LA TERAPIA DELLA MEDITAZIONE IN CAMMINO

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“La meditazione camminata può essere molto piacevole. Camminiamo lentamente, da soli o in compagnia, possibilmente in un bel posto.
Meditazione camminata significa gustare la camminata, camminare non per arrivare, ma semplicemente per camminare. Lo scopo è radicarsi nel presente e, consapevoli di respirare e di camminare, gustare ogni passo.
Perciò dobbiamo scrollarci di dosso ansie e preoccupazioni, non pensare al futuro, non pensare al passato, ma solo gustare l’attimo presente.
Possiamo farlo tenendo per mano un bambino.
Camminiamo un passo dopo l’altro, come se fossimo le persone più felici del mondo.
Noi camminiamo continuamente, ma di solito lo facciamo correndo, e in questo modo lasciamo sulla Terra impronte di ansie e di dolore.
Quando camminiamo, dovremmo farlo in modo da lasciare solo impronte di pace e di serenità. Tutti possiamo farlo, a patto di volerlo davvero.
Ogni bambino può farlo. Se ci è possibile fare un passo così, potremo farne due, e poi tre, quattro, cinque.
Con un solo passo di pace e di felicità contribuiamo alla pace e alla felicità di tutto il genere umano. La meditazione camminata è una pratica meravigliosa.
Quando pratichiamo all’aperto, camminiamo un po’ più lentamente del solito e coordiniamo la respirazione con i passi.
Per esempio, facciamo tre passi inspirando e tre passi espirando.
Possiamo aggiungere le parole: “In, in, in. Out, out, out”.
“In” ci aiuta a identificare l’inspirazione. Chiamare una cosa con il suo nome la rende più vera, è come dire il nome di un amico.
Se i vostri polmoni richiedono quattro passi invece di tre, dategliene pure quattro. Se ne bastano due, dategliene due.
La durata dell’inspirazione non deve necessariamente essere identica a quella dell’espirazione.
Per esempio, potete fare tre passi a ogni inspirazione e quattro a ogni espirazione.
Se camminando vi sentite felici, tranquilli e gioiosi la vostra pratica è corretta.
Siate consapevoli del contatto fra i vostri piedi e la Terra.
Camminate come se baciaste la Terra con i piedi. Le abbiamo fatto tanto male. E’ venuto il momento di prendercene cura.
Portiamo la nostra pace e la nostra calma sulla superficie della Terra, e impariamo ad amare con lei. Camminiamo con questo spirito.
Di tanto in tanto, quando vediamo una cosa bella, possiamo fermarci a guardarla: può essere un albero, un fiore, bambini che giocano.
Mentre guardiamo continuiamo a seguire il respiro, per non perdere il bel fiore e non farci risucchiare dai nostri pensieri.
Quando vogliamo riprendere a camminare, ricominciamo da capo. Ogni passo farà nascere una brezza, che ci ristora nel corpo e nella mente.
Ogni passo fa sbocciare un fiore sotto i nostri piedi.
Possiamo farlo solo se non pensiamo al futuro o al passato, se sappiamo che la vita va cercata solo nell’attimo presente.
É una pratica che dà gioia e pace e fa riscoprire il piacere di camminare. Faccio passi brevi, procedo lentamente, in totale rilassamento, con il cuore aperto all’esperienza della pace.
Non devo sbrigarmi, perché non sto andando da nessuna parte. La meta è ogni passo.
Cammino in modo tale da lasciare sulla terra orme di pace e di libertà.
Con ogni passo genero l’energia della calma e della presenza mentale, e questa energia risana e trasforma il mio essere. E tutto intorno a me.
Per camminare così devo imparare a lasciar andare, a deporre le ansie, le preoccupazioni.
É possibile. Tutti siamo in grado di farlo. Basta un po’ di consapevolezza e il sincero proposito di essere in pace. Se sapete fare un passo in completa pace, saprete farne due.
Potete fare cento, mille passi in completa pace. E il mondo avrà pace “

Il miracolo della presenza mentale, Thich Nat Hanh, Ubaldini Editore

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private in studio, telefoniche e/o via Skype:

tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

LA SINDROME DI ARISTOTELE : IL VOLER AVERE SEMPRE RAGIONE

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Con il termine Sindrome di Aristotele si designano  quelle persone che pretendono sempre di avere ragione.

