OTTO TIPOLOGIE DIVERSE DI DEPRESSIONE

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La moderna psichiatria è arrivata ad individuare 8 tipologie diverse di depressione.

Eccole di seguito:

1) Disturbo da disregolazione dell’umore dirompente (7-18 anni) E’ una condizione giovanile caratterizzata da cronica e grave irritabilità con frequenti aggressioni verso cose e persone.

2) Disturbo depressivo maggiore La gravità – lieve, moderata, grave – ha specifiche caratteristiche: ci può essere ansia, sintomi ipomaniacali, a volte deliri di colpa e di rovina, idee di persecuzione. Le donne ne soffrono circa il doppio degli uomini.

3) Disturbo depressivo persistente (distimia) L’esordio è precoce e insidioso, il decorso cronico spesso associato a disturbo borderline di personalità o da uso di sostanze. Non caratterizzato da vera angoscia, può tuttavia produrre disabilità pari al Disturbo depressivo maggiore.

4) Disturbo disforico premestruale Umore marcatamente depresso, irritabilità, disforia, ansia caratterizzano in alcune donne la fase prima del ciclo e spariscono all’arrivo delle mestruazioni o poco dopo.

5) Disturbo depressivo indotto da sostanze/farmaci Compaiono tutti i sintomi della depressione maggiore e tali sintomi persistono oltre la durata prevista degli effetti dell’intossicazione da droga o farmaco-droga o del periodo di astinenza.

6) Disturbo depressivo dovuto a condizione medica Quadro depressivo conseguenza diretta di un’altra malattia: ictus, malattia di Huntington, traumi cerebrali, Parkinson, ipotiroidismo…

7) Disturbo depressivo con altra specificazione a) depressione breve ricorrente b) episodio depressivo di breve durata c) episodio depressivo con sintomatologia insufficiente.

8) Disturbo depressivo senza altra specificazione Si classifica quando i sintomi della depressione, che causano un disagio clinicamente significativo, predominano, ma non soddisfano pienamente i criteri per uno qualsiasi dei disturbi depressivi.

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

FOBIA: IL CASO DEL PICCOLO HANS

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Il “caso del piccolo Hans” rappresenta un’ interpretazione psicodinamica di una fobia oltre ad essere il primo esempio di analisi infantile, seguito da Sigmund Freud attraverso il racconto del padre del bambino. Nel caso del bambino, come nell’adulto, la terapia, secondo Freud e l’approocio psicanalitico, consiste nel permettere l’accesso alla coscienza dei sentimenti, dei desideri istintuali che erano stati rimossi perché ritenuti inaccettabili e quindi che avevano procurato il sintomo fobico.

 

S. Freud, Analisi della fobia di un bambino di cinque anni

Quel pomeriggio padre e figlio erano venuti a consultarmi nel mio studio. Conoscevo già il bricconcello, tutto sicuro di sé ma tanto simpatico che mi faceva sempre piacere vederlo. Non so se si ricordasse di me, ad ogni modo si comportò in modo impeccabile, come un ragionevolissimo membro del consorzio umano. La visita fu breve. Il padre cominciò col dire che, nonostante tutte le spiegazioni, la paura dei cavalli non era diminuita. Dovemmo anche convenire che tra i cavalli, di cui aveva paura, e i moti palesi di tenerezza verso la madre, non c’erano molte relazioni. Ciò che sapevamo non era certo in grado di spiegare i particolari che appresi soltanto allora: che lo infastidiva soprattutto ciò che i cavalli hanno davanti agli occhi e il nero intorno alla loro bocca. Ma mentre guardavo i due seduti davanti a me e ascoltavo la descrizione dei cavalli che incutevano paura, mi venne improvvisamente in mente un altro pezzo della soluzione, tale, come capii, da sfuggire proprio al padre. Chiesi a Hans in tono scherzoso se i suoi cavalli portassero gli occhiali, e il piccino disse di no; poi se il suo papà portasse gli occhiali, e anche questa volta egli negò, nonostante fosse evidente il contrario; gli chiesi ancora se con il nero intorno alla “bocca” non intendesse dire i baffi, e infine gli rivelai che egli aveva paura del suo papà, e proprio perché lui, Hans, voleva tanto bene alla mamma. Credeva che perciò il babbo fosse arrabbiato con lui, ma non era vero, il babbo gli voleva bene lo stesso e lui gli poteva confessare tutto senza paura. Già tanto tempo prima che lui venisse al mondo, io già sapevo che sarebbe nato un piccolo Hans che avrebbe voluto cosí bene alla sua mamma da aver paura, per questo, del babbo, e tutto questo l’avevo raccontato al suo papà. – Come puoi credere che io sia arrabbiato con te? – m’interruppe il padre, – t’ho mai sgridato o picchiato? – Oh sí – lo corresse Hans, – mi hai picchiato. – Non è vero; ma quando? – Questa mattina – rispose il bambino, e il padre si ricordò che al mattino Hans gli si era gettato all’improvviso con la testa contro la pancia e che, quasi automaticamente, egli aveva risposto con uno scappellotto. Fatto singolare, il padre non aveva messo in riferimento questo particolare col contesto della nevrosi; ora però si rese conto ch’esso costituiva un’espressione della disposizione ostile del piccino verso di lui e fors’anche del bisogno di ricevere una punizione per questo.

Ritornando a casa Hans chiese al padre: – Com’è che il professore sapeva già tutto prima? Forse parla col buon Dio? – Sarei straordinariamente fiero di questo riconoscimento per bocca di un bambino, se non l’avessi provocato io stesso con la mia scherzosa vanteria. Dopo quella visita ricevetti quasi ogni giorno ragguagli sulle variazioni dello stato del piccolo paziente. Non ci si poteva aspettare che, grazie alla mia spiegazione, egli si liberasse di colpo delle sue angosce; si vide però che ora gli era offerta la possibilità di portare avanti le sue produzioni inconsce e dipanare la sua fobia. Da quel momento in poi Hans attuò un programma che potei preannunciare al genitore.

“Il 2 aprile si nota il primo reale miglioramento . Finora non era mai stato possibile convincerlo a trattenersi per un po’ di tempo fuori del portone, e quando si avvicinava un cavallo rientrava a precipizio in casa, spaventatissimo; oggi invece è rimasto davanti al portone un’ora, anche quando passava qualche carrozza, il che avviene piuttosto spesso davanti a casa nostra. Qualche volta, vedendo da lontano una carrozza, faceva per correr dentro, ma poi tornava indietro subito, come se ci avesse ripensato. Ad ogni modo, l’angoscia sembra ridotta a un residuo e i progressi avvenuti dopo la spiegazione sono innegabili.

“La sera dice: – Adesso che arriviamo fino davanti al portone, possiamo anche andare al Parco municipale.

“La mattina del 3 aprile viene a letto da me, mentre negli ultimi giorni non era mai venuto e anzi sembrava fiero di questa sua riservatezza. Gli chiedo: – Perché oggi sei venuto?

“Hans: – Quando non ho piú paura non vengo piú.

“Io: – Allora tu vieni da me perché hai paura?

“Hans: – Quando non sto con te, ho paura; quando non sto a letto con te, ho paura, ecco. Quando non avrò piú paura, non vengo piú.

“Io: – Allora tu mi vuoi bene, e la mattina presto a letto hai paura, e perciò vieni da me?

“Hans: – Sí. Perché mi hai detto che io voglio bene alla mamma e che è per questo che ho paura, mentre invece io voglio bene a te?”

Il piccolo è qui straordinariamente esplicito. Egli fa capire che in lui l’amore per il padre è in conflitto con l’ostilità verso il padre, rivale nei confronti della madre, al quale egli fa il rimprovero di non avergli fatto rilevare questo giuoco di forze opposte che doveva trovar sfogo nell’angoscia. Il padre non comprende ancora completamente suo figlio perché, durante questo colloquio, non fa che convincersi della sua ostilità verso di lui, quell’ostilità ch’io gli avevo fatto rilevare nell’ultima visita. Ciò che segue serve in realtà a dimostrare piú i progressi del padre che quelli del figlio; tuttavia lo riferirò senza cambiare nulla.

“Purtroppo non comprendo subito il senso di questa obiezione. Poiché Hans ama la mamma, vuole evidentemente che io non ci sia piú, in modo da mettersi al posto del padre. Questo desiderio ostile represso si tramuta in angoscia per la sorte del padre, sicché egli viene la mattina da me per vedere se ci sono ancora. Questa spiegazione non mi viene purtroppo in mente lí per lí, e gli dico:

“– Quando tu sei solo, è che hai paura per me e allora mi vieni a trovare.

“Hans: – Quando tu sei via, io ho paura che non torni piú a casa.

“Io: – Forse ti ho minacciato qualche volta di non tornare piú?

“Hans: – Tu no, ma mamma sí. La mamma mi ha detto che non ritornava piú a casa – (probabilmente aveva fatto i capricci e la mamma l’aveva minacciato di andarsene).

“Io: – Questo l’ha detto perché tu eri cattivo.

“Hans: – Sí.

“Io: – Tu perciò hai paura che io me ne vada via perché sei stato cattivo, e allora vieni da me.

“Appena fatta colazione mi alzo da tavola e Hans dice: – Papà, perché trotti subito via? – Noto che ha detto ‘trotti’ invece di ‘corri’ e gli rispondo: – Ah, ecco! tu hai paura che il cavallo trotti via – Hans ride.”

Sappiamo che questa parte dell’angoscia di Hans ha due componenti: paura del padre e paura per il padre. La prima proviene dall’ostilità verso il padre, la seconda dal conflitto tra tenerezza, che qui è esagerata per reazione, e ostilità.

Il padre continua: “Questo è senza dubbio l’inizio di una fase importante. Il fatto che il piccolo si azzardi al massimo a uscire dal portone, senza allontanarsi dalla casa, che a metà strada, al primo accesso d’angoscia, ritorni sui suoi passi, è dunque motivato dalla paura di non trovare piú a casa i genitori perché sono andati via. Egli è inchiodato alla casa dal suo amore per la madre, e teme ch’io me ne vada a causa dei desideri ostili (allora, sarebbe lui il padre) che nutre nei miei riguardi.

“La scorsa estate ero solito partire spesso da Gmunden alla volta di Vienna, per motivi di lavoro, e allora era lui il padre. Ricorderò a questo proposito che la paura dei cavalli è legata all’episodio di Gmunden quando un cavallo doveva portare i bagagli di Lizzi alla stazione [p. 499]. Il desiderio rimosso di vedermi andare in carrozza alla stazione, per restare solo con la mamma (il desiderio che ‘il cavallo s’avvii’), si era poi tramutato nell’angoscia di vedere i cavalli avviarsi; e in effetto nulla lo agita di piú che il vedere un carro avviarsi dal cortile del Dazio centrale, sito dirimpetto al nostro appartamento, e i cavalli mettersi in moto.

“Tutta questa parte nuova (malanimo nei confronti del padre) è potuta venire in luce soltanto dopo che il bambino ha appreso che io non ero adirato con lui per il fatto ch’egli vuole tanto bene alla mamma.

“Nel pomeriggio esco nuovamente con lui fuori del portone; va di nuovo davanti alla casa e vi resta anche quando passano le carrozze, ha paura soltanto di certe carrozze e corre dentro al portone. – Non tutti i cavalli bianchi mordono – mi spiega; ciò significa che, in virtú dell’analisi, alcuni cavalli bianchi sono già stati riconosciuti come il ‘babbo’ e quindi non mordono piú, però ce ne sono altri che mordono ancora.

“Ecco ciò che si vede dal portone della nostra casa (fig. 2): dirimpetto c’è il deposito dell’ufficio delle imposte di consumo, con una piattaforma di carico davanti a cui passano continuamente i carri che vengono a caricare casse di merci e simili. Il cortile è recinto da una cancellata che corre lungo la strada. Proprio di fronte al nostro appartamento vi è il cancello d’ingresso al cortile. Ho osservato da alcuni giorni che Hans s’impaurisce in modo particolare quando i XXXXXX

civile inevitabilmente incontra nello sforzo di superare le sue componenti pulsionali innate, dall’altra fece accorrere il padre in suo aiuto. Forse Hans ha ora il vantaggio rispetto agli altri bambini di non recare piú in sé quel germe di complessi rimossi che ha sempre importanza per la vita futura, causando una piú o meno grande deformazione del carattere, se non addirittura la disposizione a una successiva nevrosi. Questo è il parere cui sono incline, ma non so quanti altri condivideranno tale giudizio e non so neppure se l’esperienza mi darà ragione.

Domandiamoci ora: qual danno ha procurato a Hans il portare alla luce in lui complessi solitamente rimossi dai figli e temuti dai genitori? Forse che perciò egli ha seriamente tentato di tradurre in atto le sue pretese verso la madre, o forse che alle cattive intenzioni contro il padre sono subentrati i fatti? Certo, è quello che avranno temuto i molti che, misconoscendo la natura della psicoanalisi, credono che render coscienti le cattive pulsioni significhi renderle piú forti. Queste sagge persone agiscono con coerenza quando ci supplicano per l’amor del cielo di non occuparci delle brutture che si nascondono dietro le nevrosi. Ma, cosí facendo, essi dimenticano di esser medici e vengono fatalmente a rassomigliare al Sanguinello shakespeariano in Molto rumore per nulla , che consiglia alla ronda di tenersi lontana da ogni contatto con i ladri che incontrasse per via. “Con gente di quella specie, meno che ci vi immischiate o avete a che fare, meglio è per la vostra onestà.”

Al contrario, le uniche conseguenze dell’analisi sono che Hans guarisce, che non ha piú paura dei cavalli e che assume una specie di tono cameratesco con il padre, come questi ci riferisce divertito. Ma quel che il padre perde in rispetto lo riacquista in fiducia: “Credevo che tu sapessi tutto, perché hai saputo la cosa del cavallo.” L’analisi non annulla l’effetto della rimozione; le pulsioni precedentemente represse restano represse; ma essa ottiene lo stesso effetto per altra via, sostituendo al processo della rimozione, che è automatico ed eccessivo, il graduale dominio temperato e adeguato conseguito con l’aiuto delle massime istanze psichiche, in una parola: sostituendo alla rimozione la condanna . Ciò sembra darci la prova, da tempo cercata, del fatto che la coscienza – l’essere coscienti – ha una funzione biologica, e che il suo avvento implica un importante vantaggio. [ Nota aggiunta nel 1923 : La parola “coscienza” è qui usata in un senso in cui l’ho poi evitata, ossia nel senso del nostro normale concepir pensieri ammissibili alla coscienza. Noi sappiamo che tali processi di pensiero possono anche svolgersi preconsciamente , e faremo bene a considerare il loro “essere coscienti” da un punto di vista puramente fenomenico. Ciò non vuol dire, naturalmente, che anche il divenir cosciente in tal senso fenomenico non adempia una funzione biologica].

