LA LOTTA PER LA FELICITA’

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Ciò che uno ha in sé stesso è l’essenziale per la felicità della sua vita. Solo perché quest’elemento di regola e tanto scarso, la maggior parte di coloro che hanno superato la lotta contro il bisogno, si sentono in fondo tanto infelici quanto quelli che vi sono ancora immersi. Il vuoto della loro interiorità, la scipitezza della loro coscienza, la povertà del loro spirito, li spingono alla società, consistente di individui simili a loro, poiché “similis simili gaudet”.

Ci si dà allora in comune alla caccia di passatempi e di divertimenti, ricercati anzitutto nei piaceri sensuali, nei godimenti di ogni genere e infine negli stravizi. […] Le feste e i divertimenti splendidi e rumorosi portano sempre in sé un vuoto, anzi una stonatura, già soltanto per il fatto che si oppongono nettamente alla sventura e alla povertà della nostra esistenza. […]

Un uomo spirituale si trattiene egregiamente, nella piu completa solitudine, con i propri pensieri e le proprie fantasie, mentre un continuo mutamento di compagnia, di spettacoli, di gite e di divertimenti non può difendere da una noia tormentosa un individuo ottuso e apatico.

 

ARTHUR SCHOPENHAUER, Parerga e paralipomena, 1851.

 

Dottor Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it

LA FINZIONE NELLA COPPIA

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L’amore vuole risparmiare all’altro, al quale si consacra, ogni senso di estraneità, conseguentemente è tutto un fingere e un assimilarsi, un continuo ingannare e recitare la commedia di un’eguaglianza che in verità non esiste. E questo avviene cosi istintivamente, che le donne innamorate negano questa finzione e questa costante dolcissima impostura e affermano temerariamente che l’amore rende eguali (cioè opera un miracolo).

Questo processo è semplice, quando uno dei due si lascia amare e non trova necessario fingere, piuttosto lo lascia fare all’altro, a colui che ama: ma quando entrambi sono completamente invaghiti l’uno dell’altro, e quindi ognuno rinuncia a se stesso e vuole farsi eguale all’altro e a lui solo, non c’è commedia più ingarbugliata e impenetrabile.

E alla fine nessuno sa più che cosa deve imitare, a che scopo deve fingere, per chi deve spacciarsi. La bella assurdità di questo spettacolo è troppo perfetta per questo mondo e troppo sottile per occhi umani.

 

FRIEDRICH NIETZSCHE, Aurora, 1881.

 

Dottor Roberto Cavaliere

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SI POSSONO PROMETTERE AZIONE, NON SENTIMENTI

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Si possono promettere azioni, ma non sentimenti, perché questi sono involontari. Chi promette a qualcuno di amarlo sempre o di odiarlo sempre o di essergli sempre fedele, promette qualcosa che non è in suo potere; invece può ben promettere quelle azioni, che sono sì, di solito, effetto dell’amore, dell’odio e della fedeltà, ma che possono anche scaturire da altri motivi: giacché a un’azione conducono più vie e motivi.

La promessa di amare sempre qualcuno significa cioè: finché ti amerò, compirò verso di te le azioni dell’amore; se non ti amerò più, continuerai a ricevere da me le stesse azioni, anche se per altri motivi, sicché nella testa del prossimo persisterà l’illusione che l’amore sia immutato e sempre il medesimo. Si promette, dunque, di continuare nell’apparenza dell’amore quando, senza accecarsi da sé, si giura a qualcuno eterno amore.

 

FRIEDRICH NIETZSCHE, Al di là del bene e del male, 1886.

 

Dottor Roberto Cavaliere

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ABITUARSI AL POCO

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Abituarsi al poco è necessario: anche chi è ricco e ha tutto si troverà in luoghi e circostanze sfavorevoli che impediranno la soddisfazione dei suoi piaceri. Nessuno può avere tutto quello che vuole, ma può non volere quello che non ha e godere delle gioie che gli si offrono. Gran parte della libertà consiste in un ventre moderato e capace di sopportare gli stenti. Non si può immaginare quanto piacere mi dia il sentire che la stanchezza se ne va da sé; non cerco né massaggiatori, né bagni, unico rimedio è il tempo: il riposo elimina le conseguenze della fatica.