Tirare in ballo Aristotele è arbitrario perchè fa riferimento solo ad un aspetto della vita di quest’ultimo. Aristotele fu allievo di Platone, ma ad un certo punto incomincio a sviluppare una sua teoria filosofica e metafisica in opposizione con quella del maestro. Egli arrivo ad affermare che i discorsi del suo maestro non avevano fondamento e fu criticato da molti per queste sue considerazioni e tacciato di slealtà e superbia.

S’incomincio ad usare il termine di Sindrome di Aristotele per definire quelle persone che oltre a volere sempre avere ragione si sentono anche superiori, affetti narcisisticamente da una sindrome di superiorità.

A differenza del complesso di superiorità che può riguardare tutti gli aspetti della persona che ne è affetta, nella sindrome di Aristotele la superiorità riguarda, principalmente, solo l’aspetto intellettuale e della conoscenza.

Chi è affetto da Sindrome di Aristotele presenta i seguenti “sintomi”:

  • Ossessione di saper tutto;
  • Ossessione di dover primeggiare in qualsiasi discussione ;
  • Mancanza di ascolto attento ed attivo nei confronti del suo interlocutore;
  • Comunicazione e confronto con modalità aggressive ;
  • Discussione ad oltranza finchè non gli viene riconosciuta la sua ragione e quindi affermata la sua superiorità;
  • In caso di mancato riconoscimento delle sue ragioni tendenza ad innestare la polemica ed il litigio.

Come afferma il proverbio: “Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”. Quindi impelegarsi in un’interminabile discussione con chi vuole avere sempre ragione e sentirsi superiore è inutile oltre ad essere estenuante.

L’unica strategia efficace in questi casi è interrompere la discussione, adducendo più o meno un pretesto se si vuole essere diplomatici, e mettere in atto una “ritirata strategica” che lascia l’interlocutore spiazzato.

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

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IMPARARE A DIRE “NO” PER IMPARARE A DIRE “SI”

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NO é NO
e c’ é solo un modo di dirlo.
No.
Senza stupori, ne indugi,ne punti sospensivi.
No, si dice solo in un modo.
È corto, veloce, monocorde,sobrio, conciso,
No.
Si dice una sola volta No.
Con la medesima intonazione, No.
Il No che ha bisogno di una lunga camminata
o di una riflessione nel giardino, non è un No.
No, ha la brevitá di un secondo.
È un no per l’ altro, perchè lo è giá stato per noi stessi.
No è No, qui, e molto lontano da qui.
Il No é la fine di un libro, senza più capitoli nè secondi parti.
Il No non si dice via lettera
non si dice con i silenzi,
a bassa voce
o urlando o con la testa china o guardando da un ‘ altra parte, o con dei simboli ribaltati,
nemmeno con pena, e men che meno con soddisfazione.
No é No perché é No.
Quando il No é No si stacca naturalmente dalle labbra.
La voce del No non è tremula,
ne vacillante, ne aggressiva,
non si lascia dietro dei dubbi.
Quel No è una negazione del passato,
é una correzione del futuro.
È solo chi sa dire No un giorno imparerá a dire Sì.
Hugo Finkelstein

Tutti possiamo avere difficoltà a dire NO quando vorremmo dirlo e conseguentemente si trasforma in un SI forzato o quanto meno in un NI. Ma se questa difficoltà diviene sempre più presente e/o lo è sempre stata forse è arrivato il momento di “Imparare a dire NO per imparare a dire SI”

Per poter “imparare” è necessario capire innanzitutto le possibili cause che si nascondono dietro questa difficoltà quali:

  • Timidezza,
  • Desiderio di compiacere a tutti i costi,
  • Passività,
  • Modello educativo
  • Timore della reazione dell’altro,
  • Desiderio di essere accettato
  • Modello comunicativo e relazionale di tipo passivo

e tanti altri ancora.

Anche l’estremo opposto di dire spesso e/o sempre NO rivela difficoltà individuali, nella comunicazione e nella relazione rivelando, frequentemente, uno stile aggressivo, egoista, e/o poco empatico. Paradossalmente anche in questo caso diventa necessario “Imparare a dire NO per imparare a dire SI” al fine di migliorare comunicazione e relazione coll’altro.