Se la cosa fosse dipesa soltanto da me avrei osato dare al bambino anche una spiegazione che i genitori ritennero di ricusargli. Avrei confermato i suoi presentimenti istintivi rivelandogli l’esistenza della vagina e del coito, e in tal modo avrei ulteriormente ridotto i suoi residui insoluti e messo fine al suo torrente di domande. Sono convinto che non ne avrebbero sofferto né il suo amore per la mamma né la sua natura di bimbo e che avrebbe compreso egli stesso che, per occuparsi di queste importanti, anzi imponenti questioni, avrebbe dovuto attendere in pace che si fosse adempiuto il suo desiderio di diventare grande. Ma l’esperimento pedagogico non fu condotto cosí a fondo.

(S. Freud, Opere , Boringhieri, Torino, 1989, vol. V, pagg. 508-511, 587-589)

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

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TIMIDEZZA E/O FOBIA SOCIALE

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Sappiamo ciò che siamo ma non quello che potremmo essere. (William Shakespeare)

 

Come l’aforisma di Shakespeare il timido sa di esserlo ma non sa quello che potrebbe essere senza la timidezza che lo blocca. Ma passiamo a parlare di quest’ultima.

La timidezza è facilmente individuabile perché le principali manifestazioni, attivate dal sistema nervoso periferico, sono: rossore in viso, battito cardiaco accelerato, sudorazione, tremore, bocca asciutta, mal di stomaco nausea ansia, variando in modo differente da individuo a individuo.
Inoltre, spesso, a livello comportamentale, la persona timida:

  • cerca di evitare il contatto visivo durante uno scambio verbale;
  • presenta una certa rigidità nella forma del comportamento sociale che si manifesta con comportamenti molto formali, che seguono l’etichetta;
  • adotta un controllo rigido delle proprie reazioni emotive;
  • ha riluttanza a dialogare, proprio perché teme di sentirsi al centro dell’attenzione;
  • ha la netta convinzione che i contenuti dei suoi discorsi siano poco interessanti.

Tutto questo lo conduce ad avere scarne relazioni sociali , poiché qualsiasi situazione esterna che lo faccia sentire al centro dell’attenzione, viene evitata
A tutto ciò il timido può adottare due stili comportamentali opposti: sottomissione o aggressività. Il timido è il più delle volte una persona che arrossisce sempre e chiede in continuazione scusa, ma può essere una persona timida anche chi è deliberatamente provocatore o fa la parte del simpaticone, amico di tutti. In questi ultimi due casi tali comportamenti servono per reagire al proprio senso di inadeguatezza e insicurezza, mascherandoli con spavalderia e spacconeria.
Nel timido si hanno anche modalità di pensiero abituali, conseguenza dei comportamenti sopraccitati. Egli ha la ferma convinzione che qualsiasi cosa faccia, gli occhi di tutti sono puntati su di lui e pronti a giudicarlo negativamente. Questa convinzione, talvolta, può diventare una vera e propria ossessione di non riuscire in prestazioni eccezionali e conseguentemente fare pessime figure e sentirsi giudicato inadeguato.
Il timido può anche trasformarsi in casa. Adottando un comportamento compensatorio della sua timidezza esterna, egli può assumere dei comportamenti autoritari, a volte prepotenti, contribuendo, così, anche in casa, ad impoverire le proprie relazioni sociali.
Molti autori attribuiscono l’ origine della timidezza ad un blocco psicologico che si stabilisce in seguito a dei condizionamenti ambientali.
Se per esempio un bambino viene continuamente rimproverato per dei comportamenti ritenuti dai suoi genitori sbagliati, tali comportamenti tenderanno ad essere repressi in seguito, anche da adulto. Nello stesso modo anche l’aver ricevuto poco amore e poche attenzioni, se non rifiuto e indifferenza, può causare, paura di non piacere agli altri e senso di inadeguatezza e insicurezza. Al contrario invece, chi ha potuto sperimentare da piccolo, protezione, sicurezza e calore affettivo, ha potuto costruire una personalità forte e stabile. Queste cause della timidezza, però, non valgono sempre. Può capitare che anche chi ha ricevuto affetto e attenzioni potrebbe diventare timido. I genitori eccessivamente protettivi che cercano di evitare la minima sofferenza ed eliminare ogni più piccolo ostacolo dalla strada del loro figlio, rischiano di applicare un modello diseducativo, che non permette al giovane di sviluppare quelle difese personali alle quali farà ricorso nel procedere della sua vita. Senza l’apporto dei suoi genitori si sentirà fragile, impotente e senza risorse.
La timidezza si presenta in particolar modo nel periodo adolescenziale, quando si verifica un totale cambiamento a livello fisico e un disorientamento della propria identità a livello psicologico. L’adolescente si sente spesso insicuro perché non si riconosce nel suo nuovo corpo che si sta formando. Questa insicurezza viene generalizzata a tutti i campi e spesso si fa fatica a trovare un proprio posto dove poter star bene. Per molti è solo una fase di passaggio, per altri può diventare un carattere permanente.

Utile si rivela mettere in ordine di “gravità” le situazioni che sono più difficili per la proprio timidezza. Si partirà dalle meno “gravi” fino alle più “gravi”. Poi si inizieranno ad affrontarle nello stesso ordine. Man mano che si sarà superata una si passerà alla successiva. Occorrerà pazienza, impegno e determinazione. Gli insuccessi all’inizio saranno probabili, ma non debbono essere di scoraggiamento, ma di stimolo ad aumentare pazienza, impegno e determinazione.

La timidezza può essere anche patologica: in questo caso diventa Fobia Sociale

Secondo il DSM-IV-TR*, i Criteri Diagnostici per la Fobia Sociale sono i seguenti:

  1. Paura marcata e persistente di una o più situazioni sociali o prestazionali nelle quali la persona è esposta a persone non familiari o al possibile giudizio degli altri. L’individuo teme di agire (o di mostrare sintomi di ansia) in modo umiliante o imbarazzante.
    Nota: Nei bambini deve essere evidente la capacità di stabilire rapporti sociali appropriati all’età con persone familiari e l’ansia deve manifestarsi con i coetanei, e non solo nell’interazione con gli adulti.
  2. L’esposizione alla situazione temuta quasi invariabilmente provoca l’ansia, che può assumere le caratteristiche di un Attacco di Panico causato dalla situazione o sensibile alla situazione.
    Nota: Nei bambini, l’ansia può essere espressa piangendo, con scoppi di ira, con l’irrigidimento, o con l’evitamento delle situazioni sociali con persone non familiari.
  3. La persona riconosce che la paura è eccessiva o irragionevole.
    Nota: Nei bambini questa caratteristica può essere assente.
  4. Le situazioni sociali o prestazionali temute sono evitate o sopportate con intensa ansia o disagio.
  5. L’evitamento, l’ansia anticipatoria o il disagio nella/e situazione/i sociale/i o prestazionale/i interferiscono significativamente con le abitudini normali della persona, con il funzionamento lavorativo (scolastico) o con le attività o relazioni sociali, oppure è presente marcato disagio per il fatto di avere la fobia.
  6. Negli individui al di sotto dei 18 anni la durata è di almeno 6 mesi.
  7. La paura o l’evitamento non sono dovuti agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (per es., una droga di abuso, un farmaco) o di una condizione medica generale, e non sono meglio giustificati da un altro disturbo mentale (per es., Disturbo di Panico Con Agorafobia o Senza Agorafobia , Disturbo d’Ansia di Separazione , Disturbo da Dismorfismo Corporeo , un Disturbo Pervasivo dello Sviluppo o il Disturbo Schizoide di Personalità ).
  8. Se sono presenti una condizione medica generale o un altro disturbo mentale, la paura di cui al Criterio A non è ad essi correlabile, per es., la paura non riguarda la Balbuzie , il tremore nella malattia di Parkinson o il mostrare un comportamento alimentare abnorme nell’ Anoressia Nervosa o nella Bulimia Nervosa .

Specificare se:

Generalizzata: se le paure includono la maggior parte delle situazioni sociali (prendere in considerazione anche la diagnosi addizionale di Disturbo Evitante di Personalità ).

* American Psychiatric Association (2000). DSM-IV-TR Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders , Fourth Edition, Text Revision. Edizione Italiana: Masson, Milano.

Libro Consigliato: A viso aperto di Nicola Ghezzani, Franco Angeli Editore (PresentazioneCopertina)

Dott. Roberto Cavaliere

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DISMORFISMO CORPOREO: DISMORFOFOBIA

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Sono geloso di tutte le cose la cui bellezza non muore. Sono geloso del ritratto che mi hai fatto. Perché deve conservare quello che io dovrò perdere? A me ogni momento che passa toglie qualche cosa, a esso aggiunge qualcosa. Oh, se fosse il contrario! Se il ritratto potesse cambiare ed io potessi esser sempre quello che sono adesso! Perché l’hai dipinto? Verrà un giorno nel quale mi schernirà, mi schernirà orribilmente. (O.Wilde, Ritratto di Dorian Gray)

Dismorfismo Corporeo (ex Dismorfofobia)
Criteri diagnostici utilizzati dall DSM-IV, per una valutazione della presenza di un disturbo da dismorfismo:

A) preoccupazione per un supposto difetto nell’aspetto fisico. Se è presente una piccola anomalia, l’importanza che la persona le dà è di gran lunga eccessiva.

B) la preoccupazione causa disagio clinicamente significativo oppure menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo, o in altre aree importanti.

C) la preoccupazione non risulta meglio attribuibile ad un altro disturbo mentale (l’insoddisfazione riguardante la forma e le misure corporee nell’anoressia nervosa).

Il dismorfismo è una patologia psichiatrica che altera la percezione mentale deformando l’immagine del proprio corpo. Ci si guarda allo specchio e ci si vede mostruosi, orribili, una maschera deforme con rughe profondissime che solcano il volto. I capelli diradati come quello di un vecchio decrepito, gli occhi spenti, il viso incavato in un’espressione di sofferenza e di morte. La notizia ha fatto scalpore perché ha coinvolto la bella Danielle Nulty, 26 anni, fisico da modella, ammirata da tutti, meno che da se stessa. Affetta da questa malattia fin dalla pubertà, la bella che si guardava allo specchio si trasformava in bestia deforme. Undici anni d’inferno, fra deliri e allucinazioni, con relativi pensieri di suicidio, fino al riconoscimento della patologia e la cura con antidepressivi. Oggi Danielle sta meglio, è ritornata ad una vita normale, sebbene dovrà imparare a convivere con questo male subdolo, un po’ come succede per le anoressie e i disturbi mentali. La storia, per fortuna a lieto fine, nasconde un paradosso: questa ragazza bellissima, condannata, come da un malefico sortilegio, a vedersi orribilmente sfigurata, ha finito per incarnare, suo malgrado, un modello di perfezione estetica, un punto di riferimento per altre teenager, che a loro volta non si vedono belle e rifiutano un rapporto equilibrato col loro corpo. Perché in questa società dell’effimero conta l’apparire più che l’essere, lo specchio deformante che gli altri riflettono su di noi.

Dott. Roberto Cavaliere

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AEROFOBIA O PAURA DI VOLARE

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L’aerofobia è collocata fra le fobie specifiche

Per FOBIA si intende una paura intensa, non realistica e sproporzionata rispetto ad una valutazione oggettiva del pericolo insito in un determinato oggetto, luogo o situazione.

Esiste la paura di alcuni animali o insetti, dei luoghi chiusi o troppo aperti, del sangue, delle tempeste, dell’acqua, ecc.

Essa determina un disagio molto profondo, sia per l’intensità dell’ansia che può arrivare sino al panico (considerabile un’ansia molto acuta), sia perché il soggetto è costretto a sconvolgere la sua vita quotidiana per evitare in qualsiasi situazione lo stimolo fobico.

L’AEROFOBIA, o paura di volare (fear of flying), è molto diffusa sia tra chi è costretto a viaggiare spesso in aereo, sia tra chi non ha mai volato e può manifestarsi con diversi livelli di intensità, dal lieve disagio sperimentato prima o durante il volo all’ansia acuta che impedisce di affrontarlo o lo rende un’esperienza terribile per l’individuo.

I sintomi si presentano in maniera più intensa prima dell’imbarco ed in alcune fasi particolari del volo vissute come “più problematiche” come il decollo, l’atterraggio o in caso di turbolenze, temporali o forte vento. Tutte le fasi del volo possono, comunque, essere vissute con ansia.

In base a recenti sondaggi in Italia tra le persone che hanno volato almeno una volta (37% della popolazione) il 33% dichiara di avere paura ed il 10% assicura che non volerà mai più. Aggiungendo a queste percentuali quelle di chi vola abitualmente ma con difficoltà e di chi teme il volo pur non avendo mai volato, la parte di popolazione che vive l’aereo con più o meno disagio si aggira attorno al 50%. Personaggi famosi come Mara Venier, Adriano Celentano, Cher, Meg Ryan e tanti altri ne sono affetti

Si presenta, generalmente, con i seguenti sintomi:

  • senso di oppressione,
  • vertigini,
  • disturbi alla vista,
  • tremori,
  • paura di morire o d’impazzire,
  • tachicardia,
  • difficoltà a respirare
  • altri…

L’intervento piu’ efficace sulla paura di volare è strutturato sulla base di uno specifico modello teorico che cerca di far luce sulla personalità umana, sul suo sviluppo, sul perché in alcuni casi insorgano dei disturbi psicologici, sul come fare per vincerli; si tratta dell’APPROCCIO COGNITIVO-COMPORTAMENTALE, nato in America all’inizio degli anni ’60.

Secondo tale prospettiva esiste una stretta connessione tra i pensieri, le emozioni ed i comportamenti dell’uomo; ciò significa che ogni stato emotivo, ogni nostro comportamento dipende da quello che pensiamo della situazione in cui ci troviamo. Un pensiero quale: “Mi trovo insieme a persone che mi amano e mi proteggono” provocherà nell’individuo emozioni positive, quali la gioia, la tranquillità e stimolerà comportamenti come il sorriso o il gioco; il pensare “Morirò, non ce la farò a fare ciò” darà luogo viceversa ad emozioni negative quali ansia, rabbia, tristezza e a comportamenti quali il pianto o l’irrigidimento muscolare.

