TESTIMONIANZA: LA BULIMIA
NELLA MIA VITA
La bulimia
nella mia vita (dalla testimonianza di una mia paziente che
mi ha invitata a pubblicare la storia, affinchè possa essere
di aiuto a chi vive lo stesso problema. Un grazie di cuore).
E' arrivato
il momento piu' difficile per me...quello di mettere nero su bianco...quello
di proiettare su questo foglio le emozioni della mia vita...quelle emozioni
dolorose che mi hanno portata a convincere la Dott.ssa Roberta Carechino
a pubblicare questa storia e che parla del mio dolore.
Toccare per l'ennesima volta, queste emozioni non mi risulta facile:
forse perchè sono li' bloccate da qualche altro "mattone"
che forma quel "muro" che non mi ha permesso di vivere completamente
la mia vita.
Toccare nuovamente l'odio, l'orgoglio, la distruttività, mi riporta
al progetto che mia madre aveva per me e che io, con molta facilità
ho fatto mio.
Immagino che, quando ero nella pancia di mia madre, non mi devono essere
arrivate notizie molto rassicuranti sul mondo esterno, ma non so se
mia madre abbia avuto dei problemi durante la gravidanza.
Una delle poche notizie certe che ho avuto è quella delle minaccie
di aborto e della mia nascita avvenuta prima del previsto, e con l'aiuto
della ventosa.
Mi sono sentita ed ero completamente sola, sola col mio dolore e le
mie angosce.
Il dolore della vita intrauterina si è rivelato talmente profondo,
sordo, devastante da togliermi ogni energia.
Una delle esperienze piu' drammatiche che è emersa, quando ho
ripercorso i miei vissuti(con l'analisi e la terapia ) della vita prenatale,
è stato scoprire quanto male mi sono fatta e ho fatto con le
mie scelte.
Ho odiato mia madre perchè non si è presa cura di me,
come volevo io.
Per lei il mio concepimento, la gravidanza, la mia nascita sono stati
soltanto motivo di profonda sofferenza. Io ho sperimentato la sua assenza,
il suo "non esserci". Il suo "non esserci" mi ha
fatto reagire "non essendoci" e non provando gioia per la
vita. la mia reazione automatica è stata quindi, quella di "non
essere presente".
Forse è per questo che sono stata una bambina e una donna zitta
e triste, priva di quella vivacità che lascia trasparire la gioia
di vivere.
L'odio che ho agito, è stato diretto contro me stessa... per
ottenere le cure di mia madre, ho dovuto spingermi talmente oltre che
alla fine mi ammalai
veramente.Un piano di vendetta "diabolico"... per tenere fede
a questo piano mi sono continuamente colpita, anche nel corpo. Bastava
guardarmi per vedere i risultati devastanti della mia decisione di odio,
che si è ritorto contro me stessa: mi sono colpita senza pietà
proprio in quello che simboleggia la femminilità.
Durante l'adolescenza ho incominciato a mangiare in maniera forsennata
e questo comportamento è durato quindici anni.
Il mio corpo ingrassava, diventava obeso...cosi' potevo essere sicura
che nessuno mi avrebbe guardata, nè tanto meno mia madre (che
desiderava un maschio), nè mio padre che vedeva in me la bambina
che diventava donna.
L'odio rimosso accumulato dentro di me mi faceva rifiutare le cose piacevoli
della vita.
In parte mi sentivo anche in colpa di essere stata la causa di tante
sofferenze di mia madre, oppure di non averle procurato nessuna gioia
nascendo e questo senso di colpa che originava dall'odio, mi ha costretta
a vivere cercando sempre di fare il massimo per mostrare quanto ero
brava, ma senza riuscire ad ottenere nessun riconoscimento dagli altri.
Inoltre ho sempre sentito di non essere amata per quello che sono, ma
per quello che facevo e che comunque dovevo sempre rinunciare a qualche
cosa per essere amata.
