ABBANDONO E DISPERSIONE SCOLASTICA

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Stando alle statistiche i ragazzi italiani abbandonano molto presto la scuola e molti lo fanno prima di aver conseguito un titolo di studio superiore, così quasi la metà degli italiani ha solo la licenza media ed un’obiettiva difficoltà a trovare lavoro. Le cause dell’abbandono possono essere molteplici, e sopratutto una scelta degli studi superiori poco oculata favorisce il verificarsi di tale fenomeno . Ecco, allora, come prevenire l’abbandono.

Cosa significa dispersione scolastica . La dispersione è un fenomeno complesso che comprende in sé aspetti diversi e che investe l’intero contesto scolastico-formativo . Il termine dispersione scolastica ci sottolinea l’intrecciasi di due problemi: quello che riguarda il soggetto che si disperde e quello relativo al sistema che produce dispersione. Per comprendere il significato del termine bisogna risalirne all’etimologia: dispersione deriva da “dispergere”il cui significato è spargere le cose qua e la, dilapidare, ma è sentito come derivato di “disperdere”il cui significato è dividere , separare, dissipare. Entrambi nell’uso intransitivo significa sbandarsi, disperdersi, svanire ed evocano quindi la dissipazione dell’ intelligenza, delle risorse, delle potenzialità. Può essere definita dispersione scolastica quell’insieme di processi attraverso i quali si verificano ritardi, rallentamenti o abbandoni in uno specifico iter o circuito scolastico, ma, spesso questa definizione si utilizza anche quando ci si trova di fronte a soggetti che non abbiano sviluppato completamente le loro capacità cognitive ed intellettive e che, per svariate cause,hanno vissuto l’insuccesso scolastico.

Il quadro dell’abbandono. In ambito europeo, la Conferenza di Lisbona ha individuato nella riduzione della dispersione uno dei cinque benchmarck che i Paesi membri dovranno raggiungere nel campo dell’istruzione entro il 2010 Il quadro dell’istruzione fotografato dall’Istat per «100 statistiche per il Paese – Indicatori per conoscere e valutare» è davvero preoccupante e secondo la ricerca, la fuga dai banchi interessa soprattutto il meridione. In Sicilia e Campania rispettivamente 15 e 14 studenti su cento non completano nemmeno il percorso dell’obbligo, mentre l’anno scorso poco più del 75% dei giovani tra i 20 e i 24 anni ha conseguito almeno il diploma di scuola secondaria superiore . Un tasso inferiore a quello della media comunitaria (77,8%), mentre tra i Paesi più diligenti spiccano Slovenia (5,2%), Repubblica Ceca (5,5%) e Polonia (5,6%). Nonostante ciò, un piccolo miglioramento nel nostro Paese c’è stato: nell’arco degli ultimi quattro anni, tra il 2004 e il 2007, in Italia l’incidenza di abbandoni precoci è scesa di 2,8 punti percentuali al Mezzogiorno e di 3,6 punti al Centro-Nord. Significativi sono dei dati rilevati dall’indagine del Ministero della pubblica Istruzione, presso le scuole statali e non statali riferiti all’A.S. 2006/07 che fanno emergere nella secondaria di secondo grado come l’abbandono interessi prevalentemente il primo anno di corso; sono infatti, i primi ingressi nel sistema scolastico e gli anni di passaggio da un ordine all’altro che costituiscono una soglia critica nel percorso scolastico Alla base dell’analisi sulle cause della dispersione e sul suo dimensionamento, l’accento viene posto sulla questione dell’intreccio tra variabili soggettive e variabili macro-sociali. Le esperienze di indagini condotte a livello locale hanno individuato nel grado di sviluppo socio-economico il fattore discriminante per il manifestarsi del fenomeno nelle diverse aree del Paese. La discriminazione non è tra regioni del Nord e del Sud ma tra le diverse aree di una stessa regione o tra i vari territori di una metropoli. Inoltre, mentre prima la dispersione era diffusa soprattutto nelle aree caratterizzate da situazioni di disagio economico-sociale(Mezzogiorno), il fenomeno si è diffuso anche nelle aree con sistemi economico-produttivi più forti: il basso grado di sviluppo socio-economico rappresenta una delle cause che nel sud produce l’abbandono del sistema formativo; la forte domanda di lavoro rappresenta al nord un’interessante attrattiva per numerosi ragazzi con scarso rendimento a scuola.

La dispersione scolastica si pone allora come indicatore della qualità del sistema formativo e pone l’accento sul valore del ruolo e della funzione della scuola, della famiglia e delle altre istituzioni e impone la ricerca di risposte e interventi adeguati e mirati, in un quadro di integrazione tra tutti i soggetti coinvolti.