Utile diventa quindi effettuare un TRAINING INDIVIDUALE SUL “IMPARARE A DIRE NO PER IMPARARE A DIRE SI” (vedi il seguente link) per individuare prima le CAUSE individuali, poi delineare le INDICAZIONI TERAPEUTICHE individuali per il loro superamento ed infine METTERLE IN ATTO individualmente attraverso un costante ALLENAMENTO.

PER INFO E CONTATTI : tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

Dott. Roberto Cavaliere (clicca sul nome per curriculum professionale) 

 Psicologo, Psicoterapeuta  Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

 

PSICOTERAPIA IN COSTIERA AMALFITANA

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LA COSTIERA ALMAFITANA E’ UNA TERRAZZA SULL’INFINITO

Quale miglior location per una psicoterapia  se non la Costiera Amalfitana ? Potrebbe essere un setting terapeutico addizionale che potrebbe favorire la risoluzione delle proprie problematiche e/o dei propri disagi, oltre all’indispensabile terapia.

Nel Centro-Studio del Dottor Roberto Cavaliere, sito a Vietri sul Mare, è possibile effettuare un breve percorso mirato di  psicoterapia individuale. Vietri sul Mare è il primo comune della Costiera Amalfitana, a soli 3 km da Salerno (dove arriva anche l’alta velocità) ed a 50 km dall’aeroporto di Napoli, oltre ad avere un casello autostradale. Quindi facilmente raggiungibile in tutti i modi.

Il percorso individuale può essere anche effettuato per migliorare il proprio benessere psicologico individuale e non solo per problematiche e disagi.

Si può scegliere tra due moduli di psicoterapia individuale.

MODULO TERAPEUTICO DI 3 GIORNI (8 sessioni individuali da 45 minuti ognuna)

1° GIORNO :

  • Una Sessione iniziale dove si esporrà la problematica.
  • Una  Sessione incentrata sulla storia familiare.
  • Una Sessione incentrata sulle problematiche e/o disagi passati.

Al termine della sessione del primo giorno verrà proposta una passeggiata da effettuare individualmente in un bellissino scenario paesaggisitico, utile a stemperare tensioni interne.

2° GIORNO

  • Una sessione sulla somministrazione e discussione di un test psicologico scelto dal terapeuta sulla base di quanto emerso nelle sessioni del primo giorno.
  • Una sessione sulla somministrazione e discussione di un test sull’individuazione delle dinamiche psicologiche individuali.

Al termine della sessione del secondo giorno verrà proposta un’altra passeggiata da effettuare individualmente in un bellissino scenario paesaggisitico, utile sempre a stemperare tensioni interne.

3° GIORNO

  • Una sessione sulle criticità psicologiche individuali emerse dalla storia personale e familiare, oltre che dai test.
  • Una sessione sulle possibili strategie da mettere in atto per il superamento delle criticità psicologiche individuali emerse nelle sessioni precedenti
  • Una Sessione finale  che riassumerà il lavoro terapeutico effettuato con indicazioni sul come proseguire in futuro e nella quotidianeità

Costo totale euro 400

Ci sarà sempre la possibilità, li dove richiesto, di un successivo follow-up o di ulteriori sedute  da effettuare o sempre a Vietri sul Mare o negli Studi di Milano, Roma e Napoli o tramite Skype o videochiamate

MODULO TERAPEUTICO DI UN SOLO GIORNO/MAX DUE (4 sessioni  di 45 minuti ognuna)

  • Una Sessione iniziale dove si esporrà la problematica.
  • Una  Sessione incentrata sulla storia familiare  e sulla storia psicologica individuale.
  • Una sessione sulle criticità e problematiche individuali emerse dalla storia familiare e personale.
  • Una sessione sulle possibili strategie da mettere in atto per il superamento delle criticità e problematiche individuali  emerse nelle sessioni precedenti

Al termine delle 4 sessioni  verrà proposta una passeggiata da effettuare individualmente in un bellissino scenario paesaggisitico, utile a stemperare tensioni interne.

