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Winnicott affermava: "Il gioco ha uno spazio e un tempo. Non è al di dentro, in alcun senso del termine, né è al di fuori, nel senso che non è parte del mondo ripudiato, del non-me, di quello che l'individuo ha deciso di riconoscere (Dio sa con quale difficoltà e con quale sofferenza) come veramente esterno... E' un'esperienza vissuta in una continuità di spazio-tempo, una modalità fondamentale del vivere". Il gioco allora si pone come fattore essenziale e congeniale per uno sviluppo globale e armonico dell'uomo: sappiamo infatti come i bambini che non hanno la possibilità di sviluppare pienamente la propria dimensione ludica subiscono un arresto dell'evoluzione affettiva, psicomotoria, relazionale proprio perché il gioco investe categorie esistenziali quali la corporeità, la temporalità, la spazialità. Gli elementi essenziali per il gioco nel bambino (come nell'adulto) sono:
Se si ha bisogno di costruire un gioco, se si vuol giocare noi stessi, bisogna porsi in un terreno da esplorare, uno spazio nuovo dove sia data la possibilità di muoversi e agire, diversamente se ne va gran parte del significato ludico che sottostà al bisogno di giocare. Concludo con le parole di Winnicott "...importante caratteristica del giocare è che mentre gioca e, forse soltanto mentre gioca, il bambino o l'adulto è libero di essere creativo, di fare uso dell'intera personalità ed è solo nell'essere creativo che l'individuo scopre il Sé". Dott.ssa Rosalia Cipollina |