Le cause dell’abbandono

La dispersione scolastica è un fenomeno complesso, non riconducibile a interpretazioni univoche di causa-effetto, ma va analizzato secondo un modello sistemico. E’ necessaria una visione integrata dei vari fattori che si correlano e interagiscono dove il focus resta sempre il successo o l’insuccesso scolastico. Variabili che concorrono e favoriscono lo sviluppo della dispersione scolastica sono:

•  Condizione socio-culturale della famiglia;

•  Irregolarità della carriera scolastica(causata da una assenza di individuazione di diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento come la dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia);

•  Dinamiche soggettive dello studente( emarginazione, demotivazione, bassa autostima)

•  Difficoltà relazionali all’interno del gruppo(fenomeno del bullismo)

Una scelta imposta, fatta superficialmente o poco affine alla personalità dello studente: queste possono essere le cause dell’insuccesso scolastico che si trasformano i n disagio scolastico infine in abbandono, ma non vanno dimenticate quelle legate alla crisi adolescenziale. Ecco, allora, i principali fattori che spingono ad accantonare i libri.

Sentirsi inadeguati. In primo luogo, l’interruzione degli studi può essere il risultato dell’impossibilità di proseguire, a causa dei ripetuti fallimenti sul piano del rendimento o di un rifiuto nei confronti di una realtà frustrante (come avere brutti voti all’interno di una classe modello). Questa situazione fa scaturire un normale disagio che si può esprimere con sentimenti di rabbia nei confronti della scuola, vista come la causa dell’insuccesso, o ancora, può sfociare in depressione, senso di inadeguatezza, di incapacità, di scarsa autostima.

Una scelta imposta. In altre situazioni poi, l’abbandono è il triste epilogo di una scelta scolastica fatta dalla famiglia e non condivisa dal ragazzo. Di solito, in questo caso, lo scarso interesse dello studente è evidente dal suo atteggiamento: lamenta un senso di noia, di scontentezza, a volte circoscritto alla scuola, ma più spesso generalizzato e al quale l’adolescente non sa dare un significato. In questi casi non si verifica immediatamente un vero e proprio abbandono della scuola, ma un abbassamento del rendimento accompagnato da scarsa fiducia nelle proprie capacità.

Altre volte l’atteggiamento di disinteressamento verso le discipline scolastiche è una reazione e nello stesso tempo un messaggio del ragazzo, che si è visto imporre dai genitori un percorso scolastico senza tener conto delle suoi interessi e attitudini,che spera così di essere ascoltato e compreso e, quindi di cambiare il percorso scolastico intrapreso.

Troppi cambiamenti. Non va dimenticato, poi, che ogni cambiamento , accompagnato da un fase di destrutturazione e una di ristrutturazione,e un momento di crescita, il passaggio alla scuola superiore è, più in generale, un periodo di profondi cambiamenti che possono portare il ragazzo ad avere numerosi altri interessi, allontanandolo così dagli impegni scolastici. Se gli impegni di studio passando in secondo piano, quindi, non sempre la colpa è di un indirizzo sbagliato o di uno scarso interesse, ma di una serie di novità che caratterizzano la fase evolutiva (i primi amori, la trasformazione del proprio corpo, nuove amicizie ecc…) e che possono ripercuotersi sulla vita scolastica. Così accade che difficoltà anche minime, semplici segnali di malessere, insofferenza, malumori potrebbero essere amplificati nel contesto scolastico, spingendo lo studente/adolescente all’estrema soluzione dell’abbandono.

Se è colpa della scuola. Obiettivo dell’istituzione scolastica è prevenire il disagio e promuovere il successo scolastico aiutando gli studenti a prepararsi al futuro. Come già detto il passaggio da un grado di studi all’altro rappresenta un momento difficile di crescita verso l’autonomia per l’alunno e proprio per questo la scuola si attiva realizzando progetti di accoglienza e di continuità. I primi per l’accoglienza degli alunni che per la prima volta si accingono ad intraprendere un nuovo percorso di studi; i secondi prevedono momenti di scambi culturali e di incontri per favorire un passaggio poco traumatico da un grado di studi all’altro. Ma spesso Anche l’Istituzione scolastica può essere una causa dell’abbandono dell’istruzione. Spesso infatti, le difficoltà burocratiche, il continuo avvicendarsi di insegnanti, la mancanza di comunicazione tra la scuola e la famiglia possono minare l’equilibrio scolastico degli studenti, soprattutto se questo è già un pò barcollante.

