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I criteri diagnostici per l'Ipocondria secondo il DSM-IV-TR(American Psychiatric Association (2000). DSM-IV-TR Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders , Fourth Edition, Text Revision. Edizione Italiana: Masson, Milano.)sono i seguenti:
Specificare se: Con Scarso Insight: se, per la maggior parte del tempo durante l'episodio in atto, la persona non è in grado di riconoscere che la preoccupazione di avere una malattia grave è eccessiva o irragionevole. L'ipocondria è la paura immotivata della malattia ed il termine deriva dal greco antico "sotto le coste", la sede abituale del dolore addominale. Rappresenta il timore ancestrale della malattia e della morte, timore che, però, viene vissuto in maniera angosciosa ed ossessiva.L'ipocondria ricorre nel 2-3% della popolazione e si presenta più frequentemente negli anziani e nelle donne, soprattutto se queste ultime sono colpite anche da depressione. La paura della malattia è una convinzione quasi irremovibile e penosa per chi la sopporta. Non si esce in maniera semplice dall'ipocondria, non bastano esami ripetuti per tranquillizzare il paziente delle sue buone condizioni di salute fisica dal momento che questo tipo di paura è la manifestazione di molti altri problemi emozionali che si focalizzano sul corpo. Possono essere problemi esistenziali o di tipo ansioso depressivo dove un po' inconsciamente c'è una scelta del linguaggio del corpo per esprimere un certo tipo di disagio o di paura. Però, anche se per un lungo periodo non si presenta realmente nessun disturbo organico, l'ipocondria, come tutte le forme di tipo somatico, può causare più facilmente un circuito fra psiche e soma con l'emergere di una malattia reale con il trascorrere degli anni. Un po' come se l'aspetto psichico facilitasse la comparsa di un disturbo organico vero e proprio. Fra le tante paure che ricorrono nell'immaginario delle persone colpite da queste fantasie, quella che l'ipocondriaco teme di più è il tumore, soprattutto all'intestino, subito seguito dalla paura dell'infarto. Il timore è che la neoplasia non si veda nemmeno con l'endoscopia e che non si riesca a scoprire con le indagini diagnostiche anche se più volte ripetute. La guarigione, peraltro non è semplice né breve. E' possibile certo, ma non tanto con la somministrazione di farmaci: l'approccio terapeutico migliore è fornire alla persona una chiave di lettura diversa di questi disturbi.
Bisogna comprendere, secondo la psicanalisi, il significato simbolico ed inconscio della sintomatologia fisica. Ad esempio una tachicardia può rappresentare in maniera latente un disagio affetivo, le vertigini potrebbero rappresentare un'insicurezza profonda, ecc. Dott. Roberto Cavaliere |
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