Gli stati emotivi sperimentati da chi ha paura di volare possono essere attribuiti a dei pensieri assolutamente irrazionali sulle dinamiche del volo o su alcune situazioni vissute come particolarmente pericolose.

TIPOLOGIA DELL’AEROFOBICO

Nello sviluppo della “ORGANIZZAZIONE DI PERSONALITA’ FOBICA”, dunque, la modalità di per se stessa adattativa di richiesta di protezione attraverso il comportamento di paura determina l’instaurarsi di una relazione reciproca tra bambino e genitori di tipo estremamente ansioso; si ha così una prolungata necessità di aiuto e di vicinanza che blocca le attività esploratorie del bambino e lo sviluppo della sicurezza di sé.

In età adulta il controllo dei pericoli dall’essere demandato alle figure genitoriali, diviene gradualmente una prerogativa personale.

L’atteggiamento che il soggetto ha verso se stesso è complessivamente positivo; egli infatti, pur percependosi spesso debole e vulnerabile fisicamente o mentalmente, è dotato solitamente di una buona autostima e di un buon senso di amabilità personale, che risultano però subordinati alla capacità di tenere sotto controllo tutte le situazioni e le persone vissute come sicure e fidate, perché lo conoscono, lo accettano e possono aiutarlo in caso di necessità.

La facilità a stabilire conoscenze, l’apparente sicurezza ed estroversione nascondono un’accurata ed attenta selezione, poiché le situazioni o le persone sconosciute nascondono sempre possibili pericoli.

Per prevenirli è necessario conoscere perfettamente tutto ciò che l’individuo si appresta ad affrontare, anticipare tutti gli eventuali imprevisti, prevedere il ruolo di ogni possibile variabile.

Al controllo delle situazioni esterne si aggiunge quello delle manifestazioni interiori, degli stati emotivi, con lo scopo sia di evitare sensazioni nuove o improvvise che, anche per la difficoltà nel riconoscerle, risultano sgradevoli, allarmanti, e rischiano di far perdere il controllo, sia per nascondere agli altri le proprie debolezze, dal momento che potrebbero approfittarne.

Risulta probabilmente adesso più chiaro come il volo possa rappresentare per chi possiede dei simili tratti di personalità un’esperienza molto difficile da affrontare.

Si tratta, infatti, di una situazione in cui il soggetto si trova costretto a mettere la propria integrità fisica completamente in mano ad una persona sconosciuta (il pilota), della quale non ha la possibilità di verificare la competenza e l’affidabilità; egli inoltre non possiede nozioni sulla dinamica del volo, per cui non è assolutamente in grado di esercitare il minimo controllo su ciò che avviene, di anticipare gli eventi, di valutare la gravità di situazioni inattese che potrebbero verificarsi, come un rumore improvviso, la presenza di vento o di nebbia.

Non ultimo, le diverse fasi del volo possono provocare sensazioni fisiche nuove ed inattese che, seppure innocue, possono risultare inspiegabili e provocare ansia, timore di perdere il controllo sulle proprie reazioni corporee.

I contenuti specifici della paura di volare variano molto da soggetto a soggetto, ma ci sono delle situazioni che si possono ritenere comunemente più temute di altre. Tra queste troviamo i momenti del decollo, dell’atterraggio, e la presenza di turbolenze o di cattive condizioni atmosferiche; queste vengono vissute come fasi molto pericolose del volo, in cui si pensa che sia più probabile il verificarsi di un qualunque incidente e i rumori, gli scossoni vengono avvertiti molto intensamente. Altri aspetti del volo che generalmente provocano disagio sono il fatto di trovarsi intrappolati, chiusi nello spazio ristretto dell’aereo, di non poter quindi uscire in caso di intenso malessere e di non poterlo inoltre nascondere alle altre persone delle quali non è possibile eludere la presenza. Ancora, dell’esperienza del volo possono provocare timore la rapidità del mezzo, l’altezza, la sensazione di vuoto, il pensiero dell’ineluttabilità della morte in caso di incidente. Quando viaggia in aereo, inoltre, l’individuo sembra avere il senso, più che con qualsiasi altro mezzo di trasporto, di un’esperienza di “separazione”, dato che vi è un distacco estremamente rapido e repentino dalla propria realtà e dai propri cari; ci si lascia velocemente alle spalle un mondo rassicurante per proiettarsi verso un futuro sconosciuto e minaccioso, quale è quello dell’immaginario fobico. Quando affronta un viaggio in aereo il soggetto deve quindi anche fare i conti con la sua capacità di vivere l’esperienza della separazione e con l’ansia ad essa collegata. E’ per questo motivo che il momento dell’atterraggio, del ritorno al contatto con la terra, con la realtà conosciuta, seppure vissuto come pericoloso, suscita generalmente meno ansie di quello del decollo che rappresenterebbe il distacco da ciò che ci dà sicurezza e l’inizio del viaggio verso l’incerto.

SOSTITUIRE LA PAURA DELLA NON CONOSCENZA CON LA FIDUCIA DELLA CONOSCENZA

L’obiettivo che vi proponiamo è quello di acquisire gli strumenti necessari per STRUTTURARE in modo piu’ equilibrato sia la PAURA , sia l’esperienza del VOLO.

Che cosa significa? Sappiamo che l’uomo ha la necessità per poter vivere di dare un senso alla realtà che lo circonda, di selezionare ed organizzare in modo significativo e funzionale allo svolgimento delle sue attività gli innumerevoli stimoli provenienti dall’ambiente; in tal modo si crea una struttura di conoscenza che gli consente di orientarsi nel mondo, di agire, di prevedere gli eventi e farvi fronte.

Abbiamo visto come questa fondamentale esigenza che appartiene ad ogni essere umano risulta particolarmente forte in alcuni soggetti che presentano alcuni specifici tratti di personalità cosiddetti “fobici”; perché essi possano affrontare senza eccessiva ansia una qualsiasi esperienza questa deve possedere le caratteristiche della familiarità, della prevedibilità, della controllabilità.

Quello che vi proponiamo è, quindi, un insieme di informazioni con lo scopo di facilitare il crearsi di una struttura di conoscenza che renda maggiormente comprensibili sia l’esperienza della paura che quella del volo.

La paura viene generalmente vissuta da chi presenta un disturbo fobico come uno stato emotivo totalmente irrazionale ed ingiustificato; ciò che intendiamo mostrare è come questo non sia affatto vero e come essa invece abbia un suo importante significato non relativamente allo stimolo che direttamente la scatena (in questo caso il volo), ma in connessione col particolare modo che il soggetto ha di interpretare il mondo e, quindi, la situazione che sta vivendo.

Se prevedete la situazione in modo positivo essa risulterà positiva. Avrete ansia perche’ non conoscete l’esperienza del volo, ma riuscirete comunque ad affrontarla come tutte le altre situazioni che avete affrontato in passato; e lo farete al meglio perche’ avete come corredo genetico la capacita’ di affrontare e risolvere le situazioni problematiche. Tutto quello che dovete fare e’ impegnarvi a pensare nel miglior modo possibile, perche’ se non fate nulla, se cioè non costruite cioe’ attivamente situazioni che vi fanno provare piu’ ansia del normale, riuscirete facilmente a portare a termine il compito che vi siete prefissati. Siamo nati per sopravvivere per cui non attueremo mai comportamenti lesivi per noi o per gli altri e non proveremo emozioni sgradevoli se non ci mettiamo attivamente a stimolarci pensieri catastrofici.

Vi verranno presentate delle specifiche tecniche di tipo cognitivo-comportamentale funzionali alla gestione della paura e dell’ansia che serviranno per farvi comprendere meglio come gestire la situazione del volo.

Per quanto riguarda l’aereo poi vi proponiamo dettagliate informazioni tecniche sulle dinamiche del volo e su tutto ciò che lo circonda, come il funzionamento del controllo del traffico aereo, la gestione delle eventuali turbolenze durante il viaggio, ecc..; lo scopo è quello di rendere questa esperienza il più familiare e prevedibile possibile e quindi probabilmente molto meno ansiogena.

In questa fase cercheremo anche di sconfermare quelle vostre convinzioni irrazionali circa il volo (quale ad esempio la credenza di essere più in pericolo quanto più si è in alto e si procede velocemente, mentre in realtà è vero esattamente il contrario) cui facevamo riferimento nel seconda sezione di questa presentazione e che, come abbiamo visto, sono responsabili delle nostre emozioni più invalidanti.

RISTRUTTURAZIONE COGNITIVA

E’ necessario che impariate a focalizzare l’attenzione sui pensieri automatici ed illogici relativi all’esperienza di volare che invadono la vostra mente e vi spaventano. Una modalità utile per aiutarsi a farlo è quella di appuntarli sul DIARIO DEI PENSIERI IRRAZIONALI, qui allegato, proprio nel momento in cui vi assalgono, in qualsiasi ora del giorno ed in qualsiasi luogo vi troviate, a casa o a lavoro. E’ quello che vi chiederemo di fare durante il corso, tra la fase teorica e quella pratica. Nel giorno e nelle ore precedenti al volo tali pensieri non mancheranno di presentarsi con tutta la loro forza; la fase più critica è generalmente quella che precede l’arrivo all’aeroporto e l’imbarco, mentre già dal momento in cui si sale sull’aereo l’ansia inizia a decrescere. Quello che pensate della situazione in cui vi trovate vi fa provare emozioni che sono in relazione diretta con i vostri pensieri. Andrete all’aereoporto molto tesi e, a casa, pensando in modo negativo a quello che vi succedera’ vi stimolerete ansia; nel vostro posto piu’ rassicurante, se penserete a situazioni negative, sarete piu’ ansiosi che in qualsiasi altro posto. Andando all’aereoporto la vostra ansia crescera’ fino a che, nel momento in cui vi renderete conto dell’ambiente e comincerete a conoscere quello di cui temete, l’ansia calera’. Riaumentera’ nel momento in cui entrerete nell’aereo ma subito dopo, mentre siete dentro l’azione che piu’ temete, vi accorgerete che l’ansia decrescera’ fino a non esserci quasi per nulla pochi minuti dopo il decollo.

Questo metodo ci aiuterà ad individuarli per darci poi la possibilità di criticarli e fronteggiarli insieme prima di volare.

Vi si richiede di annotare una serie di informazioni relative ad ogni singolo pensiero di questo tipo che vi viene in mente: il momento del giorno ed il luogo in cui vi trovate, ciò che state facendo e quali sentimenti provate, la natura esatta del pensiero, le vostre reazioni ad esso, le tecniche impiegate per eliminarlo ed i risultati che riuscite ad ottenere.

Portate con voi il Diario compilato il giorno della fase pratica, in modo da poterne discutere in gruppo prima di affrontare il volo.

Diario dei pensieri irrazionali

Descrivi in dettaglio che cosa èsuccesso quando un qualche pensiero irrazionale sul volo ti èvenuto in mente PENSIERI ALTERNATIVI

Quali altri pensieri puoi proporti per stare meglio?

CHE COSA HAI FATTO?

Annota tutte le tue reazioni al pensiero

SENTIMENTI

Che cosa stavi provando?

QUALE PENSIERO TI E’ VENUTO IN MENTE?

ATTIVITA’

Che cosa stavi facendo?

LUOGO

Dove ti trovavi?

TEMPO

In che momento della giornata?

ARRESTO DEL PENSIERO

E’ importante che acquisiate una pratica sempre maggiore nel riconoscere i pensieri automatici negativi ed irrazionali riguardo le pratiche di volo che vi rendono ansiosi. A questo punto imparerete, con un po’ di pratica, ad intervenire su di essi bloccandoli con irruenza ed a sostituirli con pensieri di calma e di serenità.

Dovrete solo dire fermamente “basta” a voi stessi.

In alcuni casi, per facilitare la comprensione e l’acquisizione di questa tecnica, viene utilizzato come esempio un elastico con cui ci si colpisce il polso, con lo scopo di provocarsi un dolore momentaneo piuttosto acuto che blocca i pensieri d’ansia per qualche secondo. Un’attivita’ di distrazione qualsiasi puo’ interrompere il flusso deipensieri terrorizzanti in qualsiasi momento: dovrete essere piuttosto duri e fermi con voi stessi per arrestare i pensieri negativi.

Appena riuscirete a comprendere ciò, dovrete provare immediatamente a pensare a qualcosa di completamente diverso e piacevole che stabiliremo insieme; questo avrà come effetto una notevole diminuzione della tensione ed indurrà in voi uno stato di calma e di tranquillità.

Una volta appresa in modo adeguato, questa tecnica potrà essere utilizzata nella fase pratica, durante il volo, per ridurre l’ansia.

TECNICHE IMMAGINATIVE

Altre tecniche molto utilizzate per tentare di gestire i pensieri negativi implicano l’uso dell’immaginazione, sia in senso positivo che negativo.

Nel primo caso si tratta di imparare a concentrare la propria attenzione su certi eventi piacevoli, immaginandoli con il maggior numero di dettagli ed in modo più realistico possibile; questo esercizio produce emozioni positive che costituiscono un efficace strumento per combattere l’ansia nei momenti in cui essa vi assale.

Nel secondo caso è necessario organizzare un momento giornaliero di preoccupazione: stabilirete ad esempio una mezz’ora nell’arco della giornata durante la quale vi obbligherete a pensare a ciò che vi preoccupa circa l’esperienza di volare; ciò vi metterà in grado per tutto il resto del tempo di evitare i pensieri negativi demandandoli al momento specifico ad essi deputato.

Esempi di possibili Pensieri Negativi sul volo:

– “Durante il viaggio il motore potrebbe rompersi e l’aereo cadere in picchiata.”

– “In caso di nebbia o scarsa visibilità l’aereo potrebbe andare a sbattere contro una montagna o contro un altro aereo.”

– “Se durante il volo fossi colto da un attacco d’ansia non potrei scappare e sarei costretto a manifestarlo davanti a tutti gli altri passeggeri, facendo una figura terribile.”

– “La mia ansia potrebbe raggiungere un livello tale da provocarmi un infarto.

ESERCIZIO DELL’OBSTACLE GUIDANCE

Abbiamo sottolineato in precedenza la difficoltà che chi teme il volo ha nel dare fiducia a persone che non conosce perfettamente, nello specifico il pilota dell’aereo, anche se riconosciute come abili e competenti.

La tecnica che proponiamo è finalizzata ad accrescere la vostra capacità di affidarvi agli altri, se ritenuti capaci e degni di fiducia, e di lasciarvi guidare passivamente, quindi senza la minima possibilità di controllo, attraverso luoghi sconosciuti.