Una cena qualunque sarà più piacevole di un banchetto inaugurale. Ho messo, dunque, il mio animo alla prova all’improvviso e perciò ne ho tratto un’esperienza più schietta e vera. Se l’animo si prepara e si impone di essere paziente, la sua reale fermezza non è chiara. Le prove più sicure sono quelle improvvise: se di fronte ai dispiaceri non è solo rassegnato, ma tranquillo; se non dà in escandescenze e non attacca briga; se supplisce a ciò che avrebbe dovuto ricevere non desiderandolo, e pensa che manchi qualcosa alle sue abitudini, ma non a lui stesso.

 

SENECA, Lettere a Lucilio, I secolo d.C.

 

Dottor Roberto Cavaliere

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L’AUTOREALIZZAZIONE

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Le persone che si autorealizzano distinguono molto più facilmente degli altri ciò che è genuino, concreto e particolare da ciò che è generico, astratto, rubricato. La conseguenza è che essi vivono nel mondo reale della natura più di quanto vivano nel mondo artificiale dei concetti, delle astrazioni, delle aspettative, delle credenze e degli stereotipi, che molti confondono col mondo reale. perciò essi sono molto più adatti a percepire le cose come stanno anziché i loro desideri, le loro speranze, le loro ansie, le loro teorie e le loro credenze o quelle del loro gruppo culturale.

Le persone che si autorealizzano sono in grado di accettare la loro natura umana secondo lo stile stoico, con tutti i difetti che tale natura presenta, con tutte le differenze dall’immagine ideale che potrebbero avere presente, senza preoccuparsene molto. L’affettazione, l’inganno, l’ipocrisia, la finzione, lo sforzo di impressionare nella maniera convenzionale, tutto questo è assente in tali persone o, almeno, non è presente nel grado ordinario. Poiché tali persone sono in grado di vivere a loro agio anche con i loro difetti, questi finiscono per essere percepiti, soprattutto nell’età matura, non come difetti, ma solo come caratteristiche neutre della persona.

Le persone che si autorealizzano possono essere descritte come persone relativamente spontanee per il loro comportamento ed ancora più spontanee nella vita interiore, nei pensieri, negl’impulsi, ecc. Il loro comportamento è caratterizzato dalla semplicità, dalla naturalezza e dalla mancanza di artificiosità o di sforzi di affettazione.

Le persone che si autorealizzano in genere sono interessate ai problemi che sono al di fuori di loro. Nella terminologia in uso sono “problemacentrici” e non egocentrici. In genere non si tratta di problemi che nascono in loro, essi non si preoccupano molto di se stessi; in questo differiscono dalle persone insicure, che insistono ad essere introspettive. Sono individui che in genere hanno una qualche missione nella vita, qualche compito da svolgere, qualche problema esterno a cui dedicano la maggior parte delle loro energie.

Le persone che si autorealizzano dispongono della meravigliosa capacità di apprezzare sempre di nuovo, sempre con nuova freschezza ed ingenuità, i beni fondamentali della vita, mettendo in queste valutazioni rispetto, piacere, meraviglia ed estasi, anche se per altri le stesse cose sono risultate poco interessanti.

 

ABRAHAM MASLOW, Motivazione e personalità (Roma, Armando Editore 1970).

 

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IL PIACERE DELLA LETTURA

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Senza dubbio l’amicizia, l’amicizia per gli individui, è cosa frivola, e la lettura è un’amicizia. Ma almeno è un’amicizia sincera, e il fatto che si rivolga a un morto, a un assente, le conferisce qualcosa di disinteressato, quasi di toccante. È, per giunta, un’amicizia esente da tutto ciò che fa la bruttezza delle altre. Dato che altro non siamo, noi vivi, che morti non ancora entrati in servizio, tutte quelle cortesie, quei convenevoli da anticamera che chiamiamo deferenza, gratitudine, devozione, cui per giunta mescoliamo tante menzogne, sono cose sterili e faticose.