In questo secondo modulo le sessioni totali sono 4 per un costo totale di 240 euro

Anche in questo caso ci sarà sempre la possibilità, li dove richiesto e/o necessario, di un successivo follow-up o di ulteriori sedute  da effettuare o sempre a Vietri sul Mare o negli Studi di Milano, Roma e Napoli o tramite Skype o videochiamate

In entrambi i moduli, si verrà omaggiati di un oggetto in pregevole ceramica vietrese.

E’ sempre possibile concordare modalità diverse come tempi e sedute della propria terapia. Si può effettuare la terapia anche durante la settimana e le festività,  previo accordo.

Possibilià di alloggiare in casa-vacanze (bilocale) convenzionata a 150 euro per due notti e tre giorni o in altre strutture a proprio piacimento.

Possibilità di effettuare anche TERAPIA INDIVIDUALE SUL MALdAMORE IN COSTIERA AMALFITANA(clicca qui)

Possibilità di TERAPIA DI COPPIA IN COSTIERA AMALFITANA (clicca qui)

PER INFO E CONTATTI : tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

Dott. Roberto Cavaliere (clicca sul nome per curriculum professionale) 

 Psicologo, Psicoterapeuta  Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

Centro-Studio a Vietri sul Mare

 

PANORAMICA DI VIETRI SUL MARE

LA SINDROME DI TIRESIA: L’ORACOLO INTERIORE

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Tiresia è una figura della mitologia greca, celebre indovino, ed i miti su di lui sono molti.

Uno dei più diffusi racconta che, passeggiando sul monte Cillene, vide due serpenti che copulavano, ne uccise la femmina perché quella scena lo infastidì. Nello stesso momento Tiresia fu tramutato da uomo a donna. Visse in questa condizione per sette anni provando tutti i piaceri che una donna potesse provare. Passato questo periodo venne a trovarsi di fronte alla stessa scena dei serpenti. Questa volta uccise il serpente maschio e nello stesso istante ritornò uomo.
Un giorno Zeus ed Era si trovarono divisi da una controversia: chi potesse provare in amore più piacere: l’uomo o la donna. Non riuscendo a giungere a una conclusione, poiché Zeus sosteneva che fosse la donna mentre Era sosteneva che fosse l’uomo, decisero di chiamare in causa Tiresia, considerato l’unico che avrebbe potuto risolvere la disputa essendo stato sia uomo sia donna. Interpellato dagli dei, rispose che il piacere sessuale si compone di dieci parti: l’uomo ne prova solo una e la donna nove, quindi una donna prova un piacere nove volte più grande di quello di un uomo. La dea Era, infuriata perché l’indovino aveva svelato un tale segreto, lo fece diventare cieco, ma Zeus, per ricompensarlo del danno subito, gli diede la facoltà di prevedere il futuro.

Chi è affetto da Sindrome di Tiresia, come il celebre indovino, “vede” ciò che accadrà nel futuro , ma è “cieco” a ciò che accade nel presente. E’ come se avesse un “oracolo interiore” a cui presta ascolto.

Questo oracolo interiore diventa una sorte di “profezia che si autoavvera” dove la persona si autoconvince di un esito futuro della sua vita e tenderà ad interpretare ed a muoversi, più o meno inconsapevolmente, in tal senso. In questo modo sarà “cieco” a tutto quello che nel presente non va in direzione della previsione futura.

Solitamente le profezie future, che le persone effettuano, sono negative e pessimistiche (come quelle di Tiresia) e diventano quindi limitanti per esiti positivi.

Ad esempio una persona che è convinta che lo attende, in futuro, un tracollo economico o professionale, non vedrà i segnali presenti che sconfermano tale visione, ma avrà un’attenzione selettiva solo a ciò che gli conferma la sua previsione e potrà anche arrivare, inconsapevolmente, a mettere in atto condotte che lo faranno fallire economicamente o professionalmente.

Un altro esempio è in campo scolastico, attraverso l’effetto Pigmalione, noto anche come effetto Rosenthal, il cui assunto di base è il seguente: se gli insegnati credono che un alunno sia meno dotato lo tratteranno, anche inconsapevolmente, in modo diverso dagli altri; l’alunno interiorizzerà il giudizio e si comporterà di conseguenza; si instaura così un circolo vizioso per cui l’alunno tenderà a divenire nel tempo proprio come l’insegnante lo aveva immaginato.