Uno dei partecipanti sceglie tra gli altri la persona che gli dà più sicurezza e le chiede di bendarlo; nella fase iniziale questa lo conduce attraverso la stanza nella quale si trovano descrivendo in ogni istante, molto dettagliatamente e preventivamente, il percorso che stanno seguendo e gli oggetti che incontrano.

Questo esercizio dovrà essere ripetuto più volte finchè il soggetto non si sente sufficientemente rilassato per poter passare alla fase successiva.

Nel secondo stadio la coppia percorre lo stesso tragitto precedente ma in assoluto silenzio, semplicemente con la mano della guida appoggiata sulla spalla o sul braccio dell’altro; anche in questo caso si attende che il soggetto superi l’ansia e raggiunga uno stato di calma.

La terza fase dell’esercizio prevede che si affrontino nuove stanze che la persona bendata non conosce e che la guida descrive minuziosamente mentre le percorre. Nello stadio finale il soggetto si lascia dirigere attraverso percorsi sconosciuti senza alcun supporto verbale da parte del suo compagno, al quale si affida completamente.

Nell’ambito del corso tutti, a turno, sperimenterete questa tecnica; essa contribuirà ad allentare le vostre difese, la vostra necessità di esercitare un controllo su qualsiasi situazione, vi mostrerà come a volte sia possibile ed utile affidarsi ad altre persone, che in determinate situazioni, come quella di pilotare un aereo, sono sicuramente più capaci e competenti di noi.

Utili sono anche le Tecniche di Rilassamento a cui vi rimando.

Invito anche a leggere la Terapia Razionale Emotiva

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

EMETOFOBIA

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L’emetofobia è la paura di vomitare causata prevalentemente dall’incapacità di dominare e prevedere i propri conati. Alla base di questa fobia vi è il timore della perdita di controllo e dell’ansia di non sapere le conseguenze che avrà un senso di nausea provato.

Esistono due categorie di soggetti emetofobi:

1 Quelli che hanno paura di vomitare

2 Quelli che hanno paura di vedere gli altri vomitare (molto più rari).

Un’ulteriore suddivisione degli emotofobi è:

Quelli con ansia-prevenuta che soffrono di un disturbo d’ansia, spesso accompagnato da attacchi di panico e da una moderata agorafobia. In questo gruppo di emetofobi, l’ansia porta a provare un senso di nausea, che di conseguenza induce maggiore ansia.

Quelli con nausea-prevenuta che hanno malattie che possono causare la nausea ( ad esempio, il mal di mare). Questo fa scattare una reazione fobica alla nausea che porta ansietà e può portare altri sintomi, come maggiore nausea.

L’inizio dell’insorgenza di tale fobia è generalmente in età adolescenziale ed i genitori che conoscono poco del vomito , spesso, non riuscendo a fornire spiegazioni e rassicurazioni su tale fenomeno contribuiscono a rafforzare tale fobia.

Circa le cause non se ne sono trovate di specifiche. Possibili cause potrebbero essere:

•  esperienze di abuso nell’infanzia,

•  brutte esperienze di vomito, quali ad esempio l’ingestione di cibo contaminato .

Spesso il soggetto è colto da crisi in momenti nei quali può rivelarsi difficile o imbarazzante isolarsi dalle persone a lui vicine (es.: allo stadio, al cinema o più semplicemente a casa di amici). Nella stragrande maggioranza dei casi, gli attacchi di panico che seguono la paura di dover vomitare sono del tutto ingiustificati e non si risolvono quasi mai con effettivo vomito.

Il soggetto affetto da questa fobia può provare senso di nausea anche per periodi molto più lunghi rispetto alla norma pur non avendo alcuna effettiva patologia fisica.

Spesso gli emetofobi sviluppano una vera e propria “resistenza psicologica” al vomito che impedisce loro di rimettere anche quando la cosa gioverebbe realmente all’organismo.

Sebbene alcuni emetofobici soffrano o abbiano sofferto in passato di anoressia nervosa, la correlazione di questa sindrome con un disturbo alimentare è quasi sempre errata perché nella maggioranza dei casi è solo la paura di vomitare a produrre restrizioni alimentari, con conseguente sottopeso.

La psicoterapia consigliata prevede inizialmente un approccio analitico volto alla ricerca di possibili cause ed un approccio cognitivo-comportamentale volto al controllo e riduzione della fobia stessa.

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

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CLAUSTROFOBIA

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La claustrofobia è sicuramente una delle fobie più diffuse. Essa è la paura di luoghi chiusi o troppo affollati, come ascensori, gallerie, cinema, metropolitane… Le persone che soffrono di claustrofobia manifestano malessere, sensazione di soffocamento, oppressione, e hanno l’impressione di essere rinchiusi o imprigionati ogni qual volta sono esposti alla situazione fobica.
La claustrofobia e l’agorafobia sono considerati due facce della stessa medaglia in quanto le situazioni che spaventano sono simili, ma con la motivazione sottostante differente: l’agorafobico ha timore dell’attacco di panico, di non poter essere soccorso in caso di malessere e apprezza di essere accompagnato e rassicurato da una persona di fiducia, il claustrofobico si sente soffocare se attorno a sé non ha uno spazio da lui considerato sufficientemente ampio. Il claustrofobico e l’agorafobico hanno strutture di personalità opposte: il primo è in genere una persona autonoma, ama avere i propri spazi, la propria indipendenza, è infastidito da chi si preoccupa per lui, mentre l’agorafobico in genere è una persona passiva e dipendente che ha bisogno di qualcuno che si occupi di lui, ama i legami stabili.
Le persone con claustrofobia sono costrette a impostare le scelte di vita e la quotidianità in relazione al loro disturbo d’ansia e mettono in atto condotte di evitamento nei confronti della situazione ansiogena. In genere prediligono mansioni da svolgere all’aperto, che garantiscano una discreta dinamicità, mentre soffrono a eseguire lavori sedentari all’interno di una struttura. Quando sono in casa, amano stare con le porte delle stanze spalancate, non riescono a dormire con la porta della camera da letto chiusa e, in alcuni casi, esigono che le finestre stiano aperte, anche in inverno per avere la garanzia che circoli sufficiente aria. Possono sentirsi soffocati da persone troppo opprimenti e questo si ripercuote anche nei legami affettivi.
L’agorafobico può diventare claustrofobico per reazione, ovvero, magari inconsapevolmente, si sforza di superare le sue paure esponendosi talmente a situazioni ansiogene che lo portano a sviluppare il disturbo opposto!

Il trattamento sintomatico della claustrofobia è relativamente semplice, se non complicato da altri disturbi psicologici, e prevede primariamente un percorso di psicoterapia cognitivo comportamentale di breve durata (spesso entro i 3-4 mesi).
La psicoterapia della claustrofobia, dopo un periodo di esame del caso che si esaurisce in breve, passa necessariamente attraverso l’utilizzo delle tecniche di esposizione graduata agli stimoli temuti. Il paziente viene avvicinato in modo molto progressivo agli stimoli che innescano la paura, partendo da quelli più lontani dall’oggetto o situazione centrale (es. l’immagine di una stanza chiusa ma piena di luce). Il contatto con tali stimoli viene mantenuto finché inevitabilmente non subentra l’abitudine ed essi non generano più ansia. Solo a tal punto si procede all’esposizione ad uno stimolo leggermente più ansiogeno, in una gerarchia accuratamente preparata in seduta a priori. In questo modo, nell’arco di poche settimane, si riesce a salire sulla gerarchia fino ad arrivare a esposizioni molto più forti, senza suscitare mai troppa ansia nel soggetto e ripetendo ogni esercizio finché non è diventato “neutro”.
Tale procedura può spaventare molto le persone che soffrono di una claustrofobia, poiché implica affrontare direttamente l’oggetto o situazione temuta, ma se ben effettuata, con l’aiuto di un terapeuta esperto, è assolutamente applicabile e garantisce un successo nella stragrande maggioranza dei casi.
In alcuni casi, per rendere più efficace il metodo, si insegnano al paziente strategie di rilassamento fisiologico e lo si invita ad utilizzarle poco prima di esporsi agli stimoli ansiogeni, in modo da facilitare la creazione di un nuovo condizionamento, in cui l’organismo associ rilassamento, anziché ansia, a tali stimoli.

Nel caso di claustrofobia invalidante è molto diffuso l’uso di farmaci ansiolitici “al bisogno”, per gestire l’ansia dovendo fronteggiare necessariamente certe situazioni temute (es. prima di entrare in metropolitana). Tale strategia consente di sopravvivere all’evento, ma non ottiene altro che l’effetto di rafforzare la fobia.

TESTIMONIANZE

Fabiana Età: 42 Da qualche mese, in seguito alla permanenza in metropolitana in blocco una mattina, ho sviluppato nuovamente la claustrofobia.premetto che 10 anni fa ne soffrivo, in forma lieve, pero’ e’ scomparsa e fino a poco tempo fa, e ho viaggiato per il mondo senza piu’ sentire questo problema, in modo assolutamente naturale, per anni.ora, da quando e’ accaduto l’evento sopra citato, in un semplice magazzino o in un ascensore sconosciuto tendo a sentirmi ”male” e cerco un’uscita all’aria aperta subito (mentre il mio di casa, per quanto sia al 6 piano continuo a prenderlo, ma ogni situazione nuova mi crea ansia e tendo ad evitare il luogo se posso). Ognivolta che non vedo via d’uscita, provo queste sensazioni bruttissime (anche se all’aperto). Facendo un lavoro di un certo tipo (sono manager in una multinazionale) e’chiaramente molto invalidante, e temo che il mio lavoro possa subire qualche problema, con rischi alla mia posizione. Per ora ho viaggiato comunque, meno, ma con xanax prima della partenza, ma non vorrei evitare i viaggi o pian piano peggiorare, ne’ riferire ai miei superiori che ho questo problema (per ora nessuno se ne e’ accorto).Solo l’idea pero’ di fare un lungo viaggio (possibile) tipo in Giappone (sebbene in passato ci sia gia’ andata piu’ volte) sto male… I problemi correlati alla cosa alla quale penso potrebbero essere: – la paura di perdere il lavoro, questo problema ormai e’ molto pesante, e avendo (da sola, sono separata con un figlio) un mutuo consistente per 20anni…logicamente mi fa pensare. – una relazione con il mio compagno, da 10 anni quasi, che recentemente si e’trasferito a casa mia (lui non e’ ossessivo, anzi il contrario, e questo a volte mi crea ”gelosia” dato che e’ un tipo che guarda le donne…).- mia madre, invece molto ossessiva e molto insistente, che pero’ tengo a giusta distanza…(ma non sempre riesco a farlo per ovvie ragioni). insomma non saprei a cosa dare la colpa, se non a me stessa, di tutto questo. voglio togliermi questo problema al piu’ presto, non voglio piu’ avere questa claustrofobia.

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

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INTERVISTA SULLE FOBIE AL DOTT.CAVALIERE

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Articolo tratto dall’intervista al dott.Roberto Cavaliere sul tema delle fobie pubblicato sul numero di settembre 2008 della rivista mensile “COME STAI”

Il dottor Roberto Cavaliere, psicologo a Napoli, si è laureato in Psicologia all’università La Sapienza di Roma e in Filosofia all’università Federico II di Napoli. È p residente dell’Asipdar, l’Associazione per lo studio e l’intervento sulle problematiche e dipendenze affettive e relazionali ed è responsabile dei siti www.iltuopsicologo.it e www.maldamore.it

 

Quando la paura fa 90!

Se vi paralizzate davanti a un insetto, vi atterrisce l’idea di salire su un aereo o svenite alla vista di un ago, sappiate che non siete i soli a soffrire di fobie. La psicoterapia fa miracoli sui grandi, mentre per i piccoli basta una coccola in più

 

Secondo il Dsm IV, il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali punto di riferimento per psicoterapeuti e psichiatri, la fobia specifica è una paura marcata, persistente, eccessiva o irragionevole. Può essere provocata dalla presenza o dall’attesa di un oggetto o di una situazione specifica come per esempio volare, l’altezza, gli animali, gli insetti, un’iniezione, la vista del sangue. La persona che ne soffre reagisce quasi sempre con una forte ansia che, a volte, può diventare attacco di panico*, pur nella consapevolezza che il timore è eccessivo o irrazionale.

La paura è un sentimento insito nell’uomo – sottolinea il dottor Cavaliere – e non è negativa in sé. Se per esempio una persona nonostante il timore dell’aereo riesce a volare, allora non presenta una fobia patologica. Lo diventa nel momento in cui la situazione temuta viene sistematicamente evitata o sopportata con ansia intensa e profondo disagio . Perché si possa parlare di fobia, quindi, è necessario che ci siano almeno tre condizioni, cioè che sia causata da stimoli ritenuti minacciosi e limitata a quelli; che determini terrore ed evitamento della situazione e che scateni timori e ansie (anche quella anticipatoria, cioè che si prova prima di affrontare l’evento) eccessive che interferiscono con il lavoro e le relazioni sociali.

 

Da dove nasce nessuno lo sa

L’origine delle fobie specifiche è ancora ignota. Si sono succedute diverse interpretazioni negli anni ma non esiste ancora una spiegazione univoca.

Secondo la teoria psicanalitica – spiega il dott. Cavaliere – rappresentano una sorta di allarme contro l’ansia generata da pulsioni inconsce rimosse e simbolicamente riversate su oggetti o situazioni esterne. La persona, evitando gli stimoli che generano paura, evita i conflitti rimossi a livello inconscio e le conseguenze punitive che essi evocano, cioè castrazione e perdita di amore .

Per la teoria comportamentale, le reazioni fobiche sono frutto di un apprendimento condizionato: uno stimolo ambientale che è sempre stato neutro, per esempio la vista di un oggetto o di un cane, a un certo punto viene associato, anche casualmente, a un altro stimolo incondizionato di paura, che stimola una risposta comportamentale di terrore e di evitamento. Di conseguenza la persona impara a ridurre la paura evitando le situazioni che la provocano.

C’è poi la teoria cognitiva secondo cui l’ansia è causata da pensieri irrazionali o disfunzionali acquisiti sulla realtà. Questi pensieri – dice l’esperto – sarebbero come filtri che spingerebbero la persona a interpretare gli eventi in modo minaccioso. Così, per esempio, chi dipende fortemente dal giudizio degli altri e ritiene di non essere bravo a esporre il proprio pensiero, tormentato dal timore di essere giudicato male e di perdere la stima altrui, sarà preso dal panico all’idea di dover esporre il proprio pensiero, specie se diverso da quello degli altri . Manifesterà perciò sintomi psicosomatici come tachicardia, nausea, vertigini o ansia e se parlerà lo farà in modo inadeguato. Potrà anche non riuscirci e infatti la fobia di parlare in pubblico ne è un esempio.