La mia risposta è stata quella di chiedermi di non sentire piu'
niente... da qui la malattia del corpo e dell'anima, la distruzione
della mia adolescenza, dei miei desideri, dell'allegria, della gioia,
dei contatti dei coetanei...sono stati anni bui, di una sofferenza soffocata.
Ho rinunciato ai miei desideri, coltivando un ideale di purezza che
mi lasciava infelice e insoddisfatta, con la dolorosa sensazione di
vivere una vita che non è vita, di vivere una vita
che non era la mia: mi sentivo un passerotto chiuso in gabbia.
Quante maschere, quante menzogne! Quanto dolore nel cercare la verità,
la mia verità. Una verità che ho voluto, vedere nel mio
cammino analitico fatto con la dott.ssa Carechino,per poter prendere
un'altra decisione... quella di prendere per mano quella bambina e farla
crescere con me, con amore, perdonarci tutto il male che ci siamo fatte
insieme,e continuare il nostro cammino, cercando di fare tesoro della
nostra esperienza passata.
Mia madre mi riferiva che, quando ero piccola, apparentemente tutto
andava bene, che mangiavo e dormivo, non le davo fastidio. Da quando
ho incominciato a mangiare da sola, mangiavo sempre poco, non ero affamata
e non cercavo il cibo.
Dai dodici anni in poi, qualcosa cambiava, mangiavo sempre.Tutto questo
mi fa pensare al mio disperato bisogno di affetto: nel cercare di riempire
il vuoto, mi riempivo la pancia.
Avevo bisogno di aiuto, un aiuto che mi è stato donato da una
persona speciale: la mia cara dott. ssa Roberta Carechino. Lei mi ha
permesso di ritrovare la bambina e la donna dimenticata che c'è
dentro di me.
Al pensiero che i suoi occhi sono capaci di guardarmi, le sue orecchie
di ascoltarmi, mi commuovo...La cosa che, tra tutte le altre, mi ha
colpito (parlo della dott.ssa) è stato il suo sguardo: ho sentito
che, finalmente, mi potevo rispecchiare in occhi che mi guardano con
amore, occhi che mi sembrano dolcissimi. Ecco, credo che quello che
piu' mi è mancato nel rapporto con mia madre si possa riassumere
in questo: non ha mai potuto avvolgermi con quello sguardo amorevole.
Io sono rinata quando ho iniziato l'analisi: i miei ricordi, le mie
sensazioni, i miei pensieri, la consapevolezza di me stessa, il dolore,
le lacrime...tutto inizia da quel momento.
Rimuovere le vecchie ragnatele è il primo passo verso la libertà.
Spesso sento dentro di me una forte energia, una gioia immensa...in
questi momenti la mia vita si illumina.
La mia terapeuta, mi ha insegnato che bisogna trasformare i buchi incolmabili
del bisogno, in cornici, pronte ad ospitare le tele bellissime dei miei
desideri ancora inespressi. Trasormare ogni "non posso" in
"voglio"
Grazie a lei ho scoperto il perdono: per me stessa e per gli altri.
Il perdono mi permette di rompere il legame di rancore coltivato lungo
gli anni e liberare parti di me prima imprigionate, soffocate, rafforzando
le mie parti positive e l'amore.
Ho scoperto anche che quei momenti di sconforto, mi hanno portata ad
utilizzare il cibo come mezzo di soddisfazione...forse l'unico mezzo
che mi rimaneva per assaporare un piacere: il piacere della vita!
Poi qualcosa dentro di me è cambiato, ed ora mi ritrovo con un
corpo che, nei suoi ritmi e tempi sta dimagrendo, sta prendendo sempre
piu' forma.
Ringrazio di vero cuore la Dott.ssa che mi ha seguito con pazienza e
amore.
Ed io ringrazio Te per aver fatto questo dono a me e a quanti potranno
avere un supporto leggendoTi. Con affetto Roberta Carechino. Entrambe
ci scusiamo per la lunghezza del brano
Dott.ssa Roberta
Carechino
Laureata
in Pedagogia - Antropologa Sophianalista
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