Attenti, quindi, ad espressione proprie ed altrui quali: “So già come andra finire” , “L’unico esito possibile è questo” ed altre ancora.

Non siate Tiresia di voi stessi, stando attenti ai vostri oracoli interiori e/o alle profezie che si autoavverano.

Dott. Roberto Cavaliere

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SMILING DEPRESSION : LA DEPRESSIONE SORRIDENTE

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“Depressione sorridente” è il termine usato per quella persona che vive gli aspetti depressivi internamente, mentre appare perfettamente felice o contento all’esterno. Di solito la loro vita pubblica sembrerebbe normale o perfetta .

La depressione sorridente non è riconosciuta come patologia nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5), ma verrebbe probabilmente diagnosticata come disturbo depressivo maggiore con caratteristiche atipiche

Quali sono i sintomi della depressione sorridente?

Chi vive una depressione sorridente  – dall’esterno – apparire felice o contento come gli altri. Al suo interno, tuttavia, starebbe sperimentando i sintomi angoscianti della depressione.

La depressione colpisce tutti in modo diverso e ha una varietà di sintomi, il cui principale è la profonda, prolungata tristezza. Altri sintomi classici includono:

  • cambiamenti nell’appetito, nel peso e nel sonno
  • affaticamento o letargia
  • sentimenti di disperazione, mancanza di autostima e bassa autostima
  • perdita di interesse o piacere nel fare cose che un tempo erano apprezzate

Qualcuno con una depressione sorridente può sperimentare alcuni o tutti i precedenti, ma in pubblico, questi sintomi sarebbero per lo più – se non del tutto – assenti. Per qualcuno che guarda dall’esterno, una persona con una depressione sorridente potrebbe avere il seguente aspetto:

  • un individuo attivo, ad alto funzionamento
  • qualcuno che tiene un lavoro fisso, con una famiglia sana e una vita sociale
  • una persona che sembra essere allegra, ottimista e generalmente felice

Se stai vivendo la depressione e continui a sorridere e ad indossare una facciata, potresti provare:

  • come mostrare segni di depressione sarebbe un segno di debolezza
  • come se dovessi opprimere qualcuno esprimendo i tuoi veri sentimenti
  • che non hai affatto la depressione, perché stai “bene”
  • che altri lo abbiano di peggio, quindi di cosa ti devi lamentare?
  • che il mondo sarebbe meglio senza di te

Un tipico sintomo depressivo sta avendo un’energia incredibilmente bassa e sta diventando difficile persino farlo fuori dal letto al mattino. In depressione sorridente, i livelli di energia potrebbero non essere influenzati (tranne quando una persona è sola).

Per questo motivo, il rischio di suicidio potrebbe essere più alto. Le persone con depressione maggiore a volte si sentono suicide, ma molte non hanno l’energia per agire su questi pensieri. Ma qualcuno con una depressione sorridente potrebbe avere l’energia e la motivazione per farlo.

Come con altri tipi di depressione, la depressione sorridente può essere scatenata da una situazione , come una relazione fallita o la perdita di un lavoro. Può anche essere vissuto come uno stato costante.

Culturalmente, le persone possono affrontare e sperimentare la depressione in modo diverso, compreso il sentirsi più sintomi somatici (fisici) di quelli emotivi. I ricercatori ritengono chequeste differenze possano avere a che fare con il pensiero orientato internamente o esternamente: se il tuo pensiero è orientato esternamente, potresti non concentrarti sul tuo stato emotivo interiore, ma invece potresti sperimentare più sintomi fisici.

In alcune culture o famiglie, anche i livelli più alti di stigma possono avere un impatto. Ad esempio, esprimere emozioni può essere visto come “chiedere attenzione” o come mostrare debolezza o pigrizia.

Se qualcuno ti dice di “Superarlo”o che “Non ci stai provando abbastanza” per sentirti meglio, è meno probabile che in futuro esprimerai queste emozioni.

Questo può essere particolarmente vero per gli uomini sotto esame per la loro mascolinità – che possono essere stati sottoposti a vecchi pensieri come “uomini veri” non piangono. Gli uomini sono molto meno propensi delle donne a cercare aiuto per problemi di salute mentale.