Per giunta, fin dagli inizi di un rapporto di simpatia, di ammirazione, di riconoscenza, le prime parole che pronunciamo, le prime lettere che scriviamo tessono attorno a noi i primi fili di una tela di abitudini, di un vero e proprio modo di essere di cui non potremo più sbarazzarci nelle amicizie successive; senza contare che nel frattempo le parole eccessive che abbiamo pronunciato restano come cambiali che dovremo pagare, o che pagheremo ancora più salate durante l’intera esistenza, per il rimorso di averle lasciate andare in protesto. Nella lettura, invece, l’amicizia è a un tratto ricondotta alla purezza originaria. Con i libri, niente convenevoli.

Passiamo la serata con questi amici, perché lo desideriamo davvero.Loro, almeno, spesso li lasciamo a malincuore. E quando li abbiamo lasciati non viene nessuno di quei pensieri che guastano l’amicizia: «Che cosa avranno pensato di noi? Non avremo mancato di tatto? Saremo piaciuti?». Non ci viene neppure la paura di essere dimenticati per qualcun altro. Tutti questi tormenti dell’amicizia scompaiono alla soglia di quell’amicizia pura e tranquilla che è la lettura. E per giunta nemmeno più deferenza… Ridiamo, a quanto dice Molière, nella misura esatta in cui lo troviamo divertente; quando ci annoia, non abbiamo paura di avere l’aria annoiata, e quando ne abbiamo proprio abbastanza della sua compagnia lo rimettiamo al suo posto altrettanto bruscamente come non avesse né genio, né celebrità. L’atmosfera di questa pura amicizia è il silenzio, più puro della parola.

 

MARCEL PROUST, Sur la lecture  (in Renaissance latine del 15 Giugno 1905 e ora in Il piacere della lettura, Milano, Il Saggiatore 2002).

 

Dottor Roberto Cavaliere

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NON SIAMO PADRONI DEL DOMANI

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Come è insensato disporre della propria vita, se non siamo padroni neppure del domani! Come sono pazzi quelli che danno il via a progetti lontani nell’avvenire: comprerò, costruirò, darò denaro in prestito, ne riscuoterò, ricoprirò cariche, e alla fine passerò in ozio, stanco e soddisfatto, la vecchiaia.  Credimi: tutto è incerto, anche per gli uomini fortunati; nessuno deve ripromettersi niente per il futuro; anche quello che abbiamo fra le mani ci sfugge e il caso tronca l’ora stessa che stringiamo. Il tempo passa secondo una legge determinata, ma a noi sconosciuta: e che mi importa se per la natura è certo quello che per me è incerto?

Ci proponiamo lunghi viaggi per mare e un ritorno in patria lontano nel tempo, dopo aver vagato per lidi stranieri; imprese militari e tardive ricompense di fatiche guerresche, amministrazioni di province e avanzamenti di carriera, di carica in carica, mentre la morte ci sta accanto; e poiché non ci pensiamo mai, se non quando tocca agli altri, di tanto in tanto ci vengono messi davanti esempi della nostra mortalità, che, però, durano in noi solo quanto il nostro stupore. Ma niente è più sciocco che stupirsi che accada un giorno quanto può accadere ogni giorno.

Il termine della nostra vita sta dove l’ha fissato l’inesorabile ineluttabilità del destino; ma nessuno di noi sa quanto si trovi vicino alla fine; disponiamo, perciò la nostra anima come se fossimo arrivati al momento estremo. Non rinviamo niente; chiudiamo ogni giorno il bilancio con la vita. Il difetto maggiore dell’esistenza è di essere sempre incompiuta e che sempre se ne rimanda una parte. Chi dà ogni giorno l’ultima mano alla sua vita, non ha bisogno di tempo; da questo bisogno nascono la paura e la brama del futuro che rode l’anima.

Non c’è niente di più triste che chiedersi quale esito avranno gli eventi futuri; se uno si preoccupa di quanto gli resta da vivere o di come, è agitato da una paura inguaribile. Come sfuggire a questa inquietudine? In un solo modo: la nostra vita non deve protendersi all’avvenire, deve raccogliersi in se stessa; chi non è in grado di vivere il presente, è in balia del futuro. Ma quando ho pagato il debito che avevo con me stesso, quando ho ben chiaro in testa che non c’è differenza tra un giorno e un secolo, posso guardare con distacco il susseguirsi dei giorni e degli eventi futuri e pensare sorridendo al succedersi degli anni.