Fare la scelta giusta

A questo punto dell’anno molti ragazzi hanno già fatto la loro scelta ma non è troppo tardi per capire se questa è stata fatta con oculatezza. Ecco cosa valutare per impedire che un indirizzo di studi sbagliato convoli nell’abbandono.

Una scelta personale. In generale, è normale che la famiglia, come pure gli insegnanti della scuola media, consiglino il ragazzo su quale possa essere il percorso più affine alle sue aspirazioni, ma è importante che la scelta definitiva sia stata fatta dal giovane stesso e non da altri al suo posto. Allo stesso modo, bisogna scoraggiare l’adolescente che scelga la scuola da frequentare basandosi unicamente su quello che hanno fatto i suoi amici o ex-compagni di classe. Di solito, questo accade ai giovani più insicuri ed in questo caso, è necessario infondere maggiore fiducia al ragazzo, aiutandolo a focalizzare i suoi punti di forza ed i talenti che lo distinguono e che possono essere valorizzati solo scegliendo un iter scolastico mirato.

Le prime responsabilità. Perché il ragazzo si assuma pienamente la responsabilità del percorso che sta per intraprendere, è fondamentale coinvolgerlo anche nella parte preliminare (dall’iscrizione al corso di studi, fino all’acquisto dei primi libri). In genere, un adolescente alle prese con un’avventura piacevole e motivato verso la propria scelta, è entusiasta di occuparsi personalmente di queste formalità.

Un colloquio preliminare. Anche dopo aver fatto la pre-iscrizione è importante che il giovane faccia un sopralluogo della scuola che ha scelto, fissi un incontro con il preside o con una persona che sia preposta all’accoglienza e si faccia spiegare esattamente quali discipline saranno affrontate non solo al primo anno, ma nell’arco di tutto l’iter che porta al diploma. Spesso, infatti, gli adolescenti si fanno un’idea molto generica dei vari indirizzi di studio, viziata dalle esperienze di fratelli maggiori o di amici o, addirittura, facendo riferimento alla tipologia. Così credono che fare lo scientifico significhi essere molto bravi in matematica, mentre scelgono gli istituti artistici solo se amano la pittura. Trovarsi di fronte a discipline sconosciute o prese alla leggera è uno dei fattori che porta a “lasciare” nell’arco del tempo.

C’è tempo per cambiare. Anche se l’anno scolastico è iniziato ed i libri sono stati acquistati, non bisogna escludere l’opportunità di cambiare scuola. Se fin dai primi giorni, il ragazzo manifesta insoddisfazione verso il nuovo corso di studi, è importante chiedergli di valutare questa ipotesi anche se un leggero smarrimento o una forte tensione possono essere considerate normali per un adolescente alle prese con una nuova esperienza.

Dal punto di vista più strettamente psicologico ed individuale la dispersione scolastica può essere, considerata il sintomo di una più ampio e complesso disagio personale . Sotto questa ottica l’abbandono scolastico come soluzione al proprio disagio individuale non risolve il disagio stesso e il malessere che ne deriva, ma può condurre verso un allontanamento sempre più profondo dalla scuola e dalle risorse che essa pur con i suoi limiti attuali, può offrire per una crescita personale. Un esempio di disagio individuale che può procurare abbandono scolastico è il fenomeno del bullismo. Quanti ragazzi di fronte ad episodi di bullismo, nel contesto scolastico, ma anche fuori da esso, sono tentati, tentano e abbandonano la scuola ?

Il rischio è che si instauri un circolo vizioso, nel quale il tentativo di soluzione messo in atto dal ragazzo non solo non risolve il problema ma tende a stabilizzarlo o aggravarlo. Contesto che pur attivandosi con le migliori intenzioni, nel tentativo di riavvicinare i ragazzi alla scuola, mette in atto tutta una serie di strategie sia a livello familiare che a livello dell’istituzione scolastica (premi, punizioni, prediche, rimproveri, opere di persuasione, sostegni nello studio, cambio di scuola, ecc.) che spesso non riescono nel loro intento. In funzione delle situazioni problematiche che si verificano nel contesto scolastico sarebbe opportuno prevedere la presenza della figura dello psicologo ,sia in una funzione preventiva che d’intervento mirato sul disagio in atto.

L’obiettivo dell’intervento psicologico, è quello di individuare delle modalità di comunicazione e di comportamento in grado di “disperdere” il circolo vizioso che si viene a creare tra il disagio individuale ed i tentativi di soluzione inefficaci come l’abbandono scolastico.

Dott.ssa Rosalia Cipollina

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