Qualcuno che pensa di essere giudicato per i loro sintomi depressivi sarebbe più propenso a indossare una facciata e tenerlo per sé.

Social media

In un’epoca in cui il 69% della popolazione statunitense utilizza i social media, possiamo essere risucchiati in una realtà alternativa in cui le vite di tutti stanno andando così bene . Ma sono davvero andando che bene?

Molte persone potrebbero non essere disposte o in grado di pubblicare le foto quando sono al loro peggio, preferendo invece condividere solo i loro bei momenti con il mondo. Questo può creare un vuoto di realtà che dà alla depressione sorridente più spazio per crescere.

A volte tutti abbiamo aspettative non realistiche su noi stessi di essere migliori o più forti . Siamo anche influenzati da aspettative esterne – da colleghi, genitori, fratelli, bambini o amici.

Se hai aspettative irrealistiche per te stesso o le aspettative degli altri, potresti essere più propensi a voler nascondere i tuoi sentimenti se non sembrano servire quelle aspettative. Qualcuno con perfezionismo potrebbe essere ancora più a rischio, a causa degli standard impossibilmente elevati a cui si reggono.

Secondo un documento dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) , la depressione sorridente presenta sintomi antitetici (in conflitto) con quelli della depressione classica. Questo può complicare il processo di diagnosi.

Altre difficoltà con la diagnosi di depressione sorridente è che molte persone potrebbero non sapere nemmeno di essere depresse o che non cercano aiuto.

Se pensi di avere la depressione, è importante cercare il trattamento il più presto possibile.

Per essere diagnosticato, dovrai visitare un medico. Il medico le porrà alcune domande sui suoi sintomi e su eventuali grandi cambiamenti della vita che si sono verificati.

Possono anche indirizzarti a un professionista della salute mentale, come uno psichiatra, se trarrai beneficio da farmaci o uno psicologo o un psicoterapeuta.

Per essere diagnosticato come disturbo depressivo maggiore, è necessario aver vissuto un episodio depressivo della durata di più di due settimane, quasi tutto il giorno, quasi ogni giorno. Questi sintomi influenzano il modo in cui senti, pensi e gestisci le attività quotidiane, come dormire, mangiare e lavorare. Ecco cos’altro comporta la diagnosi.

FONTE: https://www.healthline.com/health/smiling-depression#diagnosis

Dott. Roberto Cavaliere

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L’ELEFANTE NELLA STANZA: QUANDO SI VEDE E NON SI PARLA

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L’Elefante nella stanza  è un’affermazione dei paesi anglosassoni (Elephant in the room) per indicare una verità e/o un problema che, per quanto palesi ed appariscenti per tutti, vengono ignorati o non presi nella giusta considerazione.

Si fa riferimento ad un elefante dentro una stanza che sarebbe impossibile da non vedere; quindi, se le persone all’interno della stanza fanno finta che questo non sia presente, la ragione è che così facendo sperano di evitare di affrontare un problema più che palese. Questo atteggiamento è tipicamente adottato in presenza di vari tipi di problematiche più o meno gravi.

L’Elefante nella stanza può essere a livello individuale, di coppia, familiare e sociale.

A livello individuale quando si è  consapevoli di una problematica personale, ma non palese agli altri e  si continua a non volerne prendere pienamente consapevolezza e/o a non volerle parlare e/o affrontare in nessun modo.

A livello di coppia si verifica allorquando la coppia ha un profondo disagio e/o un’accentuata distanza intepersonale e nessuno dei componenti, pur essendo consapevoli, fa niente per discuterne. Classico esempio è la presenza di un terzo nella coppia (amante) di cui si fa finta di ignorarne la presenza da parte di entrambi. Si ha anche nelle relazioni di coppia allargate come nell’amicizia.

A livello familiare quando è presente una problematica quale: la violenza di vario genere in famiglia, la presenza di una grave malattia fisica e tutti tendono a minimizzare, un segreto familiare che rimane latente e via dicendo. In questi casi nessuno dei componenti ne parla e ne discute: una sorta di omertà familiare.

A livello sociale si verifica sopratutto nelle organizzazioni o nei gruppi, allorquando tutti sanno che qualcosa non và ma nessuno osa affrontare la problematica.