Se uno è saldo di fronte all’incerto, non può turbarlo la varietà e l’incostanza dei casi della vita. Affrettati, perciò a vivere, Lucilio mio, e i singoli giorni siano per te una vita. Chi si forma così e ogni giorno vive compiutamente la sua vita, è tranquillo: se uno vive nella speranza, si sente sfuggire anche il tempo più vicino e subentra in lui l’avidità della vita e l’infelicissima paura della morte che rende altrettanto infelice ogni cosa.

 

SENECA, Lettere a Lucilio, I secolo d.C.

 

Dottor Roberto Cavaliere

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CERCA DI CAPIRE IL NECESSARIO ED IL SUPERFLUO

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Che cosa ti consiglio allora? Niente di nuovo, non stiamo cercando rimedi per mali nuovi. Ma una cosa soprattutto ti consiglio: cerca di capire cos’è necessario e che cosa è superfluo. Il necessario ti si offrirà spontaneamente dappertutto, il superfluo dovrai cercarlo sempre con grandi sforzi. Non devi compiacerti troppo per aver disprezzato letti d’oro e suppellettili ornate di pietre preziose; che virtù c’è a disprezzare il superfluo?

Potrai avere ammirazione per te stesso solo quando disprezzerai il necessario. Non fai una gran cosa se puoi vivere senza una magnificenza regale, se non senti il bisogno di cinghiali enormi o di lingue di fenicottero e altre straordinarie trovate di un lusso che ha ormai a nausea gli animali interi e di ognuno sceglie determinate parti: avrai la mia ammirazione se disprezzerai anche il pane nero, se ti convincerai che l’erba, in caso di necessità, spunta non solo per le bestie, ma anche per l’uomo, se capirai che il nostro ventre possono saziarlo i germogli delle piante, e invece vi ammassiamo cibi pregiati come se potesse conservare quello che riceve.

Va riempito senza fare gli schizzinosi: cosa importa che alimento riceve, se va tutto perso? Ti piace vedere in tavola animali marini e terrestri: gli uni sono più graditi se arrivano freschi sulla tavola, gli altri se, nutriti a lungo e ingrassati a forza, grondano grasso e sembra quasi che scoppino; ti piace la loro squisitezza ottenuta ad arte. Ma perbacco, queste pietanze procurate con enorme fatica e preparate in tanti modi diversi, quando finiranno nello stomaco, diventeranno un unico ammasso ripugnante. Vuoi disprezzare il piacere del cibo? Guarda che fine fa.

 

SENECA, Lettere a Lucilio, I secolo d.C.

 

Dottor Roberto Cavaliere

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I BAMBINI IMPARANO CIO’ CHE VIVONO

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Se i bambini vivono con le critiche,
imparano a condannare.

Se i bambini vivono con l’ostilità,
imparano ad aggredire.

Se i bambini vivono con la paura,
imparano ad essere apprensivi.

Se i bambini vivono con la pietà,
imparano a commiserarsi.

Se i bambini vivono con il ridicolo,
imparano ad essere timidi.

Se i bambini vivono con la gelosia,
imparano a provare invidia.

Se i bambini vivono con la vergogna,
imparano a sentirsi colpevoli.

Se i bambini vivono con l’incoraggiamento,
imparano ad essere sicuri di sé.

Se i bambini vivono con la tolleranza,
imparano ad essere pazienti.

Se i bambini vivono con la lode,
imparano ad apprezzare.

Se i bambini vivono con l’accettazione,
imparano ad amare.

Se i bambini vivono con l’approvazione,
imparano a piacersi.

Se i bambini vivono con il riconoscimento,
imparano che è bene avere un obiettivo.

Se i bambini vivono con la condivisione,
imparano ad essere generosi.

Se i bambini vivono con l’onestà,
imparano ad essere sinceri.

Se i bambini vivono con la correttezza,
imparano cos’è la giustizia.

