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BRANI DI PESSOA

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Per capire mi sono distrutto.Capire è dimenticare di amare.Non conosco niente di più falso e al contempo più significativo di quel detto di Leonardo da Vinci secondo il quale non si può amare o odiare una cosa se non dopo averla capita

Non condivido, non ho mai condiviso, credo che non potrò mai condividere quel concetto bastardo secondo il quale siamo, in quanto anime, conseguenze di una cosa materiale chiamata cervello la quale esiste, per nascita, all’interno di un’altra cosa materiale che si chiama cranio. Non posso essere un materialista (così credo, si definisce questa posizione), perché non posso stabilire un rapporto nitido (un rapporto visivo, direi) fra una massa visibile di materia grigia, o di qualsiasi altro colore, e questa cosa – l’io che da dietro il mio sguardo vede i cieli e li pensa, e immagina cieli che non esistono. Ma anche se cadessi nell’abisso di supporre che una cosa possa essere un’altra cosa solo perché entrambe si trovano nello stesso luogo (come una parete e la mia ombra su di essa), o di supporre che il fatto che l’anima dipenda dal cervello è più importante il fatto che io dipenda, per il mio tragitto, dal veicolo che mi trasporta, nonostante questo sarei convinto che fra quello che in noi è il vero spirito e quello che in noi è spirito del corpo esiste un rapporto di convivenza in cui possono sorgere discussioni. E la discussione che sorge comunemente è quella in cui la persona più volgare disturba la persona meno volgare.

Non subordinarsi a niente, né a un uomo né a un amore né a un’idea; avere quell’indipendenza distante che consiste nel diffidare della verità e, ammesso che esista, dell’utilità della sua conoscenza. (…) Appartenere: ecco la banalità. Fede, ideale, donna o professione: ecco la prigione e le catene. Essere è essere libero. (…) No: niente legami, neppure con noi stessi! Liberi da noi stessi e dagli altri, contemplativi privi di estasi, pensatori privi di conclusioni, vivremo, liberi da Dio, il piccolo intervallo che le distrazioni dei carnefici concedono alla nostra estasi da cortile.

Non amiamo mai nessuno. Amiamo solamente l’idea che ci facciamo di qualcuno. E’ un nostro concetto (insomma, noi stessi) che amiamo. Questo discorso vale per tutta la gamma dell’amore. Nell’amore sessuale cerchiamo il nostro piacere ottenuto attraverso un corpo estraneo. Nell’amore che non è quello sessuale cerchiamo un nostro piacere ottenuto attraverso un’idea nostra. (…) Perfino l’arte, nella quale si realizza la conoscenza di noi stessi, è una forma di ignoranza. Due persone dicono reciprocamente “ti amo”, o lo pensano, e ciascuno vuol dire una cosa diversa, una vita diversa, perfino forse un colore diverso o un aroma diverso, nella somma astratta di impressioni che costituisce l’attività dell’anima. Oggi sono lucido come se non esistessi. Il mio pensiero è evidente come uno scheletro, senza gli stracci carnali dell’illusione di esprimere. E queste considerazioni non sono nate da niente: o almeno da nessuna cosa per lo meno che sieda nella platea della mia coscienza. (…) Vivere è non pensare.

(…) La felicità è fuori dalla felicità. Non c’è felicità se non con consapevolezza. Ma la consapevolezza della felicità è infelice, perché sapersi felice è sapere che si sta attraversando la felicità e che si dovrà subito lasciarla. Sapere è uccidere, nella felicità come in tutto.

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it