Le ragioni che spingono a non voler vedere l’Elefante nella stanza possono essere diverse: timore di rompere degli equilibri, paura di perdere la relazione coll’altro, incapacità di comunicare i propri pensieri e le proprie emozioni e tant’altro ancora.

Come uscirne ?

  • Affermare tutti insieme ed a voce alta che l’Elefante c’è e bisogna parlarne.
  • Accettare, momentaneamente, la presenza dell’Elefante e non tentare di cacciarlo subito via
  • Accoglierlo con dolcezza come si farebbe con un vero Elefante.
  • Pian piano, riportarlo nel suo habitat naturale, vale a dire trovare la via d’uscita dalla problematica

Dott. Roberto Cavaliere

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L’INEMURI PSICOLOGICO (IL RIPOSINO MENTALE)

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Inemuri è l’arte giapponese per riposarsi in pubblico, per un breve e semplice riposino.
I giapponesi riescono a riposarsi in pubblico facendo un breve pisolino senza mai estraniarsi del tutto da ciò che li circonda.
In Giappone non c’è nulla di male nell’addormentarsi in pubblico, anzi, imparare l’arte del riposino in stile giapponese pare sia molto utile per recuperare le energie perse sopratutto a causa dei ritmi lavorativi molto intensi.
L’Inemuri è una sorta di riposino vigile: si chiudono gli occhi per riprendersi dalla stanchezza ma nello stesso tempo si mantiene una parte della mente sveglia e presente nel luogo in cui ci si trova.
In campo psicologico potrebbe essere utile a recuperare energie psichiche se si riescono ad effettuare “pisolini mentali” in cui si prova a staccarsi per qualche minuto da tutti i pensieri che affollano la mente, anche se ci si trova in al centro di situazioni e persone, una “sorta di “assenza momantanea e consapevole”..
Aiuterebbe a prendere il giusto distacco da ciò che fagocita o fa stare male o a disagio.
Bisognerebbe allenarsi ad un “INEMURI PSICOLOGICO”

Dott. Roberto Cavaliere

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LA SINDROME DI PROCUSTE: CHI DENIGRA I SUCCESSI ALTRUI

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Il mito greco di Procuste narra che questo personaggio era un locandiere che gestiva una taverna fra le colline di Attica. Lì, offriva alloggio ai viandanti, nascondendo la sua vera natura, tutt’altro che amichevole.

Procuste possedeva un letto dove invitava tutti i viaggiatori a coricarsi. Durante la notte, quando i malcapitati dormivano, ne approfittava per imbavagliarli e legarli. Se la vittima era più alta e piedi, mani e testa le sporgevano dal letto, procedeva a tagliarli. Se la persona era più bassa, la stirava, rompendole le ossa per far quadrare le misure.

Questo personaggio oscuro perpetrò le sue azioni macabre per anni, finché non giunse un uomo molto speciale: Teseo. Come sappiamo già, questo eroe aveva acquisito fama per aver affrontato il Minotauro dell’isola di Creta e per esser diventato in seguito il re di Atene. Si narra che, quando Teseo scoprì ciò che quel sadico faceva di notte, decise di sottoporre Procuste allo stesso supplizio che imponeva a tutte le sue vittime.

Da allora, si è diffuso un avvertimento a titolo di proverbio che recita quanto segue:
“Fa’ attenzione, ci sono persone che, quando vedono che hai idee diverse o che sei più brillante di loro, non ci pensano due volte a metterti sul letto di Procuste”

Chi è affetto da sindrome di Procuste ha un’invidia aggressiva celata nei confronti degli altri in ambito affettivo, sportivo, politico o lavorativo.

Quando si trovano di fronte ad una persona brillante, intraprendente, creativa e in grado di superarli in più di un aspetto, non esitano a escogitare mille stratagemmi e vili sotterfugi per annullarla, umiliarla e relegarla in un angolo dove smetta di essere “un rischio” e/o dove non può intaccare il loro sentirsi inferiori.
Finchè, come nel mito, non arriva il Teseo che punisce il Procuste della situazione, Teseo può essere la persona stessa che è vittima e ribalta il suo ruolo.

