. In tali sintomi vi è, principalmente, il coinvolgimento del sistema nervoso autonomo e forniscono una risposta vegetativa a situazioni di disagio psichico o di stress. Queste ultime possono mantenere il sistema nervoso autonomo (sistema simpatico) in uno stato di eccitazione e il corpo in una condizione di emergenza continua, a volte per un tempo più lungo di quello che l'organismo è in grado di sopportare. I pensieri troppo angosciosi, quindi, possono mantenere il sistema nervoso autonomo in uno stato di attivazione persistente il quale può provocare dei danni agli organi più deboli a livello individuale.

La maggior parte delle correnti psicologiche ( psicodinamica, comportamentista, cognitivista ed altre) spiegano il disturbo psicosomatico come un meccanismo di difesa da emozioni dolorose e intollerabili che si attua con un'espressione diretta del disagio psicologico attraverso il corpo. Infatti, tutti i vissuti personali (emotivi, affettivi, relazionali) troppo dolorosi per poter essere vissuti e sentiti, trovano una via di scarico immediata nel soma divenendo così il disturbo .

In particolare per le teorie psicodinamiche i disturbi psicosomatici hanno le loro origini nel subconscio. Tutto ciò che l'uomo ha vissuto e appreso dal punto di vista affettivo, emozionale e relazionale è immagazzinato nel suo subconscio. Spesso il subconscio non porta alla coscienza molte delle esperienze ansiogene, dolorose o traumatiche che sono state vissute . Quest'ultime vengono relegate nell'inconscio, affinché tutto il carico emotivo doloroso di cui sono portatrici non venga rivissuto. Il subconscio vuole proteggere l'individuo dal dover vivere ancora una volta la stessa esperienza dolorosa o traumatica. Se ci troviamo in una situazione che ha provocato un trauma in un precedente momento della nostra vita, il subconscio ci allerterà in un primo momento per poi reagire con le nevrosi o i disturbi psicosomatici se la stessa situazione si presenta di nuovo.

Nel disturbo psicosomatico è presente anche un vantaggio secondario , come lo chiamava Freud. Quando ci ammaliamo possiamo permetterci di essere deboli e di far sì che altre persone ci accudiscano e si occupino di noi, ricevendo, in questo modo un'attenzione e una comprensione da parte delle persone che ci circondano, che spesso da sano non si riceve. Inoltre, la malattia può consentirci di prendere una pausa da una quotidianità vissuta male e frustrante e/o può evitarci di assumere delle responsabilità, salvaguardando allo stesso tempo la nostra autostima. La scarsa autostima è un tratto caratteristico del malato psicosomatico; quest'ultimo ha spesso un immagine negativa di se stesso, si percepisce come una persona debole, inferiore agli altri, incapace di cavarsela da solo nella vita. Taluni malati psicosomatici che hanno sviluppato una bassa autostima, scelgono inconsciamente di diventare un “malato cronico”, in modo per essere finalmente visti dagli altri, per avere una propria identità, per trovare il proprio ruolo nella famiglia o nella società.

I disturbi psicosomatici sono suddivisibili in due gruppi: i disturbi psicosomatici primari e secondari.

• Nei disturbi psicosomatici primari è presente una disfunzione biologica, ad esempio nei come nel diabete nell'asma. La componente psicosomatica consiste nell'esasperazione emotiva del sintomo fisico già esistente. Ad esempio, un bambino che soffre di asma può avere dei gravi e ricorrenti attacchi d'asma in risposta a stimoli emotivi più che fisiologici, in questo caso può essere chiamata “asma psicosomatica”, non implicando in nessun modo un'eziologia psicologica per il disturbo originale.

• Nei disturbi psicosomatici secondari, invece, non può essere dimostrata nessuna disfunzione biologica all'origine dei sintomi. L'elemento psicosomatico è evidente nella trasformazione dei conflitti emotivi in sintomi somatici. Questi sintomi si possono fissare in un quadro clinico più o meno grave.

Nello specifico disturbi di tipo psicosomatico possono manifestarsi :

•  A carico dell' apparato gastrointestinale attraverso gastrite, colite ulcerosa, ulcera peptica, colon irritabile, gastrite cronica, iperacidità gastrica, stipsi, nausea, vomito, diarrea. I disturbi a carico di questo apparato sono fra i più frequenti e comuni.

•  A carico dell' apparato cardiocircolatorio attraverso tachicardia, aritmie, cardiopatia ischemica, ipertensione arteriosa essenziale, la cefalea emicranica.

•  A carico dell' apparato respiratorio attraverso asma bronchiale (soprattutto nei bambini), sindrome iperventilatoria.

•  A carico del sistema cutaneo attraverso la psoriasi, l'acne, la dermatite atopica, il prurito, l'orticaria, la secchezza della cute e delle mucose, la sudorazione profusa, eritema pudico (rossore da emozione)

•  A carico dell' apparato urogenitale attraverso dolori mestruali, impotenza, eiaculazione precoce o anorgasmia, enuresi.

•  A carico del sistema muscoloscheletrico attraverso la cefalea tensiva, i crampi muscolari, il torcicollo, la mialgia, l'artrite, dolori al rachide, la cefalea nucale.

•  A carico dell' alimentazione attraverso i disturbi del comportamento alimentare

L'approccio terapeutico ai disturbi psicosomatici non può essere solo medico e farmacologico in quanto non si arriverà mai ad una guarigione definitiva, tutt'al più i sintomi possono essere eliminati. Infatti il subconscio provvede all'insorgere di una nuovo disturbo psicosomatico attraverso il meccanismo dello spostamento del sintomo : ad esempio si cura una colite e compare una tachicardia. Solo un esame e una cura completi della persona con la sua problematica o malattia possono portare alla guarigione definitiva. Diventa quindi essenziale intraprendere un percorso psicoterapeutico che vada a individuare le cause più profonde (nell'inconscio) del disturbo psicosomatico e lo metta in contatto con le emozioni rimosse ad esse associate.

 

Dott. Roberto Cavaliere

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