 

I quattro gruppi principali

Sono quattro le categorie in cui vengono generalmente divise le fobie.

Il terrore per gli animali e gli insetti

Le fobie appartenenti a questa categoria assumono nomi singolari, come cinofobia (fobia dei cani), ailurofobia (fobia dei gatti), ornitofobia (fobia degli uccelli), aracnofobia (fobia dei ragni), entomofobia (fobia degli insetti), bufonofobia (fobia dei rospi), melissofobia (fobia delle api).

Dipende da un trauma o dall’emulazione

Compaiono in genere intorno ai sette anni, soprattutto nei bambini già ansiosi e timorosi e a scatenarle spesso è un piccolissimo trauma, come il trovarsi di fronte a un cane o un gatto minaccioso o il ritrovarsi addosso un insetto all’improvviso. Solo per quella riguardante i ragni (l’aracnofobia) e gli animali comunemente ritenuti pericolosi (come pipistrelli e simili) si tende per un’interpretazione ancestrale: questi esseri appartengono a un immaginario collettivo di paura perché nei racconti tramandati nei secoli sono sempre stati legati a contesti inquietanti. La predisposizione alla paura sarebbe presente nell’uomo, in particolare nel cervello emotivo (amigdala/sistema libico) pronto ad attivarsi immediatamente anche con modeste esposizioni allo stimolo, specie in quelle persone che per motivazioni genetiche o per esperienze passate sono più sensibili.

Le paure evolutive, cioè quelle che nascono da bambini, secondo gli esperti possono anche dipendere da un processo di emulazione. Il bambino, per esempio, ha un genitore che soffre di quella stessa paura e che involontariamente trasmette anche al piccolo o questa naturalmente viene imitata dal figlio. In quel caso si tratta di una fobia traslata dalla figura della mamma o del papà o da qualche altra figura parentale molto presente nella vita del piccolo.

Secondo Freud c’è ostilità tra padre e figlio

A queste si unisce anche un’interpretazione psicanalitica: chi sposa questa teoria pensa che dietro l’ansia che si sperimenta quando si incontra o si sta per incontrare l’animale di cui si ha paura, ci sia un allarme dovuto a una spinta inconscia proibita. Per esempio, dietro la paura dei cavalli di un bambino, secondo un caso clinico raccontato da Freud, si potrebbe nascondere l’ostilità contro il padre. Secondo il racconto riportato dallo studioso, il nero che si trova intorno agli occhi e alla bocca del cavallo ricordava al bambino il brutto carattere del padre e l’aggressione nei suoi confronti rappresentava l’impulso proibito che a livello cosciente prendeva la forma dell’equinofobia. Naturalmente questo è solo un esempio e ogni storia e ogni fobia va contestualizzata e affrontata singolarmente.

Ne soffre soprattutto il sesso femminile

La fobia degli animali e degli insetti colpisce le donne nel 75-90 per cento dei casi e non ha una grande tendenza familiare. Può protrarsi fino all’età adulta ma non è detto che accada, mentre è difficile che compaia da grandi. È una di quelle che interferisce poco con la vita di chi ne soffre e raramente va in psicoterapia.

 

La fobia del sangue, delle iniezioni e delle ferite

Questa è la paura provocata dalla vista del sangue o di una ferita o dal fatto di dover ricevere un’iniezione o altre procedure mediche invasive come un’esplorazione rettale, un prelievo di sangue, un’anestesia dal dentista, la dilatazione della cervice uterina, i punti di sutura. In qualcuno questo genere di fobia può anche comparire alla vista di un film con scene violente e sanguinolente.

Una reazione diversa

A differenza di tutte le altre, questa fobia ha una peculiarità: comporta una risposta organica diversa. La fobia di sangue, ferite e aghi, dopo un temporaneo incremento della frequenza cardiaca e dei valori della pressione arteriosa (le reazioni che si verificano anche negli altri casi), induce una crisi a livello della circolazione sanguigna che provoca il rallentamento del ritmo del cuore e l’abbassamento della pressione fino allo svenimento nel 70-80 per cento dei casi. Mentre nelle altre fobie si verifica in genere anche l’aumento dell’ormone adrenalina (che circola in maggiore quantità di fronte a una situazione di pericolo), qui si verifica un processo opposto e in particolare negli uomini è stata osservata anche la presenza di asistolia, cioè assenza di battito cardiaco per qualche istante.

Questione di sensibilità ma anche di geni

L’origine della fobia per il sangue e le ferite è oggetto di discussioni. Secondo alcuni va attribuita solo al disagio-ribrezzo in persone particolarmente sensibili, secondo altri dipende da un meccanismo di evoluzione dell’uomo finalizzato al normale istinto di sopravvivenza e causato dal calo dei valori della pressione arteriosa. È come se, a livello inconscio, si temesse, alla vista del sangue altrui, di perderne del proprio e, attraverso il meccanismo fisiologico della riduzione della pressione che accompagna tale paura, si riducesse anche la probabilità di un’emorragia. C’è invece un generale accordo sulla registrazione di un’altissima connotazione familiare-ereditaria. Il 70 per cento circa delle persone che soffre della fobia del sangue, degli aghi e delle ferite ha infatti un familiare con la stessa paura, il che ha fatto pensare che la componente ereditaria sia più rilevante che in altri casi.

Comincia da bambini

C’è una maggiore frequenza nelle donne (55-70 per cento). Anche questa fobia però non risulta molto invalidante e raramente si va in psicoterapia per curarla, a meno che non si scelga di svolgere una professione del campo sanitario. Compare da bambini o da adolescenti e più raramente in età adulta.

Paura dei temporali, del buio e dell’altezza

Le fobie attivate da elementi naturali sono la brontofobia (paura dei temporali), la ceraunofobia (paura dei tuoni), l’acrofobia (paura delle altezze), la scotofobia (paura del buio), l’idrofobia (paura dell’acqua).

Questa è una fobia abbastanza limitante: chi ne soffre infatti si agita moltissimo ogni volta che deve affrontare un certo evento naturale. Se, per esempio, sta per scoppiare un temporale o viene meno la luce all’improvviso, la persona prova angoscia e terrore, vorrebbe scappare (anche se non si sente al sicuro da nessuna parte) e ha sempre bisogno di una persona di riferimento che la protegga. Spesso invece è da sola e dunque è ancora più atterrita.

Paure ancestrali , coccole e rassicurazioni

Come per la fobia degli animali, in questa categoria di paure giocano due componenti. Da un lato, i timori ancestrali: gli eventi naturali, soprattutto violenti, hanno sempre inciso sulla sopravvivenza degli esseri umani. Questo retaggio, unito al substrato ambientale (per esempio una tromba d’aria avrà un impatto maggiore in Italia rispetto ai Paesi con clima monsonico) e a un temperamento ansioso, può far scatenare la fobia. Dall’altro, conta anche il ruolo dei genitori: il fatto che la fobia si sviluppi o meno nell’infanzia potrebbe dipendere da come e quanto i genitori sono riusciti a stare vicino ai bambini durante gli eventi naturali temuti. Per esempio, durante i tuoni e i fulmini non basta stare vicino a un bambino spaventato e limitarsi ad abbracciarlo. Questi sono gesti essenziali ovviamente, ma altrettanto necessario è spiegare che si tratta di un fenomeno transitorio. Insomma bisogna proteggere e rassicurare il piccolo, specie se ansioso, altrimenti si trascinerà questa fobia anche da grande.

Anche da adulti

Le paure ambientali possono comparire in età adulta, ma in genere solo in conseguenza a un disturbo post-traumatico da stress, cioè seguono a per esempio a un uragano, un terremoto, che innesca la paura che l’evento possa ripetersi. Anche qui c’è una leggera prevalenza di diffusione al femminile, mentre il ricorso alla psicoterapia è molto più importante, dato il carattere invalidante della fobia stessa.

La paura di volare, degli ascensori o delle gallerie

Queste fobie sono scatenate da situazioni specifiche come i luoghi chiusi o stretti come i tunnel, le gallerie e gli ascensori (claustrofobia) o il guidare (amaxofobia) o il volo (aviofobia).

Una questione di controllo

All’interno di questo gruppo ci sono fobie più razionali, come quella di volare, evento contrario alla natura umana e altre meno comprensibili che riguardano i mezzi di trasporto su terra o l’attraversamento di ponti o gallerie, più congeniali agli uomini. Queste fobie sono legate al timore di perdere il controllo, il proprio o quello altrui. Per esempio, nel caso dell’aereo, ci si deve affidare ad altri (il pilota) e a un mezzo (l’aereo) di cui non si conosce bene il funzionamento. Se invece si ha paura di guidare, allora prevale il terrore di perdere il controllo dell’auto e di provocare un incidente. La paura dei luoghi chiusi (ascensori, tunnel, gallerie) è legata all’impossibilità di scappare e all’essere confinati in uno spazio limitato. Ci sono alcuni che non riescono ad andare al cinema, in metropolitana perché avvertono un senso di soffocamento: questo può essere anche il riflesso di una situazione da cui ci si sente oppressi.

Il ruolo delle esperienze passate

Le fobie situazionali sono dovute a esperienze reali o simboliche che hanno fortemente condizionato la vita. Nel caso della claustrofobia, per esempio, la persona può essere stata rinchiusa in uno spazio ristretto e può aver sperimentato sensazioni di soffocamento oppure può aver percepito una sensazione simbolica di intrappolamento, per esempio in una relazione interpersonale difficile.

Discorso simile per la paura dell’acqua, del fondo, del nuoto. Uno studio ha indagato su questa fobia, somministrando un questionario ai familiari di 50 bambini. Il 56 per cento del campione ha affermato che la fobia era comparsa al primo contatto dei figli con l’acqua; il 26 per cento riconosceva nel condizionamento indiretto (cioè nell’aver visto altri bambini paurosi) la causa della fobia e solo il 2 per cento a seguito di un episodio condizionante classico. Il restante 16 per cento non trovava alcuna spiegazione se non il fatto che i figli avessero avuto da sempre la fobia dell’acqua. Per quanto concerne la paura del volo, molti fobici la fanno risalire alle notizie di aerei precipitati, altri alle turbolenze vissute e altri ancora all’aver visto altre persone spaventarsi durante il volo. In genere insomma la paura di volare risale a esperienze pregresse o riportate, tranne per coloro che soffrono già di panico o per gli agorafobici*. Questi infatti evitano di volare per paura di essere colpiti da un attacco di panico, mentre i fobici veri e propri per timore che l’aereo cada. A differenza delle altre fobie appartenenti a questa categoria, a prevalenza femminile, l’aviofobia sembra riguardare allo stesso modo donne e uomini.

 

Come riconoscere la paura dalla fobia

Il Dsm-IV stabilisce criteri precisi per distinguere una paura normale da una fobia, e cioè che l’ansia e l’evitamento di certe situazioni non devono essere legate a disturbi mentali di altro tipo o a sostanze o farmaci che possano alterare lo stato mentale; che l’ansia, il panico e l’evitamento non dipendano da altri disagi psicologici come il disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo post-traumatico da stress o il disturbo d’ansia di separazione. Inoltre Il Dsm-IV stabilisce che deve essere analizzato il modo in cui viene vissuta l’esposizione alla situazione o la semplice attesa di quella – sottolinea lo psicologo – e se questa comporta una paura leggera o marcata. Se per esempio il solo fatto di sapere di dovere andare da un amico che ha l’animale che si teme comporta un’irragionevole ansia e timore, allora potrebbe trattarsi di una fobia . Infine va anche osservato l’atteggiamento di evitamento. Se l’ansia si placa solo quando l’evento è superato – ribadisce Cavaliere – o, peggio ancora, solo quando si rinuncia all’evento (non si va in campagna per evitare incontri ravvicinati con gli insetti o non si prende l’aereo perdendo un’occasione importante), la persona da sola si renderà conto che la sua paura ha un aspetto patologico e che bisogna intervenire .

La psicoterapia comportamentale

Il trattamento elettivo in caso di fobia è quello comportamentale che segue un’idea del tipo “fare amicizia con le proprie paure”. Dice il dottore: Si mette in atto un processo di desensibilizzazione mediante un’esposizione programmata e graduale all’oggetto fobico. La persona viene avvicinata in modo lento e progressivo agli stimoli che innescano la paura, partendo da quelli più lontani dall’oggetto, per esempio l’osservazione di immagini di cani o l’immagine di una siringa nuova, per mettere in campo una tecnica all’inizio solo immaginativa. Man mano, poi, si passa al contatto reale: per esempio, nel caso della paura di volare ci sono corsi, organizzati anche dalle compagnie aeree, che propongono spiegazioni tecniche e voli simulati . Il contatto con tali stimoli viene mantenuto finché non subentra l’ abitudine e questi non generano più un’ansia forte. A questo punto si procede all’esposizione a uno stimolo leggermente più ansiogeno, in una scala ben congegnata. Nel giro di qualche mese, in genere, si riesce a risalire fino a esposizioni più forti , ripetendo ogni esercizio finché lo stimolo fobico non diventa neutro. Tale psicoterapia può spaventare molto, poiché il fobico deve affrontare la situazione temuta , ma se effettuata da psicoterapeuti esperti, garantisce un’ottima percentuale di successo. S e non ci sono altri disagi psicologici la psicoterapia comportamentale dura 6 mesi o un anno al massimo e le sedute sono settimanali.

Il trattamento cognitivo

A quella comportamentale si può aggiungere una terapia cognitiva che punta a ristrutturare schemi mentali sbagliati o idee disfunzionali assunte nel tempo. Per esempio, nel caso dell’aereo, se uno ha paura che l’aereo cada e teme di morire, il trattamento consisterà nel conoscere tutte le indagini effettuate, secondo cui l’aereo è il mezzo più sicuro e quello che registra meno incidenti. Si effettua insomma – conferma il dottore – una ristrutturazione mentale che tuttavia va affiancata sempre a quella comportamentale perché, senza l’esposizione agli stimoli temuti, si proverà ansia e terrore quando ci si ritroverà poi, prima o poi, di fronte all’oggetto della paura . La durata della psicoterapia cognitiva in genere coincide con quella comportamentale, infatti quasi sempre si fanno insieme .

La psicanalisi

L’indirizzo psicoanalitico parte dal presupposto che la fobia sia il riflesso di qualcos’altro, di un impulso proibito rimosso che si riflette sull’oggetto della paura. Quindi secondo gli psicanalisti bisogna andare all’origine della paura irrazionale, indagare il passato e scavare tra i ricordi per capire da dove viene e quindi risolverla. Quando avviene questo, si prende coscienza del significato sostitutivo che ha la fobia e l’oggetto perde (o dovrebbe perdere) così la sua valenza fobica. È un percorso di cura che necessita di tempi piuttosto lunghi, addirittura anni e le sedute possono essere anche tre alla settimana.