Se i bambini vivono con la gentilezza e la considerazione,
imparano il rispetto.

Se i bambini vivono con la sicurezza,
imparano ad avere fiducia in sé stessi e nel prossimo.

Se i bambini vivono con la benevolenza,
imparano che il mondo è un bel posto in cui vivere.

 

DOROTHY LAW NOLTE, I bambini imparano ciò che vivono (The Torrance Herald, 1954).

 

Dottor Roberto Cavaliere

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24 CONSIGLI SEMI-SERI SULLA VITA

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Se potessi offrirti un solo suggerimento per il futuro, sarebbe di usare la crema solare. I benefici a lungo termine della crema solare sono stati accertati dagli scienziati, mentre il resto dei miei consigli non hanno altro fondamento affidabile che la mia tortuosa esperienza. Ti darò questi consigli adesso:

1) Goditi potere e bellezza della tua gioventù. Non ci pensare! Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite. Ma credimi, tra vent’anni guarderai quelle tue vecchie foto, e in un modo che non puoi immaginare adesso. Quante possibilità avevi di fronte e che aspetto magnifico avevi! Non eri per niente grasso come ti sembrava.

2) Non preoccuparti del futuro. Oppure preoccupati, ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un’equazione algebrica. I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente. Di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.

3) Fa’ una cosa, ogni giorno che sei spaventato. Canta!

4) Non essere crudele col cuore degli altri. Non tollerare la gente che è crudele col tuo.

5) Lavati i denti.

6) Non perdere tempo con l’invidia. A volte sei in testa. A volte resti indietro. La corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso.

7) Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti. Se ci riesci veramente, dimmi come si fa.

8) Conserva tutte le vecchie lettere d’amore, butta i vecchi estratti conto.

9) Rilassati.

10) Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita. Le persone più interessanti che conosco, a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita. I quarantenni più interessanti che conosco, ancora non lo sanno.

11) Prendi molto calcio. Sii gentile con le tue ginocchia, quando saranno partite ti mancheranno.

12) Forse ti sposerai o forse no. Forse avrai figli o forse no. Forse divorzierai a quarant’anni. Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio. Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche. Le tue scelte sono scommesse. Come quelle di chiunque altro.

13) Goditi il tuo corpo. Usalo in tutti i modi che puoi. Senza paura e senza temere quel che pensa la gente. È il più grande strumento che potrai mai avere.

14) Balla! Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.

15) Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai. Non leggere le riviste di bellezza. Ti faranno solo sentire orrendo.

16) Cerca di conoscere i tuoi genitori. Non puoi sapere quando se ne andranno per sempre. Tratta bene i tuoi fratelli. Sono il migliore legame con il passato e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro.

17) Renditi conto che gli amici vanno e vengono. Ma alcuni, i più preziosi, rimarranno.

18) Datti da fare per colmare le distanze geografiche e gli stili di vita, perché più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.

19) Vivi a New York per un po’, ma lasciala prima che t’indurisca. Vivi anche in California per un po’, ma lasciala prima che ti rammollisca.

20) Accetta alcune inalienabili verità: i prezzi aumenteranno. I politici saranno donnaioli. Anche tu diventerai vecchio. E quando lo diventerai, fantasticherai che quando eri giovane, i prezzi erano ragionevoli, i politici onesti e i bambini rispettavano gli anziani.

21) Rispetta gli anziani.

22) Non aspettarti che qualcuno possa aiutarti. Forse hai un fondo fiduciario. Forse avrai una moglie ricca. Ma non si sa mai quando uno dei due potrebbe esaurirsi.

23) Non fare pasticci coi capelli, se no quando avrai quarant’anni sembreranno di un ottantacinquenne.

24) Sii cauto nell’accettare consigli, ma sii paziente con chi li dispensa. I consigli sono una forma di nostalgia. Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio, ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte e riciclarlo per più di quel che valga. Ma fidati di me sulla crema solare.

 

MARY SCHMICH, Accetta il consiglio (o Usa la crema solare, pubblicato nel Chicago Tribune, 1997).

 

Dottor Roberto Cavaliere

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