Dott. Roberto Cavaliere

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COME TERAPIA “DOSI DI NATURA” AL POSTO DEI FARMACI

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Il sistema sanitario scozzese ha creato, recentemente, il programma “Nature Prescription” i cui medici che vi aderiranno, raccomanderanno ad alcuni loro pazienti (principalmente quelli affetti da malattie croniche come ansia, depressione, diabete e ipertensione) delle “dosi” di natura, che saranno parte integrante della terapia “tradizionale”. Il programma è gestito dal National Health Service del Regno Unito e dalla Royal Society of the Protection of Birds (Rspb), un ente per la conservazione della natura, e la sua sperimentazione è iniziata in 10 cliniche pubbliche dell’arcipelago scozzese delle isole Shetland.

Il programma, considerato il primo del suo genere nel Regno Unito, consiste in un approccio non farmacologico, ossia nella prescrizione di diverse attività da svolgere all’aria aperta, partendo proprio dal presupposto che la natura possa effettivamente offrire alle persone benefici per la salute, e aiutare a trattare una serie di problemi quali ansia, depressione, diabete, ipertensione, oltre a migliorare il benessere personale. “Esiste una prova schiacciante che la natura abbia benefici per la salute del corpo e della mente”, afferma Karen MacKelvie, responsabile della comunità Rspb. Infatti, commenta Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale e delle cure primarie (Simg) l’idea non è affatto nuova.

“Tutti i medici sanno che praticare in maniera sistematica alcune buone abitudini, come svolgere regolarmente l’attività fisica, migliora il benessere e la salute delle persone”, spiega l’esperto. “Il concetto di vivere la natura, inoltre, va al di là del puro esercizio fisico. La componente naturalistica, infatti, è una parte fondamentale della terapia, perché aggiungendo rilassamento e distensione apporta un miglioramento conclamato delle condizioni psichiche dei pazienti”. Come precisa l’esperto, ormai da anni i medici dispensano consigli e indicazioni non solo a pazienti affetti da patologie croniche come l’obesità, malattie metaboliche, respiratorie e cardiache, ma anche a persone che sono in buona salute. “L’adozione di uno stile di vita attivo dovrebbe essere una norma assoluta per tutti”, spiega Cricelli. “Tra le tante indicazioni, per esempio, c’è quello di ridurre al minimo l’uso della macchina, fare tra i 5 e i 10mila passi al giorno, evitare le zone affollate e ricche di inquinanti”.

A seconda delle stagioni dell’anno, i medici avranno a disposizione un opuscolo e calendario, grazie ai quali potranno dare consigli e suggerimenti ai loro pazienti su quali attività all’aria aperta potrebbero svolgere. Per esempio, durante l’estate i pazienti potrebbero essere incoraggiati a fare passeggiate sulla spiaggia alla ricerca di conchiglie. In primavera, invece, potrebbero esplorare nuovi sentieri o imparare a riconoscere le piante. Nei mesi invernali, i pazienti saranno ancora invitati a uscire, anche se per periodi di tempo più brevi, magari svolgendo attività come il birdwatching o rimanere fermi per alcuni minuti ad ascoltare i rumori dell’ambiente che li circonda. “In definitiva – si legge nell’opuscolo – i pazienti sono invitati a uscire di casa in qualsiasi condizione atmosferica, sentire l’ebbrezza del vento o della pioggia sul proprio viso, per mantenere un collegamento diretto con la natura per tutto l’anno”.

Con questo programma, il National Health Service non sta suggerendo assolutamente che le “dosi” di natura possano in alcun modo sostituire le medicine convenzionali. “Non si tratta assolutamente di una sostituzione della terapia o di una cura per queste patologie croniche”, spiega Cricelli. “Queste attività sono azioni coadiuvanti ai trattamenti, ovvero devono essere intese come uno strumento di aiuto e complementare ai farmaci che, auspicabilmente, porta a migliorare la salute fisica e mentale delle persone”

fonte: https://www.repubblica.it/salute/2018/10/22/news/raccolta_funghi_passeggiate_e_giardinaggio_i_medici_ora_prescrivono_dosi_di_natura-209194658/?ref=fbpr&fbclid=IwAR350vDAso7OB5ujV3VZ-lPo7x9_yPbCOCGg5XZ5sP8Zgr9205EBZ4EU6E4

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

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