I farmaci nei casi più seri

Nel caso di fobie gravi e invalidanti possono lo specialista in psichiatria può prescrive farmaci ansiolitici, che aiutano a gestire l’ansia quando si devono affrontare necessariamente certe situazioni temute per esempio prima di prendere l’aereo. Tale strategia consente senz’altro di sopravvivere all’evento, ma – sottolinea Cavaliere – tende a rafforzare la fobia perché la persona apprenderà che solo con l’aiuto del farmaco è in grado di superare il terrore .

Ines Siano

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

NUOVE FOBIE

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ANUPTAFOBIA È il terrore di restare «single», da «nupta» sposa in latino con «a» privativo.

BIOFOBIA È il timore di catastrofi ecologiche e di nuove epidemie. Terrori «classici»: la Bse (Encefalopatia spongiforme bovina); l’influenza aviaria; il timore di alimentarsi con gli Ogm; la paura di eventi come lo «tsunami» o di uragani come «Katrina» e delle conseguenze del buco dell’ozono.

CYBERFOBIA Paura di tutto ciò che ha a che fare con i computer.

EUROFOBIA È nata dopo l’euforia per l’unificazione europea. È caratterizzata dal senso di perdita e dalla sensazione di dover condividere qualcosa con Paesi di cui in precedenza si era solo sentito parlare.

ISLAMFOBIA Nasce dal timore che l’Islam si appresti a conquistare il mondo sconvolgendo il nostro stile di vita.

PAUPEROFOBIA È la paura di sembrare poveri e non è assolutamente in relazione con il conto in banca. Obbliga a confrontare continuamente ciò che si ha e ciò che hanno gli altri. Vizia le regole sociali e famigliari. Costringe spesso a comprare prodotti che non ci si possono permettere. Il termine viene da «pauper» , povero in latino.

PROSOFOBIA È il timore del progresso sociale. Viene dal greco: «proso», che significa: io vado avanti.

QUASIMODOFOBIA È la preoccupazione eccessiva per il proprio aspetto, alla base di certi eccessi della chirurgia estetica. Il termine deriva dal Quasimodo, il campanaro gobbo, di Notre-Dame de Paris di Victor Hugo.

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

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FOBIE

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Il DSM-IV (1994) definisce la fobia specifica come la “paura marcata e persistente, eccessiva o irragionevole, provocata dalla presenza o dall’attesa di un oggetto o situazione specifici (per es. volare, altezza, animali, ricevere un’iniezione, vedere il sangue, ecc.)”.
La persona che soffre di fobia specifica , reagisce quasi sempre con una risposta ansiosa di fronte allo stimolo fobico. Questa risposta ansiosa a volte può prendere forma di attacco di panico sensibile a quella particolare situazione.
Generalmente l’adulto con questo tipo di disturbo si rende conto che la sua paura è eccessiva o irragionevole, mentre nei bambini questa caratteristica può essere assente. Sempre nei bambini l’ansia potrebbe manifestarsi in pianto, scoppi di ira, irrigidimento o nell’aggrapparsi a qualcuno.
Nella maggior parte dei casi la situazione (o più situazioni) fobigena viene sistematicamente evitata e in alcuni casi viene sopportata con intensa ansia o disagio.
Un dei criteri adottati nel DSM-IV è che l’evitamento attivo, l’ansia anticipatoria o il disagio nella situazione fobica, interferiscano significativamente con la normale routine dell’individuo, con il funzionamento lavorativo o scolastico oppure con le attività o le relazioni sociali, o ancora sia presente disagio marcato per il fatto stesso di avere la fobia.
Nelle persone con un’età inferiore ai diciotto anni la durata del disturbo dovrebbe essere di almeno sei mesi.
Naturalmente per questo tipo di valutazione diagnostica dovrebbe essere esclusa una diagnosi alternativa in grado di giustificare la presenza dell’ansia, degli attacchi di panico o l’evitamento fobico associati con l’oggetto o le situazioni specifiche.

Sempre il DSM-IV specifica alcuni tipi fondamentali di fobia così descritti:

tipo animali. Se la paura è provocata da animali o insetti. E’ un sottotipo che esordisce in genere durante l’infanzia.

tipo ambiente naturale. Se la paura è attivata da elementi dell’ambiente naturale, come temporali, altezze, acqua. Come il precedente è un sottotipo che esordisce nell’infanzia.

tipo sangue-iniezioni-ferite. E’ specificato se la paura viene provocata dalla vista di sangue o di una ferita, o dal ricevere un’iniezione o altre procedure mediche invasive. E’ un sottotipo con un’alta familiarità, ed è di frequente caratterizzato da un’imponente risposta vasovagale.

tipo situazionale. Questo sottotipo dovrebbe essere specificato nei casi in cui la paura fosse provocata da una situazione specifica, come trasporti pubblici, tunnel, ponti, ascensori, volare, guidare, oppure luoghi chiusi. E’ un sottotipo con una distribuzione dell’età di esordio bimodale, con un picco nell’infanzia ed un altro picco verso i 25 anni di età. E’ un sottotipo che sembra simile al disturbo di panico con agorafobia da diversi punti di vista: distribuzione tra i sessi, concentrazione familiare, età di esordio.

altro tipo. Sottotipo da specificare nel caso la paura fosse scatenata da altri stimoli come: la paura o l’evitamento di situazioni che potrebbero portare a soffocare, vomitare o contrarre una malattia; la fobia dello “spazio” (cioè il timore di cadere giù se si è lontani dai muri o altri mezzi di supporto fisico); e il timore nei bambini dei rumori forti o dei personaggi in maschera.

I disturbi d’ansia sembrano essere i più diffusi rispetto agli altri principali dist urbi mentali. Nel grande gruppo dei disturbi d’ansia le fobie sono probabilmente le più comuni (agorafobia, claustrofobia, fobia specifica, fobia sociale). Una persona con fobia specifica spesso teme solo secondariamente la situazione o l’oggetto fobico, mentre la paura principale sembra essere relativa all’attacco d’ansia o di panico che potrebbe attivarsi in quella situazione, cioè una paura di perdere il controllo di sé che potrebbe essere estesa alla paura della perdita in generale, probabilmente legata a situazioni traumatiche infantili. Dal punto di vista cognitivo si può pensare che l’immagine che il fobico si creare anticipatamente rispetto alla situazione alla quale va incontro faccia scattare l’evitamento o la risposta ansiosa. Modificare la rappresentazione fino al raggiungimento di un modello neutro potrebbe aiutare a vincere l’ansia anticipatoria.

Generalmente questo tipo di sintomatologia può essere efficacemente risolto con un intervento anche di breve durata. Le psicoterapie di elezione sembrano essere: la terapia di esposizione e la terapia cognitiva combinata con esposizione. Per la fobia tipo sangue-iniezioni-ferite si sono ottenuti buoni risultati con la tensione applicata ed esposizione (Fonagy, P., Roth, A., 1996).

Fra i vari studiosi che hanno trattato le fobie interessante è il contributo di Marks che distingue i seguenti elementi semiologici:

1) È sproporzionata allo stimolo.Ciò significa che la maggior parte delle persone reagirebbe con indifferenza o bassi livelli di ansia agli stessi stimoli. (es.: il claustrofobico non riesce a fare una cosa per noi molto facile: prendere l’ascensore).

2) Non può essere controllata con un’analisi razionale. Spiegare la genesi del disturbo, i meccanismi di mantenimento, la non pericolosità delle situazioni temute e l’assurdità della paura non riduce in alcun modo il problema.

3) Sfugge al controllo volontario. Vani sono gli appelli all’autocontrollo. Il fobico reagisce ai segnali di pericolo con risposte apprese che hanno carattere di automatismo. Egli non è in grado di controllare le alterazioni del sistema nervoso autonomo quali il battito cardiaco, respirazione, pressione sanguigna, sudorazione, temperatura, tensione muscolare, scariche di adrenalina, ecc. Tutte queste risposte fisiologiche elicitate dallo stimolo fobico sono il risultato di un apprendimento (condizionamento classico). Il loro effetto congiunto è talmente potente e rapido da far stare male il fobico e indurlo alla fuga.

4) Produce l’evitamento della situazione temuta. La fuga è una strategia di emergenza. Generalmente il fobico prevede in modo accurato tutte le situazioni che lo possono mettere in ansia e le evita sistematicamente. La sua vita può subire forti limitazioni in funzione di questa strategia. L’agorafobico che non esce di casa perde il lavoro, gli amici, gli abituali svaghi. Il bambino con la fobia della scuola è danneggiato nell’apprendimento.

Teorie eziologiche

TEORIA COMPORTAMENTALE.
In questa ottica si ritiene che le fobie si possono spiegare ricorrendo ai noti paradigmi dell’apprendimento: 1) apprendimento classico pavloniano; 2) apprendimento operante skinneriano; 3) apprendimento per imitazione sociale (Miller-Dollard).


TEORIA PSICANALITICA.
La fobia è considerata un sintomo nevrotico (isteria d’angoscia) il cui significato è inconscio (desideri sessuali e aggressivi). Poiché tali desideri, che provengono da pulsioni istintuali, sono inaccettabili dalla censura, il soggetto se ne libera proiettando parte della carica psichica legata a tali pulsioni su «oggetti» esterni (meccanismo di difesa). L’«oggetto» fobico è temuto sia perché simboleggia il desiderio illecito, sia per le conseguenze punitive che esso evoca (castrazione e perdita di amore).
Variabili che facilitano l’acquisizione delle fobie
Dagli studi di Eysenck emerge che variabili personologiche facilitano l’acquisizione dell’ansia; gli introversi la acquisiscono più facilmente degli estroversi essendo più condizionabili. Anche il sesso è un fattore predisponente che vede la donna al primo posto. Il 95% delle fobie per animali, il 75% delle agorafobie e il 60% delle fobie sociali sono appannaggio delle donne.
Nell’infanzia le paure aumentano e diminuiscono alle varie età sotto l’influenza di fattori socio-culturali, maturazionali, di apprendimento (Jersild, Holmes). Per quanto riguarda l’età, emerge che le fobie per gli animali insorgono nell’infanzia, l’agorafobia e le fobie sociali dopo la pubertà, quelle monosintomatiche a qualsiasi età. Sempre nei bambini, secondo Kennedy, hanno peso fattori quali la razza, il ceto sociale, lo stato di salute il rapporto con i genitori.
Alcune fobie hanno effetti gravemente invalidanti di natura psicosomatica, sociale, psicologica Il loro trattamento ha carattere di urgenza. Le tecniche di terapia comportamentale sono quelle che hanno ottenuto i risultati più brillanti con una percentuale di successo dell’80% in trattamenti della durata media di 30 sedute (Wolpe).

TEORIA COGNITIVA

Secondo questo approcio l’ansia e’ causata da pensieri irrazionali o disfunzionali sulla realta’. Questi pensieri sarebbero come dei “filtri” in grado di distorcere l’analisi obiettiva di quanto accade alla persona e indurrebbero ad interpretare gli eventi in termini minacciosi. Cosi’, ad esempio, una persona fortemente dipendente dal giudizio degli altri, che ritenga di non essere abbastanza intelligente o brava ad esporre il proprio pensiero, tormentata dal timore di essere giudicata negativamente e perdere la loro stima o la loro benevolenza se le idee da esporre sono diverse da quelle professate dagli altri(nonche’ altri innumerevoli pensieri negativi che vi lascio immaginare), sara’ presa dal panico all’idea di dover esporre il proprio pensiero; manifestera’ sintomi psicosomatici, se parlera’ lo fara’ in modo inadeguato ma potra’ anche non riuscirci affatto. La fobia degli esami e di parlare in pubblico ne sono un esempio. Alcuni esponenti di questa teoria sono A. ELLIS, A.T.BECK, COOK, NEWMARK, FRERKING.

TEORIA UMANISTICO-ESISTENZIALE

Secondo gli umanisti ogni persona deve crescere in un ambiente che lo rassicuri con affetto e giudizi positivi.Bambini ipercriticati da genitori e educatori saranno da adulti ipercritici verso se stessi.Sono perennemente scontenti di cio’ che fanno avendo adottato standards autovalutativi molto severi. Poiche’ gli insuccessi rispetto a questi standards sono vissuti come fallimenti della loro vita sviluppano fobie come meccanismo di difesa verso cio’ che puo’ rappresentare una minaccia per il proprio concetto del se’.
Gli esistenzialisti, inoltre, enfatizzano nell’analisi eziologica la discrepanza esistente tra comportamenti che non rispondono alle autentiche aspirazioni della persona e questo bisogno di autenticita’. Ansia, panico e fobie si manifesterebbero nelle persone che diventano consapevoli che le loro azioni non sono in armonia con i desideri del se’ autentico( Rogers,Maslow).

TEORIA BIOLOGICA

Si tratta di un approcio molto debole; non vi sono prove della ereditarieta’ delle paure e fobie.Tuttavia e’ interessante l’emergere di prove che mettono in evidenza il ruolo della gracilita’ costituzionale (Lacey) o dello stress cronico (Seligman) come fattori che facilitano l’acquisizione delle fobie.

Intervista al dott.Roberto Cavaliere sul tema delle FOBIE pubblicato sul numero di settembre 2008 della rivista mensile “COME STAI”

Intervista su “Le paure: cosa sono, da che sono, generate, come si possono sconfiggere” su 7Magazine del 19.02.2007

Di seguito propongo un’Elenco delle principali fobie, di cui molte, fortunatamente sono molto rare ed altre sono “curiose”:

Ablutofobia: Paura di lavarsi o fare il bagno.
Acarofobia: Paura di avere prurito o degli insetti che causano prurito.
Achluofobia: Paura del buio.
Acousticofobia: Paura dei rumori.
Acrofobia: Paura dell’altezza.
Acrofobia: paura dei luoghi alti
Aeroacrofobia: Paura di posti alti e aperti.
Aerofobia: Paura delle correnti d’aria, di inghiottire aria o respirare aria contaminata.
Aerofobia: paura di volare
Aeronausifobia: Paura di vomitare a causa del mar d’aria.
Agliofobia: Paura del dolore.
Agorafobia: Paura degli spazi aperti o di trovarsi in posti pubblici affollati.
Agorafobia: paura degli spazi aperti
Agrafobia: Paura degli abusi sessuali.
Agrizoofobia: Paura degli animali selvatici.
Agyrofobia: Paura delle strade o di attraversare le strade.
Aichmofobia: Paura degli aghi o degli oggetti appuntiti.
Aicmofobia: paura degli oggetti acuminati e taglienti
Ailurofobia: Paura dei gatti.
Ailurofobia: paura dei gatti
Algofobia: Paura ossessiva di soffrire.
Allodoxafobia: Paura delle opinioni.
Altofobia: Paura dell’altitudine.
Amartofobia: paura di sbagliare o peccare
Amatofobia: paura e fastidio per la polvere
Amaxofobia: Paura di leggere in macchina.
Ambulofobia: Paura di camminare.
Amnesifobia: Paura delle amnesie.
Amychofobia: Paura dei graffi o di essere graffiato.
Anablefobia: Paura di guardare in alto.
Ancraofobia o Anemofobia: Paura del vento.
Androfobia: Paura degli uomini.
Androfobia: paura degli uomini
Anemofobia: Paura delle correnti d’aria o del vento.
Anginofobia: Paura dell’angina, di soffocare.
Angrofobia: Paura di avere fame.
Ankylofobia: Paura dell’immobilità di un’articolazione.
Anthrofobia o Anthofobia: Paura dei fiori.
Anthropofobia: Paura della gente o della società.
Antlofobia: Paura delle inondazioni.
Antropofobia: paura della gente e dei contatti sociali
Anuptafobia: Paura di rimanere single.
Apeirofobia: Paura dell’infinito.
Aphenphosmfobia: Paura di essere toccati.
Apifobia: Paura delle api.
Arachnefobia o Arachnofobia: Paura dei ragni.
Aracnofobia: paura dei ragni
Arithmofobia: Paura dei numeri.
Arsonfobia: Paura del fuoco.
Asthenofobia: Paura di svenire o di sentirsi deboli.
Astrafobia o Astrapofobia o Brontofobia : Paura di tuoni e fulmini.
Astrofobia: Paura delle stelle e dello spazio celeste.
Asymmetrifobia: Paura delle cose asimmetriche.
Ataxiofobia: Paura dell’atassia (mancato coordinamento muscolare)
Ataxofobia: Paura del disordine.
Atefobia: Paura delle rovine.
Atelofobia: Paura dell’imperfezione.
Athazagorafobia: Paura di essere dimenticati o ignorati.
Atomosofobia: Paura delle esplosioni atomiche.
Atychifobia: Paura di fallire.
Aulofobia: Paura dei flauti.
Aurofobia: Paura dell’oro.
Aurorafobia: Paura dell’aurora.
Autodysomofobia: Paura di chi puzza.
Autofobia: Paura di essere soli o di se stessi.
Automatonofobia: Paura di tutto ciò che falsamente rappresenta un essere senziente. (burattini, ventriloqui, statue di cera… )
Automysofobia: Paura di essere sporchi.
Aviofobia o Aviatofobia: Paura di volare.
Bacillofobia: Paura dei microbi.
Bacteriofobia: Paura dei batteri.
Ballistofobia: Paura dei missili o delle pallottole.
Barofobia: Paura della gravità.
Basofobia o Basifobia: Incapacità di stare in piedi. Paura di camminare o cadere.
Bathofobia: Paura della profondità.
Batofobia: Paura dell’altezza o di essere vicini a alti edifici.
Batofobia: paura della profondità e delle altezze
Batonofobia: Paura delle piante.
Batrachofobia: Paura degli anfibi, come rane, tritoni, salamandre, etc.
Belonefobia: Paura di spilli e aghi (Aichmofobia).
Bibliofobia: Paura dei libri.
Blennofobia: Paura del viscido.
Bogyfobia: Paura dei folletti o degli spauracchi.
Bolshefobia: Paura dei bolscevichi.
Bromidrosifobia o Bromidrofobia: Paura degli odori corporei.
Bromidrosifobia: fastidio eccessivo per i cattivi odori
Brontofobia: paura delle tempeste, dei tuoni, dei cicloni, degli uragani, dei tornado
Bufonofobia: Paura dei rospi.
Cacofonia: Paura della bruttezza.
Cainofobia o Cainotofobia: Paura delle innovazioni, novità.
Caligynefobia: Paura delle donne belle.
Cancerofobia: Paura del cancro.
Carcinofobia: Paura del carcinoma.
Cardiofobia: Paura del cuore.
Cardiofobia: paura delle malattie del cuore
Carnofobia: Paura della carne.
Catagelofobia: Paura di essere ridicolizzati.
Catapedafobia: Paura di saltare da posti alti e bassi.
Cathisofobia: Paura di sedersi.
Catoptrofobia: Paura degli specchi.
Cenofobia o Centofobia: Paura di cose nuove o di idee.
Ceraunofobia: Paura dei tuoni.
Chaetofobia: Paura dei capelli.
Cheimafobia o Cheimatofobia: Paura del freddo.
Chemofobia: Paura delle sostanze chimiche o di lavorare a contatto con esse.
Cherofobia: Paura della felicità.
Chionofobia: Paura della neve.
Chiraptofobia: Paura di essere toccati.
Cholerofobia: Paura della rabbia o di provare collera.
Chorofobia: Paura di ballare.
Chrometofobia o Chrematofobia: Paura dei soldi.
Chromofobia o Chromatofobia: Paura dei colori.
Chronofobia: Paura del tempo.
Chronomentrofobia: Paura degli orologi.
Cibofobia o Sitofobia o Sitiofobia: Paura del cibo.
Cinofobia: paura dei cani o di essere morsi da questi
Claustrofobia: Paura di spazi chiusi.
Claustrofobia: paura di luoghi chiusi e/o affollati
Cleithrofobia o Cleisiofobia: Paura di essere rinchiusi in posto chiuso.
Cleptofobia: Paura di rubare.
Climacofobia: Paura delle scale, scalare o cadere di sotto.
Clinofobia: Paura di andare a letto.
Clithrofobia o Cleithrofobia: Paura di essere rinchiusi.
Cnidofobia: Paura degli spaghi.
Coimetrofobia: Paura dei cimiteri.
Coitofobia: Paura del coito.
Cometofobia: Paura delle comete.
Contreltofobia: Paura dell’abuso sessuale.
Coprastasofobia: Paura della costipazione.
Coprofobia: Paura delle feci.
Coprofobia: paura delle feci, ritenute fonti di contagio (sin. scatofobia)
Coulrofobia: Paura dei clown.
Counterfobia: Il piacere di un fobico nel ricercare situazioni che lo spaventano.
Cremnofobia: Paura dei precipizi.
Cromatofobia: fastidio e paura per i colori
Cryofobia: Paura del freddo estremo, ghiaccio o brina.
Crystallofobia: Paura dei cristalli o del vetro.
Cyberfobia: Paura dei computer o di lavorare al computer.
Cyclofobia: Paura delle biciclette.
Cymofobia: Paura delle onde o di movimenti ondeggianti.
Cynofobia: Paura dei cani o della rabbia.
Cypridofobia o Cyprifobia o Cyprianofobia o Cyprinofobia: Paura delle prostitute o delle malattie veneree.
Decidofobia: Paura di prendere decisioni.
Defecaloesiofobia: Paura di una defecazione dolorosa.
Deipnofobia: Paura di cenare o di conversare a cena.
Dementofobia: Paura della follia.
Demofobia: Paura della folla (Agorafobia).
Demofobia: paura della folla (sin. oclofobia)
Demonofobia o Daemonofobia: Paura dei demoni.
Dendrofobia: Paura degli alberi.
Dentofobia: Paura dei dentisti.
Dermatofobia: Paura delle lesioni cutanee.
Dermatosiofobia o Dermatofobia o Dermatopathofobia: Paura delle malattie cutanee.
Dextrofobia: Paura degli oggetti alla destra del corpo.
Diabetofobia: Paura del diabete.
Didaskaleinofobia: Paura di andare a scuola.
Dikefobia: Paura della giustizia.
Dinofobia: Paura delle vertigini o dei vortici.
Diplofobia: Paura di vedere doppio.
Dipsofobia: Paura di bere.
Dishabiliofobia: Paura di spogliarsi di fronte a qualcuno.
Dismorfofobia: paura di essere brutti, deformi, impresentabili
Domatofobia o Oikofobia: Paura delle case o di essere in una casa.
Dorafobia: Paura del pelo o della pelle degli animali.
Dromofobia: Paura di attraversare le strade.
Dromofobia: paura di camminare e viaggiare (sin. odofobia)
Dutchfobia: Paura dei tedeschi.
Dysmorphofobia: Paura della deformità.
Dystychifobia: Paura degli incidenti.
Ecclesiofobia: Paura delle chiese.
Ecofobia: Paura di restare soli in casa.
Eisoptrofobia: Paura degli specchi o di vedersi allo specchio.
Electrofobia: Paura dell’elettricità.
Eleutherofobia: Paura della libertà.
Elurofobia: Paura dei gatti.
Emetofobia: Paura di vomitare.
Emofobia: paura del sangue (sin. ematofobia)
Enetofobia: Paura degli spilli.
Enochlofobia: Paura della folla.
Enosiofobia o Enissofobia: Paura di aver commesso un peccato imperdonabile o del criticismo.
Entomofobia: Paura degli insetti.
Eosofobia: Paura dell’alba.
Ephebifobia: Paura dei teenagers.
Epistaxiofobia: Paura del sangue dal naso.
Epistemofobia: Paura della conoscenza.
Equinofobia: Paura dei cavalli.
Eremofobia: Paura di essere se stessi o della solitudine.
Ereuthrofobia: Paura di arrossire.
Ereutofobia: paura di arrossire (sin. eritrofobia)
Ergasiofobia: 1) Paura di lavorare. 2) Paura dei chirurghi ad operare.
Ergasiofobia: timore di agire e provocare esiti disastrosi
Ergofobia: Paura di lavorare.
Erotofobia: Paura dell’amore sessuale o delle questioni sessuali.
Erythrofobia o Erytofobia o Ereuthofobia: 1) Paura delle luci rosse. 2) Di arrossire. 3) Del rosso.
Eufobia: Paura di sentire buone notizie.
Eurotofobia: Paura dei genitali femminili.
Fagofobia: fastidio alla assunzione del cibo
Fasmofobia: paura dei fantasmi
Febrifobia o Fibrifobia o Fibriofobia: Paura della febbre.
Felinofobia: Paura dei gatti (Ailurofobia, Elurofobia, Galeofobia, Gatofobia).
Fonofobia: paura dei suoni
Fotofobia: paura e fastidio per la luce
Francofobia: Paura della Francia, della cultura francese Gallofobia, Galiofobia).
Frigofobia: Paura del freddo, delle cose fredde.
Galeofobia o Gatofobia: Paura dei gatti.
Gallofobia o Galiofobia: Paura dei francesi, della cultura francese (Francofobia).
Gamofobia: Paura del matrimonio.
Geliofobia: Paura della risata.
Geniofobia: Paura dei menti.
Genofobia: Paura del sesso.
Genufobia: Paura delle ginocchia.
Gephyrofobia o Gephydrofobia o Gephysrofobia: Paura di attraversare i ponti.
Gerascofobia: Paura di invecchiare.
Gerontofobia: Paura dei vecchi e di invecchiare.
Geumafobia o Geumofobia: Paura di assaggiare.
Ginofobia: paura delle donne
Glossofobia: Paura di parlare in pubblico o di provare a parlare.
Gnosiofobia: Paura di conoscere.
Graphofobia: Paura di scrivere o scrivere a mano.
Gymnofobia: Paura della nudità.
Gynefobia o Gynofobia: Paura delle donne.
Hadefobia: Paura delle campane.
Hagiofobia: Paura dei santi o delle cose sacre.
Hamartofobia: Paura di peccare.
Haphefobia o Haptefobia: Paura di essere toccati.
Harpaxofobia: Paura di essere derubati.
Hedonofobia: Paura di provare piacere.
Heliofobia: Paura del sole.
Hellenologofobia: Paura dei termini greci o delle complesse terminologie scientifiche.
Helminthofobia: Paura di essere infestati dai vermi.
Hemofobia o Hemafobia o Hematofobia: Paura del sangue.
Herpetofobia: Paura dei rettili, delle cose striscianti.
Heterofobia: Paura del sesso opposto (Sexofobia).
Hierofobia: Paura dei preti e di cose sacre.
Hippofobia: Paura dei cavalli.
Hobofobia: Paura degli accattoni, vagabondi.
Hodofobia: Paura di viaggiare su strada.
Homichlofobia: Paura della nebbia.
Homilofobia: Paura dei sermoni.
Hominofobia: Paura degli uomini.
Homofobia: Paura dell’uguaglianza, monotonia o dell’omosessualità o di diventare omosessuale.
Hoplofobia: Paura delle armi da fuoco.
Hormefobia: Paura degli shock.
Hydrofobia: Paura dell’acqua o della rabbia.
Hydrophobofobia: Paura della rabbia.
Hyelofobia o Hyalofobia: Paura del vetro.
Hygrofobia: Paura dei liquidi, umidità.
Hylefobia: Paura del materialismo o la paura dell’epilessia.
Hylofobia: Paura dei boschi.
Hypengyofobia o Hypegiafobia: Paura delle responsabilità.
Hypnofobia: Paura di dormire o di essere ipnotizzati.
Hypsifobia: Paura dell’altezza.
Iatrofobia: Paura di andare dal dottore o dei dottori.
Ichthyofobia: Paura del pesce.
Ideofobia: Paura delle idee.
idrofobia: paura dell’acqua
Illyngofobia: Paura delle vertigini o di sentire girare la testa guardando verso il basso.
Insectofobia: Paura degli insetti.
Iofobia: Paura del veleno.
Isolofobia: Paura della solitudine, essere soli.
Isopterofobia: Paura delle termiti, degli insetti che mangiano il legno.
Ithyphallofobia: Paura di vedere, pensare a o avere un pene in erezione.
Japanofobia: Paura dei giapponesi.
Judeofobia: Paura degli ebrei.
Kainofobia: Paura di qualsiasi cosa nuova.
Kainolofobia: Paura di novità.
Kakorrhaphiofobia: Paura di fallire o di essere sconfitti.
Katagelofobia: Paura del ridicolo.
Kathisofobia: Paura di stare seduti.
Kenofobia: Paura del vuoto e degli spazi vuoti.
Keraunofobia: Paura di tuoni e fulmini.
Kinetofobia o Kinesofobia: Paura del movimento.
Kleptofobia: Paura di rubare.
Koinonifobia: Paura delle stanze.
Kolpofobia: Paura dei genitali, particolarmente femminili.
Koniofobia: Paura della polvere (Amathofobia).
Kopofobia: Paura della fatica.
Kosmikofobia: Paura dei fenomeni cosmici.
Kymofobia: Paura delle onde.
Kynofobia: Paura della rabbia.
Kyphofobia: Paura di abbassarsi.
Lachanofobia: Paura delle verdure.
Laliofobia o Lalofobia: Paura di parlare.
Leprofobia o Leprafobia: Paura della lebbra.
Leukofobia: Paura del colore bianco.
Levofobia: Paura di cose alla sinistra del corpo.
Ligyrofobia: Paura di rumori forti.
Lilapsofobia: Paura di tornado e uragani.
Limnofobia: Paura dei laghi.
Linonofobia: Paura degli spaghi.
Liticafobia: Paura dei processi.
Lockiofobia: Paura del parto.
Logizomechanofobia: Paura dei computer.
Logofobia: Paura delle parole.
Luifobia: Paura della sifilide.
Lutrafobia: Paura delle lontre.
Lygofobia: Paura dell’oscurità.
Lyssofobia: Paura della rabbia o di arrabbiarsi.
Macrofobia: Paura di aspettare a lungo.
Mageirocofobia: Paura di cucinare.
Maieusiofobia: Paura di partorire.
Malaxofobia: Paura del gioco amoroso (Sarmassofobia).
Maniafobia: Paura della follia.
Mastigofobia: Paura della punizione.
Mechanofobia: Paura dei macchinari.
Medomalacufobia: Paura di perdere un’erezione.
Medorthofobia: Paura di un pene eretto.
Megalofobia: Paura di cose grandi.
Melanofobia: Paura del colore nero.
Melissofobia: Paura delle api.
Melofobia: Paura della musica.
Meningitofobia: Paura delle malattie al cervello.
Menofobia: Paura delle mestruazioni.
Merinthofobia: Paura di essere costretti o vincolato.
Metallofobia: Paura del metallo.
Metathesiofobia: Paura dei cambiamenti.
Meteorofobia: Paura dei meteoriti.
Methyfobia: Paura dell’alcool.
Metrofobia: Paura o odio della poesia.
Microbiofobia: Paura dei microbi (Bacillofobia).
Microfobia: Paura di cose piccole.
Misofobia: Paura di essere contaminati da germi.
Misofobia: paura dello sporco e dell’infetto con timore di essere contaminati
Mnemofobia: Paura dei ricordi.
Molysmofobia o Molysomofobia: Paura dello sporco e della contaminazione.
Monofobia: Paura della solitudine.
Monopathofobia: Paura di una determinata malattia.
Motorfobia: Paura delle automobili.
Mottefobia: Paura delle falene.
Musofobia o Murofobia: Paura dei topi.
Mycofobia: Paura o avversione ai funghi.
Mycrofobia: Paura di cose piccole.
Myctofobia: Paura dell’oscurità.
Myrmecofobia: Paura delle formiche.
Mysofobia: Paura dei germi, contaminazione o sporcizia.
Mythofobia: Paura dei miti, delle storie o dei false affermazioni.
Myxofobia: Paura del fango (Blennofobia).
Nebulafobia: Paura della nebbia (Homichlofobia).
Necrofobia: Paura della morte o di cose morte.
Necrofobia: paura per la morte in tutte le sue manifestazioni
Nelofobia: Paura del vetro.
Neofobia: Paura di quello che è nuovo.
Neopharmafobia: Paura delle nuove droghe.
Nephofobia: Paura delle nuvole.
Nictofobia: paura della notte o, in generale, del buio
Noctifobia: Paura della notte.
Nomatofobia: Paura dei nomi.
Nosocomefobia: Paura degli ospedali.
Nosofobia o Nosemafobia: Paura di ammalarsi.
Nostofobia: Paura di tornare a casa.
Novercafobia: Paura della matrigna.
Nucleomitufobia: Paura delle armi nucleari.
Nudofobia: Paura della nudità.
Numerofobia: Paura dei numeri.
Nyctofobia: Paura del buio o della notte.
Nyctohylofobia: Paura di aree del bosco scure o di boschi di notte.
Obesofobia: Paura di ingrassare (Pocrescofobia).
Ochlofobia: Paura delle folle e delle calche.
Ochofobia: Paura dei veicoli.
Odontofobia: Paura dei denti o di interventi dentistici.
Oenofobia: Paura dei vini.
Ofidiofobia: paura dei serpenti
Oikofobia: Paura dei luoghi vicino casa, di casa.
Olfactofobia: Paura degli odori.
Ombrofobia: Paura della pioggia o di esserne bagnati.
Ommetafobia o Ommatofobia: Paura degli occhi.
Omofobia: paura verso gli Omosessualità|omosessuali
Oneirofobia: Paura dei sogni.
Oneirogmofobia: Paura di sogni sul bagnato.
Onomatofobia: Paura di sentire una certa parola o un certo nome.
Ophidiofobia: Paura dei serpenti (Snakefobia).
Ophthalmofobia: Paura di essere guardati.
Opiofobia: Paura che i medici provano nel prescrivere medicinali contro il dolore ai pazienti.
Optofobia: Paura di aprire un occhio.
Ornithofobia: Paura degli uccelli.
Ornitofobia: paura degli uccelli
Orthofobia: Paura della proprietà.
Osmofobia o Osphresiofobia: Paura degli odori.
Ostraconofobia: Paura dei crostacei.
Ouranofobia: Paura del paradiso.
Panofobia o Patofobia: Paura di tutto.
Panthofobia: Paura della sofferenza e della malattia.
Papafobia: Paura del Papa.
Papyrofobia: Paura della carta.
Parafobia: Paura delle perversioni sessuali.
Paralipofobia: Paura di negare la responsabilità.
Parasitofobia: Paura dei parassiti.
Parthenofobia: Paura delle vergini o di ragazze giovani.
Parturifobia: Paura del parto.
Pathofobia: Paura della malattia.
Patofobia: Paura del ghiaccio o della brina.
Patroiofobia: Paura dell’ereditarietà.
Peccatofobia: Paura di peccare.
Pediculofobia: Paura dei pidocchi.
Pediofobia: Paura delle bambole.
Pedofobia: Paura dei bambini.
Peladofobia: Paura dei pelati.
Pellagrofobia: Paura della pellagra.
Peniafobia: Paura della povertà.
Pentherafobia: Paura della suocera (Novercafobia).
Phagofobia: Paura di deglutire, mangiare o essere mangiati.
Phalacrofobia: Paura di diventare calvi.
Phallofobia: Paura del pene, specialmente in erezione.
Pharmacofobia: Paura delle droghe.
Pharmacofobia: Paura di prendere medicinali.
Phasmofobia: Paura dei fantasmi.
Phengofobia: Paura dell’alba.
Philemafobia o Philematofobia: Paura di baciare.
Philofobia: Paura di innamorarsi o essere innamorati.
Philosofobia: Paura della filosofia.
Phobofobia: Paura delle fobie.
Phonofobia: Paura di rumori o voci o della propria voce, dei telefoni.
Photoaugliafobia: Paura delle luci accecanti.
Photofobia: Paura della luce.
Phronemofobia: Paura di pensare.
Phthiriofobia: Paura dei pidocchi (Pediculofobia).
Phthisiofobia: Paura della tubercolosi.
Placofobia: Paura delle tombe, delle lapidi.
Plutofobia: Paura della ricchezza.
Pluviofobia: Paura della pioggia o che piova addosso.
Pneumatifobia: Paura degli spiriti.
Pnigofobia o Pnigerofobia: Paura di soffocare o essere soffocato.
Pocrescofobia: Paura di ingrassare (Obesofobia).
Pogonofobia: Paura delle barbe.
Poinefobia: Paura della punizione.
Poliosofobia: Paura di contrarre la poliomelite.
Politicofobia: Paura o anormale disgusto per i politici.
Polyfobia: Paura di molte cose.
Ponofobia: Paura di lavorare troppo o del dolore.
Potamofobia: Paura dei fiumi o dell’acqua corrente.
Potofobia: Paura dell’alcool.
Proctofobia: Paura dell’intestino retto.
Prosofobia: Paura del progresso.
Psellismofobia: Paura di balbettare.
Psychofobia: Paura di darsi pensiero.
Psychrofobia: Paura del freddo.
Pteromerhanofobia: Paura di volare.
Pteronofobia: Paura di essere solleticati da una piuma.
Pupafobia: Paura dei burattini o paura della febbre (Pyrexiofobia).
Pyrofobia: Paura del fuoco.
Radiofonia: Paura delle radiazioni, dei raggi X.
Ranidafobia: Paura delle rane.
Rectofobia: Paura dell’intestino retto o di una sua malattia.
Rhabdofobia: Paura di essere severamente puniti o presi a bacchettate o di essere severamente criticati. Anche paura della magia (bacchetta magica).
Rhypofobia: Paura di defecare.
Rhytifobia: Paura di avere le rughe.
Rupofobia: Paura dello sporco.
Rupofobia: paura per lo sporco dalla quale spesso deriva l’ossessione a pulire
Russofobia: Paura dei russi.
Samhainofobia: Paura di Halloween.
Sarmassofobia: Paura del gioco amoroso (Malaxofobia).
Satanofobia: Paura di Satana.
Scabiofobia: Paura della scabbia.
Scatofobia: Paura di cose che hanno a che fare con le feci.
Scelerophibia: Paura di uomini cattivi, scassinatori.
Sciofobia o Sciafobia: Paura delle ombre.
Scolecifobia: Paura dei vermi.
Scolionofobia: Paura della scuola.
Scopofobia o Scoptofobia: Paura di essere visto o guardato.
Scopofobia: paura di essere guardati e osservati
Scotofobia: Paura dell’oscurità (Achluofobia).
Scotomafobia: Paura della cecità.
Scriptofobia: Paura di scrivere in pubblico.
Selafobia: Paura dei lampi di luce.
Selenofobia: Paura della luna.
Seplofobia: Paura di che ha a che fare con la decomposizione.
Sesquipedalofobia: Paura delle parole lunghe.
Sessuofobia: paura del sesso e della sessualità
Sexofobia: Paura del sesso opposto (Heterofobia).
Sfecsofobia: paura delle vespe e delle loro punture
Siderodromofobia: Paura dei treni, binari, viaggi in treno.
Siderofobia: Paura delle stelle.
Sinistrofobia: Paura delle cose a sinistra, dei mancini.
Sinofobia: Paura dei cinesi, della cultura cinese.
Sitofobia o Sitofobia: Paura del cibo o di mangiare (Cibofobia).
Snakefobia: Paura dei serpenti (Ophidiofobia).
Socerafobia: Paura dei suoceri.
Socialfobia: Paura di essere valutati negativamente in situazioni sociali.
Sociofobia: Paura della società o della gente in generale.
Somnifobia: Paura di dormire.
Sophofobia: Paura di imparare.
Soteriofobia: Paura di dipendere da altri.
Spacefobia: Paura dello spazio.
Spectrofobia: Paura di spettri o fantasmi.
Spermatofobia o Spermofobia: Paura dei germi.
Spettrofobia: paura degli specchi e di vedersi allo specchio
Spheksofobia: Paura delle vespe.
Stasibasifobia o Stasifobia: Paura di stare in piedi o camminare (Ambulofobia).
Staurofobia: Paura delle croci o dei crocefissi.
Stenofobia: Paura di cose o posti stretti.
Stygiofobia o Stigiofobia: Paura dell’inferno.
Surifobia: Paura dei topi.
Symbolofobia: Paura del simbolismo.
Symmetrofobia: Paura della simmetria.
Syngenesofobia: Paura dei parenti.
Syphilofobia: Paura della sifilide.
Tachofobia: Paura della velocità.
Taeniofobia o Teniofobia: Paura del verme solitario.
Tafofobia: paura di essere sepolti vivi
Talassofobia: paura del mare o dell’annegamento in mare
Taphefobia o Taphofobia: Paura di essere sotterrato vivo o paura dei cimiteri.
Tapinofobia: Paura di essere contagiato.
Taurofobia: Paura dei tori.
Technofobia: Paura della tecnologia.
Teleofobia: 1) Paura di certe piante. 2) Delle cerimonie religiose.
Telephonofobia: Paura dei telefoni.
Teratofobia: Paura di dare alla luce un bimbo deforme o paura dei mostri e delle persone deformi.
Testofobia: Paura di fare i test.
Tetanofobia: Paura del tetano.
Teutofobia: Paura dei germanici o delle cose dalla Germania.
Textofobia: Paura di certe stoffe.
Thaasofobia: Paura di sedere.
Thalassofobia: Paura del mare.
Thanatofobia o Thantofobia: Paura della morte o di morire.
Theatrofobia: Paura dei teatri.
Theofobia: Paura degli dei o delle religioni.
Theologicofobia: Paura della teologia.
Thermofobia: Paura del calore.
Tocofobia: Paura della gravidanza o del parto.
Tomofobia: Paura di operazioni chirurgiche.
Tonitrofobia: Paura dei tuoni.
Topofobia: Paura di certi posti o situazioni, come la paura di presentare un lavoro.
Toxifobia o Toxofobia o Toxicofobia: Paura del veleno o di essere accidentalmente avvelenati.
Traumatofobia: Paura di ferirsi.
Tremofobia: Paura di tremare.
Trichinofobia: Paura di trichinosis (Chaetofobia).
Trichopathofobia o Trichofobia o Hypertrichofobia: Paura dei capelli.
Tropofobia: Paura di muoversi o fare cambiamenti.
Trypanofobia: Paura delle iniezioni.
Tuberculofobia: Paura della tubercolosi.
Tyrannofobia: Paura dei tiranni.
Uranofobia: Paura del paradiso.
Urofobia: Paura dell’urina o di urinare.
Vaccinofobia: Paura delle vaccinazioni.
Venustrafobia: Paura delle belle donne.
Verbofobia: Paura delle parole.
Verminofobia: Paura dei germi.
Vestifobia: Paura dei vestiti.
Virginitifobia: Paura dello stupro.
Vitricofobia: Paura del patrigno.
Wiccafobia: Paura delle streghe e delle stregonerie.
Xenofobia: Paura di sconosciuti o stranieri.
Xenofobia: paura verso gli stranieri o verso cose di altre nazioni (sin. senofobia)
Xerofobia: Paura della siccità.
Xylofobia: 1) Paura degli oggetti di legno. 2) Boschi.
Zelofobia: Paura della gelosia.
Zeusofobia: Paura di Dio o degli dei.
Zoofobia: Paura degli animali.

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it